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Apriamo il quadro

Se non c'è... non si rompe!


Gli ultimi articoli di attilio

pubblicato 4 anni fa, 1.711 visualizzazioni

Praticamente ogni quadro o pulpito di automazione è dotato di dispositivi di segnalazione e comando inerenti il processo che coinvolge i macchinari e/o parti di questi. Esistono diversi standard costruttivi nonché versioni "custom", senza entrare nel merito dei sinottici che sono ancora una famiglia un po' diversa. In questa occasione parliamo delle classiche unita D. 22 mm.

Questi dispositivi sono sostanzialmente composti di tre parti fondamentali:

1. L'operatore o testata, che può essere un pulsante, un selettore a diverse posizioni, un fungo d'emergenza, una spia luminosa, etc.

2. La ghiera di blocco, che serve a fissare il dispositivo su un pannello di un quadro, su una portella o su una scatola.

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pubblicato 4 anni fa, 2.742 visualizzazioni

"Strada impervia ...se non impraticabile oltre un certo punto"''. Se volessimo porre il concetto espresso dal titolo di questo articolo sotto forma di metafora, di questo si tratterebbe. L'automazione industriale e` paragonabile ad un frullato multidisciplinare di componenti, teorie e tecniche che non coinvolgono esclusivamente la materia "elettrica" ovviamente. C' e` infatti la meccanica, soprattutto quella di precisione, la fluidodinamica, la pneumatica ed altro ancora. Esistono molti punti di approccio al tema dell'automazione industriale, in questo portale la maggior parte di questi, riguarda la progettazione e la realizzazione di sistemi di varia natura, piu` o meno complessi. [...]

pubblicato 4 anni fa, 1.256 visualizzazioni

Sul web italiano, di Hugo Stotz non si trovano molte informazioni. A qualcuno, il suo cognome ricorda sicuramente qualcosa, probabilmente per averlo visto serigrafato su ormai non piu` recentissimi interruttori magnetotermici. Di fatto questo signore e` l'inventore del magnetotermico compatto. Siamo nella Germania degi primi anni '20 e il signor Stotz fu il primo ad ideare e realizzare un dispositivo miniaturizzato che integrasse alla protezione magnetica anche quella termica. Ovviamente, i primi magnetotermici, non erano per nulla somiglianti a quelli che siamo abituati a vedere al giorno d'oggi.

Questo qui sotto e` uno dei primi MCB (Miniature Circuit Breaker) realizzato per potere essere facilmente inserito nelle basi porta fusibili dell'epoca.

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pubblicato 4 anni fa, 7.348 visualizzazioni

A distanza di qualche anno ho voluto revisionare un vecchio articolo che descriveva sinteticamente le modalità di posa delle condutture elettriche negli edifici residenziali.

Si tratta di una guida illustrata più che altro, perché come detto, le foto più significative relative a tipi di posa in contesti particolari, e quindi più interessanti, sono purtroppo andate perse (es: posa in intercapedini di sistemi di isolamento a cappotto, etc.)

Tralasciando il sistema di tubi rigidi a vista e canalizzazioni di vario tipo, poco amate dalla clientela "residenziale", mi soffermerò soprattutto sulle modalità di posa più comuni, che non sono necessariamente l'una alternativa all'altra ma che possono coesistere nella realizzazione dello scheletro di un impianto elettrico. La modalità di posa in opera dei sistemi di tubazioni di collegamento tra le varie cassette e scatole di derivazione dell'impianto, dipendono fortemente dal tipo di lavoro strutturale di cui l'unità immobiliare sarà oggetto, e sostanzialmente si dividono in tre categorie:

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pubblicato 4 anni fa, 16.246 visualizzazioni

L' idea di scrivere un articolo a riguardo, mi e` venuta oggi, leggendo questa discussione.

Quella relativa al distacco dell'interruttore del contatore di energia e` una domanda che si presenta sul forum con una certa frequenza. Possiamo dire che suddetta frequenza e` direttamente proporzionale alla sostituzione dei vecchi contatori elettromeccanici ormai dismessi, con i più recenti elettronici a display lcd.

Tralasciando di trattare il sistema di misura della potenza attiva (e di riflesso dell' energia) tra i due diversi apparecchi, il punto saliente e` dato dalla "logica" di distacco (sgancio) dell' attuatore, ovvero dell' interruttore/sezionatore.

Nei vecchi contatori elettromeccanici, la regolazione dello sganciatore era di tipo termico/amperometrico, avveniva cioè sull' immagine termica di una data corrente (effetto Joule). In soldoni, il limitatore del contatore elettromeccanico, altro non era che un interruttore magneto termico.

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pubblicato 4 anni fa, 697 visualizzazioni

E` una delle cause principali che determinano, nella peggiore delle ipotesi, il collasso dell'isolamento superficiale tra due o piu` conduttori, con le conseguenze che potete bene immaginare.

Quando si parla di isolamento strutturale, si considerano i tre aspetti fondamentali cui esso e` composto:

Isolamento solido Isolamento superficiale Isolamento in aria

Riguardo all'apetto "solido", e` evidente che l'efficienza dell'elemento e` consequenziale alla robustezza e alle caratteristiche di resistenza meccanica, nonche` al grado di invecchiamento e al deterioramento delle caratteristiche dell'elemento stesso.

L'isolamento "in aria" e` rappresentato dalla minima distanza in aria tra le parti in tensione (a diverso potenziale).

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pubblicato 4 anni fa, 418 visualizzazioni

Non ho dei ricordi precisi e non li ho nemmeno a carattere vago per dire il vero, quello che è certo è che come tutti gli anni, quello era periodo di festa e di regali. Così in quei giorni arrivò anche quello della ditta dove lavorava mio padre, forse sarebbe meglio dire che andammo insieme a ritirarlo, come usanza voleva, ma come detto... non mi ricordo.

Per farla breve, sul mio comodino, accanto alla lampada rossa, adesso trovava posto una piccola pila di libri di un certo Peter Spier. Poco meno di una decina di libri in tutto, dalla copertina rigida e con meravigliose illustrazioni all'interno.

Chi ha avuto modo di sfogliare i libri di Peter Spier, forse capirà il motivo del mio attaccamento a quei libri, che senza troppi giri di parole mi verrebbe da chiamare... capolavori!.

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pubblicato 4 anni fa, 6.373 visualizzazioni

La muffola, può essere intesa come il ripristino dell'isolamento originario di uno o più cavi collegati tra loro in determinate condizioni di posa e funzionalmente alla tensione di esercizio e di isolamento degli stessi.

La definizione, data in questo modo così generico, non dice granché. E' sufficiente però, pensare ad un qualsiasi cavo interrato, magari quello per l'illuminazione di un giardino o di un parco, per capire che lungo la tratta di alimentazione dei vari corpi illuminanti, è probabile si prospetti la necessità di eseguire diverse derivazioni come pure delle semplici giunzioni.

Di sistemi atti al ripristino dell'isolamento del cavo e delle connessioni, ne esistono molteplici, in questo articolo, mi limiterò ad illustrare come eseguire una giunzione B.T. (Bassa Tensione), con la tecnologia della resina colata bicomponente a base poliuretanica.

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pubblicato 4 anni fa, 4.744 visualizzazioni

Nella sua semplicità ed essenzialità, il finecorsa è un componente fondamentale nella stragrande maggioranza, per non dire nella totalità, dei sistemi di automazione, non solo industriale.

L'idea di dare qualche breve accenno sui finecorsa, mi è venuta leggendo questa discussione, anche se essa poi, verteva su tutt'altro argomento.

In effetti, pensandoci bene, il finecorsa è un po' come i conduttori elettrici, li trovi ovunque ci siano attività elettromeccaniche, comandi ed azioni/reazioni legate ad uno spostamento fisico. Se poi, nel grosso pentolone dei finecorsa, ci mettiamo anche i veri e propri micro-switch, il campo si allarga ancora di più. Troviamo i finecorsa, nei motori delle tapparelle (avvolgibili), nelle portiere delle automobili di una volta, servivano a dare il comando di luce abitacolo accesa/spenta a seconda dello stato aperto/chiuso della portiera, ma ci sono finecorsa anche nei paranchi elettrici, nelle porte automatiche, nell'ascensore che prendiamo quotidianamente. Se a questi, aggiungiamo anche i sensori induttivi o di altra natura, che fungono da finecorsa, la lista si allunga ancora di piu'!

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pubblicato 5 anni fa, 1.343 visualizzazioni

L'argomento nasce un po' per caso a dire il vero e purtroppo non ho molti dati alla mano per fare il punto della situazione, nè a livello nezionale nè purtroppo a livello locale.

Le norma CEI 64-15 è dedicata alla realizzazione degli impianti elettrici in presenza di vincoli legati al patrimonio culturale, negli edifici pregevoli per rilevanza storica e/o artistica. Tuttavia sembra che essa forse non basti per quel poco che ho potuto vedere in giro.

Più che stare a spiegare noiosamente quanto intendo, propongo quel qualcosa che mi ha fatto diverse volte arricciare il naso. Probabilmente spesso si è davanti a problemi economici e di bilancio, ma in questo caso si rischia di andare fuori tema. Quello che mi chiedo è, per voi tutto ciò è esteticamente accettabile? E se non lo fosse, perchè è permessa questa modalità di operare? Quanto detto fermo restando che gli impianti, prima che belli devono essere "sicuri".

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