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once upon a "tech", short stories of technology and idiots #3

The top ten hits of all time: the ranked fourth "okkio"
Dedica speciale allo caro amico Marco438.
Le nuvole corrono veloci nel cielo e il vento piega le cime degli alberi inquieti oltre il giardino.
La luce di una stella fa capolino ed è allora che so che ci sei, buonanotte amico mio.
Questo breve racconto narra di una storia realmente accaduta, luoghi, personaggi e nomi, (a volte) sono puramente inventati, ma la storia purtroppo no.

Giorno 1, Lobster Roll e Birra gelata

"Flight American Airlines AA365 destination Malpensa Italy is canceled"
"No, Il mio volo no!", richiudo il libro, mi alzo di scatto, raccolgo lo zainetto e la soda e mi avvicino ad una fila di schermi: ho il mio bel da fare per avvicinarmi, la folla di viaggiatori che circonda il totem delle informazioni è numerosa.
Cerco di farmi largo tra la folla e con angoscia attendo la schermata con il mio volo, eccolo: American Airlines flight AA365 ORD MXP: CANCELED.
L'elenco dei voli con l'etichetta rossa CANCELED aumenta a vista d'occhio, e con l'aumentare dei voli cancellati aumenta progressivamente l'agitazione dei viaggiatori che come me sono ostaggio di questa terribile tormenta di neve.
Il non aver ricevuto alcuna indicazione in merito al Gate di un volo intercontinentale non è stato di buon auspicio, ora dovrò capire come fare per recuperare i bagagli e dovrò ahimé cercarmi un albergo per la notte nella speranza che domattina il tempo sia più clemente.

Il nastro trasportatore sta vomitando bagagli di ogni colore e dimensione, la folla di persone aumenta a vista d’occhio, un gruppo di Amish stanno caricando una fila di carrelli con degli enormi scatoloni impilandoli uno sopra l’altro in precario equilibrio sfidando tutte le leggi della fisica.
Il chiasso di un gruppo di monelli che si contendono un videogioco è assordante, una donna che credo sia la madre urla loro in messicano di stare zitti mentre rovista in una montagna di valigie alla ricerca del proprio bagaglio.
Me ne sto in un angolo appoggiato ad una colonna così da evitare le spinta della folla, certo non è la migliore posizione per cercare il mio trolley ma così eviterò spero di finire nella ressa.
Ora il nastro è completamente saturo e due addetti con pettorine arancioni e enormi guanti si sono fatti largo tra la folla e hanno incominciato a rimuovere i bagagli per liberarlo ammucchiandoli alla bella e meglio in una improbabile piramide multicolore.
L’ottava piaga di Egitto, l’invasione delle cavallette: la folla di persone alla ricerca della propria valigia aumenta e aumenta ancora, e i passeggeri agitati come locuste affamate si accalcano correndo verso la pila di bagagli rovistando e calpestando ogni cosa: è il delirio.
È deciso, non mi muoveranno dalla colonna nemmeno con il Napalm, non ho proprio voglia di morire per una valigia; di fianco a me un signore distinto mi urta e prende a calci il suo bagaglio: “damn it, this is not my suitcase!”
Osservo il trolley roteare su se stesso e schiantarsi a terra, lo guardo allibito: “Damn it, is my baggage and you're kicking it?”, il tizio mi volge uno sguardo da indemoniato: “If it's yours then take it and go to hell, you and your fucking bag!”
Evidentemente un Gentlemen, non reagisco, raccolgo da terra il cadavere, allungo il manico e me la filo di gran passo guadagnando l’uscita, è meglio allontanarsi da questa gabbia di matti.
Mi lego stretta la sciarpa al collo, sollevo il bavero del cappotto e allaccio l’ultimo bottone nel tentativo di difendermi dal freddo che mi aspetterà all’esterno, un vento gelato spazza via la mia gioia di essere riuscito a recuperare il bagaglio in così breve tempo come a ricordarmi che no, la sfortuna non è ancora finita.
La fermata delle navette è circondata da una marea umana che si agita inzuppando i piedi fino alle caviglie in una poltiglia di neve trascinata a bordo della strada dalle auto.
Non c’è alternativa, non ho proprio voglia di affittare un’auto con questo tempo e quindi non rimane che tentare di prendere un taxi.
Purtroppo non devo essere il solo ad aver avuto questa brillante idea: prendere un taxi è come cercare di raggiungere un rifugio di montagna salendo lungo un ghiaione, il rifugio è là che ti aspetta dietro la duna di sassi e tu con un passo avanti e mezzo passo scivolando indietro ti avvicini lentamente e quando sorpassi la duna scopri che il rifugio è ancora là e una nuova duna ti separa dalla meta.
Il serpentone di persone in coda per prendere un taxi si avvicina e si allontana a zig zag parecchie volte prima di arrivare alla meta e la cosa peggiore è che la fila dei taxi disponibili è vuota; ci vorranno delle ore, bisogna escogitare qualche cosa.
Mi era già capitata una situazione simile qualche anno prima a New York e la cosa aveva funzionato, cosa ho da perdere.
Rientro in aeroporto e mi dirigo verso le uscite di transito, salgo sull’ATS destinazione Terminal 1: Partenze.
Arrivato nel grande atrio del Terminal non posso che osservare le lunghissime code di persone che cercano disperatamente di guadagnare una stazione di check-in nella speranza di partire, tutte queste persone non si sono materializzate dal nulla ma qualcuno le ha accompagnate.
Esco dall’aeroporto e mi avvicino ad un taxi che sta scaricando l’ennesimo viaggiatore: “Hi, look that you do not want to enter: no one flies and practically the airport is closed”, il tizio non se ne cura e mi risponde “It does not matter, it does not matter. Soon it will be thanksgiving and I must join my family ".
“have good luck” gli rispondo mentre salgo sul suo taxi destinazione Chicago.
Giovedì sarà la festa del ringraziamento e qui non lavora praticamente nessuno, domani devo riuscire in qualche modo a ritornare in Italia, è molto che manco e vorrei passare un poco di tempo a casa per le feste di Natale.
Per la neve e il traffico il taxi ha non proprio pochi problemi per uscire dalle rampe dell’aeroporto.
Dopo un giro di telefonate mi sembra di capire che non ci siano molte disponibilità negli hotel nelle vicinanze e decido così di affidarmi nelle mani del tassista che mi garantisce una buona ed economica sistemazione da suo cugino AJ, (Eigiei per gli amici).
Con la mia sfortuna immaginavo che mi portasse dall’altra parte della città e invece no, eccoci arrivati: Holiday Inn Chicago North Shore a una decina di miglia dall’aeroporto. Il tassista mi accompagna al desk e qui mi presenta AJ che si prodiga a darmi una stanza con vista.
Forse la sfortuna si è presa una pausa.
È oramai quasi sera, dalla vetrata della mia camera osservo la neve cadere copiosa a coprire le auto nel parcheggio.
In Italia è notte fonda, uscirò per cena anche se non ho molta fame, devo capire come fare per ritornare a casa prima del Thanksgivin, l’esperienza mi suggerisce di evitare qualsiasi viaggio in prossimità delle feste comandate, e in questo paese per il giorno del ringraziamento sono in molti a mettersi in viaggio.
Il pub dell’hotel non è malvagio, musica jazz in sottofondo e una birra gelata in attesa del mio Lobster Roll; il locale è stranamente deserto visto l’orario, il barman annoiato sta lanciando delle freccette verso un tiro a segno appeso ad una parete del locale e mentre leggo il mio libro dalla stanchezza quasi mi si socchiudono gli occhi.
Lo smartphone vibra sopra il tavolo e una luce blu intermittente mi avvisa che è arrivata una mail.
Il server dovrebbe avere risposto al mio posto che sarei stato fuori ufficio per qualche giorno, ma la curiosità mi assale, chi mi scrive a quest’ora; non può essere nessuno in Italia, li è notte.
Forse è meglio non essere curiosi, una mail a quest’ora della sera? Si tratta di spam oppure se è di un Cliente è sicuramente una rogna.
Mi annoio troppo nell’attesa della cena e poi sono molto curioso e decido di vedere chi mi scrive.
Ma è Polimero! scrive di avere bisogno di aiuto per un problema ma non dice di che cosa si tratta.
Dunque: qui sono quasi le otto, a Los Angeles sono due ore indietro e quindi sono le sei di sera; si è ancora in ufficio; decido di chiamarlo, mentre digito il numero una strana sensazione mi pervade, è come se il mio istinto mi indicasse che prima o poi mi pentirò aver fatto questa telefonata; premo il tasto Call.
“Joh ma men”
“hi, it’s Carlo, is Polimero there?”
“yeap, it’s me! R U doing Carlo”
“R U doing”
“did U get my mail?”
“yes Polimero, è per questo che ti chiamo: nella mail scrivi di avere un enorme e urgente problema ma non indichi di cosa si tratta”
“si lo so, ma qui è un casino e non ho tempo di girarmi, aspetta un attimo” <voci e grida si sottofondo> <imprecazioni> Simon, ma non ti avevo detto di spegnere tutto? Lo so che stiamo andando a fuoco <imprecazioni> <imprecazioni> <imprecazioni>, ma se non spegni la linea il fumo mica se ne va via! <rumori di sottofondo> < imprecazioni> dimmi Carlo, come posso aiutarti?”
Veramente Polimero sono io che vorrei aiutarti: ti ho chiamato perché nella tua mail hai scritto che è urgente ma se non mi dici di che cosa si tratta non posso fare nulla. Sentivo prima che discutevi con Simon riguardo a del fumo, ma c’è un incendio lì da voi?”
“No no Carlo, nessun incendio” rumori di sottofondo e sirena antiincendio “Simon! <imprecazioni> <imprecazioni> <imprecazioni>, spegni quel maledetto impianto!” rumori di fondo “Carlo, perdonami ma devo riattaccare, ti richiamo io” clic.
Sono sconcertato, fumo, grida, sirene; cosa caspita sta succedendo in California?
Mike, in arte Polimero, sembra essere uscito da un cartone animato della Warner Bros, in tutto e per tutto uguale a Porky Pig, il maialino felice dei Looney Tunes.
Polimero veste sempre con delle enormi magliette e pantaloni corti, di quelli con le tasche sui fianchi nelle quali stipa ogni tipo di provvista più o meno commestibile: dalla carne secca a qualsiasi tipo di barretta al cioccolato, dalle caramelle alle pizzette di ogni forma e dimensione, in compenso, siccome è perennemente a dieta, beve esclusivamente sweet tea zuccherato con dolcificante dietetico che tiene in una grossa borraccia appesa alla cintura.
Polimero è il deus machina, il mentore della plastica, il signore incontrastato dei polimeri; il suo regno, il suo laboratorio, dispone di una infinità di scaffali colmi di barattoli colorati: la più grande collezione di plastica della terra premiata più volte dal Guinnes World Record.
La leggenda vuole che nella preparazione delle ricette di produzione lui assaggi i suoi composti assaporandone gusto, fragranza e consistenza per valutare così la bontà del miscelato prima di iniziare un qualsiasi nuovo processo produttivo.

Il suo motto è “Se si scioglie è buono”.
Simon, è il suo collega, in arte BetMan, è il discepolo di Polimero, come Robin sta a Batman, Watson sta a Sherlock Holmes, BetMan segue pedissequamente il suo mentore in tutte le sue avventure.
BetMan ha una sola debolezza, le corse dei cavalli: ogni momento è buono rifugiarsi nel suo ufficio ricavato tra due scaffali di barattoli in laboratorio dove con il suo PC scommette praticamente su ogni cosa, dall’ippica al baseball, dalle probabilità di pioggia nel week-end al numero di mentine contenute in una scatola.
Il suo motto è: “Piutòst che niént, l’è méi piutòst”.
Sorseggio la mia birra mentre giocherello con il telefono e penso alle parole di Polimero, non riesco ad immaginare cosa possa essere successo.
Dalla vetrata dell’hotel osservo la neve che continua a cadere imperterrita, questa maledetta tormenta non vuole smettere e ho come la sensazione che passerà ancora del tempo prima che possa finalmente rimettermi in viaggio verso casa.
Suona il telefono: “yHELLOw”
“Hi, it’s Mike, Carlo?”
“Yeap, It’s me”
“Hi Carlo R U doing?”
“R U doing, I’m a little bit worried about you, sono un po’ preoccupato per te: prima mi era parso di capire che ci fosse un incendio”.
“No Carlo, incendio incendio proprio no; diciamo che però c’è molto fumo”

“Molto fumo? Polimero, cosa intendi dire con c’è molto fumo?”
“Vedi Carlo, è per questo che ti ho scritto, abbiamo un problema con il fumo”

Abbiamo un problema con il fumo? Non ci capisco nulla, decido di indagare … anche se per come si sta sviluppando la faccenda credo che li qualcuno abbia da tempo un qualche serio problema con il fumo … ma questa è un’altra faccenda.
“Ok Polimero, sono qui per aiutarti ma tu mi devi spiegare meglio: cosa significa abbiamo un problema con il fumo”
“Cosa significa non saprei dirtelo, o meglio: non saprei spiegartelo; quello che è certo è che qui ad un certo punto incomincia a fumare”
Non ce la posso fare, nel frattempo il cameriere mi ha portato il mio Lobster Roll.
“Ok Polimero, andiamo per passi: mi dici che hai un problema con il fumo ma non hai specificato di cosa tu stia parlando; chi o che cosa è che fuma?”
“Ah, in quel senso! Ok ora ti spiego: non capiamo perché ma dopo un po’ che accendiamo l’impianto le bocche degli estrusori <voci e grida si sottofondo> <imprecazioni> <imprecazioni> aspetta Carlo, ti richiamo” clic.
Questi sono pazzi furiosi, estrusori che fumano? Vabbè intanto che aspetto che mi richiami mi gusterò il mio Lobster Roll prima che si raffreddi completamente. Sorseggio la mia birra, afferro con le dita l’anello di cartoncino che avvolge il rotolo di aragosta, suona il telefono.
“Carlo”
“Hi Carlo, it’s me”
“Hi Polimero, è tutto ok?”
“Si, ora si, abbiamo spento tutto e adesso dovremmo aspettare qualche ora prima che il tutto si raffreddi”
“Ok, prima mi stavi raccontando che esce del fumo dalla bocca degli estrusori?”
“SI, ma proprio da lì, li vicino”
“Come li vicino, cosa intendi dire?”
“Vedi, qui è un casino: le linee vanno in produzione e tutto sembra funzionare correttamente; poi le bocche degli estrusori si scaldano fino a che esce un denso fumo nero e irrespirabile e quindi dobbiamo spegnere tutto ed aspettare che l’impianto si raffreddi”
“Caspita Polimero, ma le temperature degli estrusori sono corrette?”
“Certo che sì, le abbiamo controllate e ricontrollate e le sonde esterne di verifica misurano le stesse temperature delle sonde di termoregolazione, anche i contatti bimetallici di sicurezza non intervengono”.
“Polimero, i fantasmi non esistono: se le temperature degli estrusori sono corrette il materiale estruso non può andare a fuoco: o state regolando con temperature errate o il materiale in produzione ha un punto di fusione molto più basso per bruciare nelle bocche degli estrusori”.
So che con questa affermazione mi sono forse giocato un’amicizia, ma i fantasmi non esistono.
“Carlo, le temperature sono corrette, e in quanto ai polimeri in utilizzo posso garantire che sono corretti e questo te lo posso giurare sul fuoco!”
“Ok, tu sei di turno stanotte?”
“Per forza Carlo, come ti dicevo qui è un casino da tre giorni e nessuno può lasciare l’impianto se questo problema non si risolve”
“Va Bene Polimero, ti faccio una proposta: io sono bloccato a Chicago per una tormenta di neve quindi dispongo di tutto il tempo del mondo, quando ripartirete con la produzione più tardi fammi uno squillo, proverò a collegarmi da remoto per capire cosa stia accadendo”
“Grazie Carlo, non immaginavo tanto, ci sentiamo più tardi”
Il Lobster Roll freddo non è il massimo dell’esperienza, fuori continua a nevicare e incomincio a sentire freddo.
Me ne andrò in camera al caldo in attesa di potermi collegare con Polimero: questo giro mi sa mi sa che mi toccherà di fare il pompiere.
Raccolgo il mio libro, il telefono, saluto il barman indaffarato a staccare un mazzo di freccette dal tiro a segno appeso alla parete e mi reco in camera.
E’ oramai notte e non riesco proprio a dormire, seduto alla scrivania osservo la città fuori dalla vetrata della camera: il campo da golf in lontananza è completamente ricoperto dalla neve che imperterrita continua a cadere.
>Suona il telefono.
“Carlo”
“Hi Carlo, it’s me, Polimero”
“Hi Polimero, R U doing?”
“R U doing, we R ready, the plants goes in production right now, did you get the connection?, l’impianto è stato appena avviato, tu riesci a collegarti?”
“Si Polimero, la VPN era già aperta e sono collegato con il PLC della linea 1, a me sembra tutto OK: le termoregolazioni degli estrusori stanno funzionando correttamente”
>“Si. È quello che vediamo anche noi dal supervisore centrale”
“Ho un’idea, fammi impostare un trace di misura delle temperature della testa dell’estrusore e della bocca del parison”
“Ok, Carlo, ma la bocca del parison non ha termoregolazioni”
“Lo so, ma è da li che mi dici esce del fumo, vediamo cosa succede”
“OK, ok, sei tu l’esperto: aspettiamo che incominci a fumare”
“Nel frattempo Polimero, fammi capire: ma da quando osservate questo comportamento?”
“Sono tre giorni oramai, domattina a mezzogiorno saranno quattro”
“Mmm strano, ho controllato e l’impianto da un punto di vista software non viene aggiornato oramai da quasi un anno; fammi chiedere: in questi giorni avete fatto modifiche o aggiornamenti?”
“No Carlo, non che io sappia, solo la normale manutenzione <grida di sottofondo> Ah ecco, ora incomincia a fumare”

“Ma come è possibile, le temperature dell’estrusore sono corrette, anzi, il regolatore PID del nozzle sta diminuendo la sua uscita e a meno che il relé statico sia in corto non può essere”
“No Carlo, il relé statico funziona correttamente così come quelli delle altre bocche di estrusione: sono tutti ok”
“Allora perché la temperatura della bocca del Parison sta salendo, se continua a salire di questo passo va a finire che andate a fuoco”
“Lo so lo so, <grida di sottofondo> BetMan, spegni spegni, non funziona ancora!”
“Polimero, tutto ok?”
“Si noi si, però l’impianto è ko e se non troviamo una soluzione non mancherà molto che dai piani alti qualcuno si arrabbi decida di tagliare qualche testa”
“Polimero, è proprio una brutta situazione”
“Carlo, devo chiedertelo: non è che faresti un salto in California per aiutarci a capire cosa succede?”
“Polimero, io veramente sarei in viaggio verso casa, anche se ora sono bloccato a Chicago per una incredibile nevicata”
“Ah, quella non è un problema: questa notte smette e incomincia a piovere”
Mi avvicino alla vetrata e osservo fuori, nevica nevica nevica.
“Polimero, apprezzo il tuo ottimismo, ma credimi qui nevica e non sembra minimamente abbia intenzione di smettere”
“No no Carlo, sono sicuro: lo hanno detto stasera al meteo: controlla pure se vuoi”
Lo hanno detto stasera al meteo … in California vedono la pioggia tre giorni all’anno e prevedono il meteo di Chicago che nemmeno Nostradaums …
“Ok Polimero, qualche giorno in più non farà certo al differenza, vorrà dire che mi devi una birra gelata”
“Tutto quello che vuoi Carlo, hai detto che sei a Chicago vero? Ti faccio inviare subito il biglietto aereo via mail”
“Ok, gentilissimo, allora ci vediamo non appena finirà questa tormenta”
“Ok, a domani allora”
Mi è sempre piaciuto l’ottimismo degli Americani, vorrei a volte avere le loro certezze. Il volo United per Los Angeles è alle 9:13, punto la sveglia per le 6:30, io ci provo ma se poi domattina nevica ancora vorrà dire che mi girerò nel letto e continuerò a dormire.

Giorno 2, Fireman si nasce, non si diventa

La sveglia dello smartphone ha iniziato a suonare, apro gli occhi e la luce dello schermo colora il soffitto della camera; lo spengo, sono le 6:30.
Mi stiro pigramente tra le lenzuola e decido di alzarmi, dalla vetrata il paesaggio fuori è ancora imbiancato, mi avvicino al vetro e osservo meglio: piove, piove come non lo avesse mai fatto.
Mi vesto e scendo per la colazione, mi aspettano quasi cinque ore di volo, e se Dio vuole pranzerò a Los Angeles.
Il viaggio verso l’aeroporto è stato un delirio, AJ mi ha affidato alla guida di suo cugino che ha avuto il suo bel da fare per raggiungere il terminal zigzagando tra pozze d’acqua e cumuli di neve ma alla fine ha compiuto la sua missione.
Il volo è partito regolarmente, ora mancano circa 20 minuti a Los Angeles, sono oramai le 11:30 e raccolgo le mie nello zainetto in previsione dell’atterraggio.
L’auto a noleggio è una fornace, o forse sono i 23 gradi all’esterno che fanno a pugni con il pesante cappotto.
Non importa, abbasso leggermente il finestrino e proseguo per Orange County, dovrei oramai quasi essere arrivato, Costa Mesa Freeway, ok la strada è questa, non dovrebbe mancare molto.
Entro nel parcheggio del Cliente e mi avvicino all’ingresso per essere accreditato, la guardia esce dall’ufficio e mi chiede di parcheggiare l’auto nel parcheggio a lato del piazzale, “Mi dispiace”, si scusa con fare gentile, “ma dobbiamo lasciare via libera ai mezzi di soccorso”.
Parcheggio l’auto e mi avvicino a piedi verso l’ingresso, due autopompe dei pompieri sono parcheggiate a lato dell’unità produttiva con i lampeggianti accesi, forse sono arrivato troppo tardi.
Polimero mi viene incontro con le braccia aperte e mi invita a seguirlo, scavalchiamo una manichetta srotolata nel piazzale passando a lato di una enorme pozzanghera d’acqua.
Afferro Polimero per un braccio e lo fermo nel suo procedere: “Hey, cosa è successo, è andato a fuoco qualche estrusore?”
No no Carlo, non ti preoccupare, loro sono qui perché ogni volta che tentiamo di far partire l’impianto questo inizia a fumare, i sensori anti-incedio scatenano l’allarme e loro devono rispondere alla chiamata: siccome sono stufi di andare e venire in continuazione allora si sono stabiliti qui nel piazzale”
“Che delirio amico mio, è proprio una brutta situazione”
“Si Carlo, delirio è la parola esatta, e come se non bastasse stamattina è arrivato da San Francisco Torpedo, il boss, era in vacanza con la famiglia ed è dovuto ritornare: inutile dirti che è leggermente alterato”.
Jonny Loveless, (Jonny senz’ammore, giuro che si chiama così), in arte Torpedo per il suo naso puntuto che Cyrano de Bergerac in confronto sembra Lord Voldemort.
Torpedo è il supersupercapo di tutti, sposato con la figlia unica del proprietario della compagnia è stato rilegato al ruolo di Presidente della compagnia con delega speciale ai viaggi e vacanze.
Per le sue enormi e comprovate capacità manageriali è stato circondato da uno staff efficiente e preciso con delega al lavoro così da potergli permettere di svolgere il compito che più ama al mondo: andare in ferie.
Il suo motto è: “Ragazzi io parto per le vacanze, I’ll call U, Y don’t call me”.
Raggiungiamo il reparto e da lì saliamo nell’ufficio di supervisione, appoggio lo zainetto ad una sedia e mi accomodo con Polimero davanti ai monitor di controllo.
Si tratta di un ufficio bellissimo, costruito su di un soppalco con le pareti completamente di vetro sovrasta tutte le linee produttive, sorretto dalle colone a cerchio ricorda per la sua forma una sorta di enorme insetto.
La sera con l’illuminazione è ancora più bello, si trasforma da insetto ad astronave; l’architetto che lo ha disegnato ha fatto veramente una grande cosa.
“Ok Polimero, se per te va bene pensavo di collegarmi ad una bocca di estrusione: preparerò una serie di nuovi trend realtime di tutte le variabili di processo coinvolte: chissà mai che si riesca a capire cosa sta succedendo.
Estraggo il portatile dallo zainetto e con questo uno snack acquistato in aeroporto, Polimero lo osserva con tenerezza e mi dice: “Carlo, tutto lì? Non mi vorrai far credere che pranzerai solo con quel misero snack?
Infila la mano destra nella tasca dei pantaloni ed estrae un mazzetto di stick di carne secca, li mette sul tavolo e sorride: “incomincia con questi, avviso BetMan di portare qualcosa di più consistente per tutti, a quest’ora dovrebbe passare la ranchera”.
“La ranchera? Ok Polimero, ma mi raccomando: niente di piccante, devo ancora digerire un Lobster Roll gelato che ho mangiato ieri sera per cena”.
Lui sorride.
Ho il mio bel da fare per configurare tutti i trend, spulcio la lista delle variabili relative alle termoregolazioni per vedere di non aver dimenticato nulla quando una pacca sulla spalla mi distoglie da mio lavoro.
BetMan è arrivato in compagnia di un enorme pompiere ed ha con sé una serie di shopper colorati, credo sia arrivata la pappa.
Apparecchiamo il cibo alla bella e meglio sul tavolo destinato alle riunioni al centro dell’ufficio e mi presentano GrapeApe, Jack per gli amici, un vigile del fuoco della OC Firefighters Local 3631 di Santa Ana.
GrapeApe è un omone di oltre due metri di altezza e dentro la sua divisa sembra se possibile ancora più grande.
Appesi alla sua divisa i suoi attrezzi del mestiere: una torcia formato famiglia talmente grande da fare provincia, TC per l’appunto; e una enorme ascia dalla lama rossa che Zagor Tenai, il mitico spirito della scure impallidisce al confronto.
Il suo motto è: “Allora, non c’è nulla che brucia che c’ho l’autopompa in pressione?”
Non faccio in tempo ad assaggiare una tortilla intinta nel Chili di carne che una voce da dietro mi interrompe:
“Hi Carlo”
Mi giro di scatto e Torpedo si avvicina vestito con un paio di bermuda e una polo rosa, era veramente in vacanza: “R U doing Carlo?”
“R U doing Jonny?”
“Your flight was ok?
“Si Torpedo, il volo è stato OK, sono corso qui su invito Polimero per cercare di aiutarvi a risolvere questo strano problema”
“Si lo so, mi hanno avvisato, grazie per essere venuto; se ci sei tu allora siamo in buone mani, vorrà dire che me ne ritornerò in vacanza a Monterey, ci sentiamo stasera quando avrete risolto; bye”
Si gira su se stesso e guadagna velocemente la porta delle scale. Volgo lo sguardo a Polimero che mi guarda attonito e allarga le mani in segno di resa. Osservo la tortillas zuppa di chili tra le dita GrapeApe mi rivolge un sorriso mentre BetMan sta giocherellando con due dadi da gioco lanciandoli ripetutamente sul tavolo.
Mi siedo, metto in bocca la tortillas e subito un bruciore intenso mi pervade la bocca, stappo in fretta una soda e cerco di spegnere l’incendio … tanto per rimanere in tema.
Polimero ride, lo manderei volentieri a scopare il mare; ricambio con un sorriso, apro un’altra soda e mi siedo davanti al monitor per proseguire il mio lavoro.
“Carlo, non ti piace? E’ troppo spicy?”
“No, non ti preoccupare, mangerò qualcosa più tardi”
“Ok, allora se a te non va lo mangerò io”, si siede, prende la ciotola e comincia ad ingurgitare cucchiaiate di chili super-piccante come se non ci fosse un domani”
“Sapevo non sarebbe andato sprecato Polimero, non avevo dubbi”
“Ok signori, io sono pronto”
“Ok Carlo, avviso gli operatori che avviamo l’impianto”
“No Polimero, non voglio avviare l’impianto, avvieremo solamente la prima testa di estrusione, così dovremmo riuscire a concentrarci solo su una linea senza distrazioni”
“Okkey” mi risponde BetMan sollevando un dito al cielo.
Osservo i grafici delle temperature crescere nel silenzio generale, tutti sono ai loro posti, GrapeApe e a pochi metri dall’ estrusore, indossa un enorme cappello di cuoio e ha tra le mani un enorme pesante estintore che rotea tra le mani come se fosse di polistirolo.
Ok, le temperature hanno raggiunto il set-point, vengono avviati i motori e dopo qualche istante un rivolo di polimero inizia ad uscire dalla bocca del parison, tutto sembrerebbe funzionare correttamente.
Ora tutto è a regime e sembra normale peccato che dopo qualche minuto inizia a comparire del fumo dalla bocca di estrusione.
Ci risiamo, scorro con gli occhi velocemente i trend sui differenti monitor ma non osservo nulla che non vada.
“Spegni, spegni Polimero, abbiamo registrato tutti i dati e adesso daremo un’occhiata tutti insieme”.
Mi avvicino al tavolo riunioni per prendere un’altra soda, il chili sta ancora facendo effetto.
La apro e mi volto verso le consolle dei monitor, in fondo a destra qualcosa lampeggia e prontamente BetMan afferra un mouse, tacita l’allarme e si dirige verso di noi.
“Mi avvicino andandogli incontro e gli chiedo:” Che cosa hai fatto?”
BetMan mi guarda attonito e risponde: “Io nulla, non ho fatto nulla”
“No, ti ho visto bene, che cosa hai fatto prima?”
“Io non ho fatto nulla, ti giuro che non è colpa mia, io avevo chiesto del chili non piccante”
“No BetMan, non sto parlando del chili”, per questo faremo un conto a parte, “sto parlando di quello che hai appena fatto su quella consolle”
“Ah meno male” mi guarda tranquillizzato passandosi il polso della mano sulla fronte come ad asciugarsi del sudore, “Lì non ho fatto nulla, ho solamente tacitato un allarme dei gruppi chiller: si presenta ogni volta che c’è del fumo”
Mi volto verso Polimero e questi solleva le spalle allargando le braccia, mi avvicino alla vetrata verso i gruppi di estrusione e vedo che tutte le bocche parison sono raccordate con dei tubi rossi identificati da frecce azzurre.
“Non ci credo!” esclamo ad alta voce, mi dirigo verso il penultimo monitor sulla consolle dei servizi, alarms, realtime, history, eccoli, scorro velocemente la lista e da quattro giorni a questa parte un solo allarme è ripetuto nella lista:
<< #3 Services, Alarm #23, Chillers battery failure, (see details) >>
Dettagli, allora cerchiamo: i frigoriferi, dove li hanno messi, ma dove sono questi .. ah eccoli: vediamo il primo, Chiller Diagnostic Log:
<< #6 Log, Alarm #11, Condenser temperature too high: 97,4 °C >>
Novantasettegradi?
Vediamo il secondo:
<< #6 Log, Alarm #11, Condenser temperature too high: 96,8 °C >>
… << #7 Log, Alarm #11, Condenser temperature too high: 99,1 °C >>
<< #8 Log, Alarm #11, Condenser temperature too high: 98,3 °C >>
“Otto chiller tutti in anomalia e tutti con lo stesso problema?”
Polimero mi guarda come se fossi appena sceso da una astronave apparsa all’improvviso dal nulla.
Mi ripeto: “Ma come è possibile che ci siano tutti i chiller tutti in anomalia e tutti con lo stesso problema?”
“Non saprei Carlo, non sapevo neppure fossero in anomalia; ma però cosa c’entrano i frigoriferi con le alte temperature? Quelli raffreddano mica scaldano!”
“Bravo Polimero, ma in questo caso dovresti usare il condizionale: questi dovrebbero raffreddare, invece scaldano: come è possibile che ci siano quasi cento gradi sulle mandate dei frigoriferi?”
“Polimero dà un’occhiata a BetMan che nel frattempo si è seduto al tavolo e sta giocherellando ancora con i suoi dadi da gioco”.
“Polimero, dove sono posizionati i chiller?”
“Sul tetto Carlo, sono sul tetto, però per raggiungerli dobbiamo indossare le protezioni di sicurezza e aspettare Robert, il responsabile della manutenzione”.
All’anagrafe Robert, nome d’arte TheWrench; è il mastro di chiavi della manutenzione tutta, la chiave di volta del reame; vestito di tutto punto con la sua blusa blu e un cappello inamovibile possiede due soli attrezzi: il primo è una grossa chiave inglese regolabile rossa fiammante che per quanto lucida e pulita non credo abbia mai toccato alcun metallo in tutta la sua vita e il secondo e molto più potente attrezzo è invece il mazzo.
Un enorme mazzo di chiavi di tutte le forme e colori infilate in un anello dalla circonferenza pari ad una ruota di una bici da corsa che tiene appeso alla cintura producendo così un enorme frastuono di chiavi che rimbalzano su loro stesse e altre che sfregano il terreno a segnalare il suo cammino.
La leggenda vuole che prima di fare il responsabile della manutenzione lavorasse come custode di un grattacielo in centro e che per ripicca quando fu licenziato si portò con sé tutte le chiavi di tutte le porte dell’enorme costruzione.
Il suo motto è, “’Non servono schemi o diagrammi, con una buona chiave inglese si aggiusta tutto!”.
“Niente da fare”, mi conferma Polimero riattaccando il telefono, “TheWrench non si trova, bisognerà aspettare”
“Polimero, ma come bisogna aspettare, saliamo sul tetto e andiamo noi a vedere questi frigoriferi”
“<imprecazione> Hei BetMan, lo hai trovato?”
“No, non c’è, non ha firmato l’uscita e quindi è in azienda ma non si trova da nessuna parte e nessuno sa dove sia”
“Polimero, vuoi farmi credere che se non si trova TheWrench non possiamo a andare sul tetto?
“Si Carlo, è lui che ha le chiavi”
“Ma come? E se dovesse esserci un’emergenza?”
GrapeApe si alza in piedi di scatto fin quasi a sfiorare il soffitto dell’ufficio e oscurando di fatto con la sua ombra parte della stanza grida: “Nessun problema! Se c’è un’emergenza ci sono qua io, vi ci porto io sul tetto!”
Mi volto verso Polimero che mi osserva stupito, allarga le braccia e dice: “Perché no, ci sono i pompieri!”
“Ok GrapeApe, cosa pensi di fare: romperai la serratura della porta che si apre sul tetto?”
“No Carlo, non serve, abbiamo l’autopompa e raggiungeremo il tetto dall’esterno”
Voglio morire, sarei dovuto essere a casa a quest’ora e invece sono qui in California e sto indossando imbragatura, casco e scarponcini per raggiungere una parte di impianto su un tetto salendo la scala di una autopompa dei pompieri; studia, studia Carlo che poi vedrai che farai un bel lavoro: in ufficio, calmo pulito e soprattutto tranquillo.
A differenza di quanto avrei immaginato la scala dell’autopompa non va percorsa se non per un breve tratto, ad un certo punto questa si è allungata e ci siamo ritrovati in un lampo tutti e tre, io, Polimero e GrapeApe sul ciglio del tetto; ed bastato scavalcare la barriera del ballatoio per trovarci in sicurezza nel cuore dell’impianto.
Ci rechiamo verso dei container che credo compongano la batteria dei frigoriferi.
Eccoli i chiller, tutti accesi emettono un fastidioso ronzio e un calore che non ha pari: ieri sera ero sotto una nevicata polare con temperature sotto lo zero e oggi sono su di un tetto soleggiato in maniche di camicia e sto sudando.
“Ok Polimero, apri il p&id dell’impianto e cerchiamo di capirci qualcosa”.
>Ecco il chiller numero 1, apro lo sportello che protegge l’interfaccia HMI dagli agenti atmosferici, scorro il menu e ritrovo gli stessi identici allarmi letti pochi istanti fa in sala di controllo.
“Polimero, gli allarmi sono gli stessi che leggiamo in sala di controllo, non c’è altra diagnostica ad aiutarci; qui servirebbe un esperto di questi sistemi”
“Carlo, potremmo chiamare la società che ci fa manutenzione ma servirebbe TheWrench, è lui che ha tutti i contatti”
Non finisce di parlare che si sente un rumore sordo, come un grosso pezzo di ferro che cade a terra; proviene da dietro i container dei frigoriferi.
GrapeApe senza sforzo si affaccia dall’altra parte della paratia per noi insormontabile e sfidando la legge di gravità si appoggia con una mano sul bordo superiore del divisorio e a piedi uniti con un balzo che ha dell’incredibile lo salta scomparendo alla nostra vista.
Si sentono delle voci, c’è qualcun altro dall’altra parte: “Hei, e tu chi sei?”
“OC Firefighters Local 3631 al suo servizio, come posso aiutarla”
“Non ho bisogno di aiuto, ma perché i pompieri? E’ successo qualcosa?”
Inseguo Polimero che credo stia cercando la via per raggiungere GrapeApe al di là della Protezione.
Arriviamo finalmente: GrapeApe in piedi con le braccia sui fianchi e la sua ascia appesa alla cintura e di fronte a lui TheWrench, gli arriverà si e no al torace, anche lui in piedi con il suo enorme mazzo di chiavi appeso alla cintola e in mano un pennello e nell’altra un barattolo di vernice rossa come in un improbabile duello.
“Cosa ci fai qui, è almeno un’ora che ti cerchiamo” grida Polimero rivolgendosi a TheWernch.
“Ero qui a lavorare e dove sarei dovuto essere? Il telefono quassù non funziona, troppo ferro, ma da qui a venirmi a cercare con i pompieri ce ne passa” risponde lui non poco scocciato.
“Ma dovevi chiuderti suo tetto?”
“Io mica mi sono chiuso sul tetto” gli risponde sempre più scocciato.
Mi volto, mi avvicino alla porta, appoggio la mano sulla maniglia e questa si apre: era semplicemente chiusa ma non era chiusa a chiave.
“Vedi”, Vedi” gli prosegue TheWrench indicandomi con un dito sempre più scocciato, “la porta era aperta, mica mi sono nascosto!”
“Calma, calma!” grida GapeApe alzando le mani al cielo, il silenzio; anche il ronzio dei frigoriferi sembra essere diminuito.
“Non siamo saliti fin quassù per cercarti” gli risponde Polimero, “non sapevamo dove eri è vero, ma non siamo venuti a cercarti ma per controllare i chiller che presentano delle anomalie.
“Impossibile gli risponde, è una settimana che faccio manutenzione ai frigoriferi: ho pulito tutti i filtri, ho sostituito tutte le guarnizioni dei raccordi e adesso sto verniciando le saracinesche di bypass; questi frigoriferi funzionano come dei violini”
Mi avvicino ad un raccordo per leggere la tag di un tubo di mandata e confrontarla con il codice del p&id, non faccio in tempo a toccare la targhetta che vengo subito redarguito da TheWrench: “Alt! Attento! Fermo! Non vedi che la vernice è fresca?”
Vernice fresca? Avvicino la mano, tocco il tubo e osservo le dita: pulite. Afferro la tag e leggo il codice: si è uno dei tubi di mandata, è quello degli estrusori 3 e 4, tocco il tubo e ritraggo subito la mano: “E’ rovente!”.
“Carlo, hai scoperto qualcosa” mi chiede Polimero.
“No, sto cercando di capire, quello che è, che le mandate degli estrusori ricevono acqua calda e non dovrebbe essere così; dove sono raccordati questi flessibili?”
“Ah, se cerchi i raccordi sono dietro al chiller, seguimi che ti faccio vedere: li ho appena sistemati dopo che ho sostituito le guarnizioni”
Seguo TheWrench dietro il frigorifero, qui ci sono una serie di paratie con una innumerevole quantità di flessibili che collegano i compressori con gli evaporatori, i condensatori, la torre e il resto dell’impianto.
“Ok TheWrench” tu quali guarnizioni hai sostituito?”
“Tutte, che domanda; perché, c’è qualche problema?
“Beh? Per esserci qualche problema c’è di sicuro, solo che non ho ancora capito dove”.
Però è strano che questi tubi siano così aggrovigliati, mi sarei aspettato più ordine nel piping dell’impianto, un dubbio mi assale.
“The Wrench, come hai fatto a distinguere i vari flessibili? Qui gran parte delle tags sono state verniciate”
“Beh” mi risponde, “è un gioco da ragazzi: ci sono stampate sopra delle frecce azzurre”
“Scusa, ma di quali frecce stai parlando? Qui non vedo alcuna freccia”
“Ah, può darsi, forse ho verniciato anche quelle!”
Mi volto verso Polimero che si trova alle mie spalle e lo guardo con aria interrogativa, è attonito, non comprende quello che sta succedendo.
GrapeApe si avvicina e mi dice: “Non ti preoccupare Carlo, è un po' come nelle riviste di enigmistica, basta seguire il tubo” estrae un gessetto da una tasca e me lo lancia al volo.
“Ok GrapeApe, tu sposti i flessibili e io li segno”
Come fossero dei fuscelli GrapeApe districa e separa i pesanti flessibili in pressione e io con pazienza identifico con il gesso le tags descritte sul p&id, non corrisponde nulla.
“Ragazzi, qui è un casino, è come se qualcuno avesse mescolato tutti i flessibili e poi li avesse ricollegati a caso”
Con GrapeApe cambiamo paratia, controlliamo qualche flessibile e anche qui la diagnosi è la stessa: i tubi sono collegati a caso.
“Fermi! Basta toccare! Ve lo ripeto: qui è tutto a posto e poi la vernice è fresca!” grida TheWrench a gran voce.
Qui è successo un disastro: sono state mescolate le condutture dei condensatori, degli evaporatori, della torre di raffreddamento le mandate e le uscite verso gli estrusori e questo imbecille mi grida di stare attento alla vernice fresca.
GrapeApe che non aveva interrotto il controllo delle tags fuoriesce dal groviglio di flessibili con il gessetto in mano e grida: “Confermo, qui è tutto mescolato, cerca di spolverarsi le maniche e osserva la sua divisa verde e gialla che ha incominciato ad assumere delle striature di vernice rossa e prosegue: “Confermo anche che sì: la vernice è ancora fresca!”
Polimero dal canto suo è in piedi al fianco di TheWrench e non credo abbia ancora capito la portata del casino che è stato combinato, nel frattempo sul tetto ci hanno raggiunto BetMan e altri suoi colleghi.
Polimero si avvicina e mi chiede: “Carlo, ma allora: cosa è successo?”

Faccio un profondo respiro, mi avvicino a Polimero quando BetMan grida a gran voce “Ragazzi, scommetto che qualcuno ha mescolati i flessibili dei chiller!”
“E tu come fai a saperlo?”
“Carlo, certo che lo so, glie lo avevo detto io che i tubi mica si collegano a caso: ci vuole okkio per queste cose!”
“Fammi capire BetMan, vuoi dirmi che tu eri al corrente di tutto questo casino?”
“Certo che sì, abbiamo perfino scommesso con TheWrench che per come aveva collegato i tubi i chiller avrebbero smesso di funzionare, e a questo punto posso confermare di avere vinto io!”
Sorride compiaciuto mentre il suo capo lo insulta minacciandolo di morte.
“Ho vinto, ho vinto io, TheWrench, te lo ho detto che avrei vinto!”
C’è voluto un intero giorno perché i tecnici della la società che ha fornito i chillers riuscisse a sistemare il disastro.
Ora l’impianto è nuovamente in funzione e farò una ultima visita al Cliente prima di andare in Aeroporto per volare finalmente verso casa.

Giorno 3, la mamma degli imbecilli è sempre incinta

L’ufficio di torpedo è molto grande, le poltrone sono comode, sull’enorme tavolo di cristallo una copia dei diagrammi p&id dell’impianto: riconosco il circuito dei chillers di raffreddamento tutto pasticciato da linee e frecce di differente colore e una serie di annotazioni.
Non mi ci abituerò mai, qui il caffè fa veramente schifo; sono in attesa del grande capo mentre sorseggio una calda tazza di una bevanda di colore marrone verde dal sapore indefinito.
La porta si apre, eccolo che arriva seguito dal magico trio Polimero, BetMen, TheWrench e da un paio di altre persone che non conosco.
Siamo ora tutti seduti intorno al grande tavolo, insieme ai due tecnici della società fornitrice dei frigoriferi che mi hanno appena presentato.
La situazione è quantomeno strana, sono oramai una decina di secondi che siamo seduti e nessuno prende la parola.
Volto lo sguardo verso Polimero, questi solleva leggermente la mano dal tavolo come ad indicarmi di attendere.
Qui non si mette bene, hanno buttato al vento una settimana di produzione, i pompieri, il costo del mio intervento, le manutenzione straordinaria all’impianto di raffreddamento; non si respira proprio una bella aria.
Torpedo prende la parola e descrive una ad una l’elenco delle errate connessioni dei flessibili e le puntuali correzioni apportate per soluzione del problema.
Ad ogni punto della lista Torpedo si interrompe in una breve pausa, volge lo sguardo ai due tecnici e questi annuiscono all’unisono chinando il capo in avanti a conferma di quanto descritto dal grande capo.
Non c’è che dire, una lista lunghissima, un autentico e grande disastro.
Ora la lista è terminata, ancora secondi di silenzio: TheWrench ha lo sguardo abbassato, Polimero osserva diagrammi p&id aperti sul tavolo mentre, noncurante della situazione, BetMan giocherella con due dadi da gioco tra le dita.
Finalmente Torpedo rompe il silenzio e riprende a parlare: “Desidero ringraziarti Carlo, so che ti stavi recando a casa e che ti abbiamo rubato alcuni giorni con i tuoi cari; ma se non fossi venuto non so per quanto tempo ancora avremmo cercato la soluzione a questo disastro”
“In merito a quanto successo”, prosegue con aria solenne, “non desidero prendere provvedimenti contro alcuno; ne abbiamo discusso e vogliamo credere che questa avventura sia frutto di una nostra deficienza organizzativa e per questo provvederemo a stilare con urgenza una nuova serie di procedure di manutenzione e di emergenza”.
Non c’è che dire, qualcuno oggi dovrebbe accendere un cero formato king size per la grazia appena ricevuta, Torpedo si è rivelato un gran signore; non saprei onestamente dire al suo posto come avrei reagito.
Non faccio in tempo ad osservare il volto rilassato di Polimero, il sorriso di TheWrench quando il silenzio viene interrotto da un’esclamazione di BetMan: “Ennò, così è troppo facile! Questa non è una questione di procedure: TheWrench ha fatto il casino, io me ne sono accorto e ho scommesso che i chillers avrebbero smesso di funzionare! Ennò, ho vinto la scommessa io!”
Saluto i due tecnici che con me e Polimero lasciano l’ufficio del grande capo, “Grazie ancora Carlo, voi potete andare; lei no TheBet, lei rimanga pure, e mi raccomando, uscendo chiudete la porta.”
Sono seduto davanti al gate, chiudo il libro e mi infilo una mano nella tasca del cappotto; estraggo una spilletta e la rigiro tra le mani: “Orange County Firefighters 3631”.
E’ un regalo di GrapeApe, “Questa è per te Carlo, così che tu possa raccontare questa avventura davanti al camino ai tuoi nipoti quando sarai più vecchio”.
Chiamano il mio volo, rimetto la spilletta nella tasca del cappotto, raccolgo il mio libro, lo zainetto e mi avvio verso il controllo biglietti: “Happy Thanksgiving Sir”, “Thanks, happy Thanksgiving to U too”

Si ritorna a casa.

L'immagine di copertina è stata realizzata utilizzando un personaggio di Charles Schulz della famiglia dei PEANUTS

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Commenti e note

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di ,

Grazie anche a te fairyvilje :-)

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di ,

Ho avuto modo di leggerlo solo adesso. Ne è valsa decisamente la pena :D!

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di ,

@sebago, Caro Sebastiano, grazie a te. Sono arrivato lungo e sono riuscito a pubblicarlo la notte di Natale perché sapevo che ci tenevi moltissimo.

@magoxax, Grazie a te per il passaggio.

@TardoFreak, Grazie anche a te Stefano.

@MarcoD, Grazie per l'apprezzamento, in quanto agli statunitensi te lo confermo: non sono tutti così. Come per ogni altro popolo si incontrano a volte alcuni personaggi le azioni dei quali non si riescono sempre a comprendere sino in fondo ;-)

@Guerra, Grazie Riccardo, i fantasmi non esistono ... credo :-)

@Paolino, Auguri anche a te Amico mio.

@Piercarlo, Caro Piercarlo, ma quali peggiori? Per come ti conosco credo che tu sia una bella persona e non provarci nemmeno a proporre certi confronti!< br />
@DarioDT, Grazie Dario, è stato un piacere.

@admin, Innanzitutto un ringraziamento per avermi sopportato e supportato per l'ennesima volta nella pubblicazione fisica di questo scritto: io e il Wiki editor siamo litigati :-) e poi un ulteriore grosso ringraziamento per l'ospitalità: è per me un privilegio poter pubblicare questi miei sciocchi racconti sulle pagine di EY.

@mir, Grazie Mariano, grazie per il tuo apprezzamento anche se, lasciami dire, le perle sono ben altra cosa. Ricambio di cuore gli auguri di Buone Feste.

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di ,

Ottimo. Alla fine è arrivata la perla Natalizia by carlomariamanenti. La neve è stata l'origine di tutta la storia e ha fatto da cornice natalizia, alla vicenda proprio come un classico natalizio. . Ma alla fine poi, il libro lo hai finito di leggere ? Ciao Carlo e grazie per la piacevole lettura offerta. Buone Feste.

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di ,

Grazie Carlo per questa tua nuova perla narrativa regalata ad EY! :-)

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di ,

Grande Carlo. Il racconto è bellissimo....

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di ,

Dopo essermi letto qualcuno dei racconti mi son detto: ma dove la trovano certa gente??? :-( Comunque grazie Carlo! Fa piacere, anche attraverso i tuoi racconti, non sentirsi sempre i peggiori! :-) Buon natale! :-)

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di ,

Grazie Carlo! E anche quest'anno BUON NATALE!

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di ,

Sempre un piacere leggere i tuoi racconti caro ghostbuster.

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di ,

Il messaggio e' chiaro: mai fidarsi dei giocatori, potrebbero aver scommesso sulla tua rovina.

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di ,

Bel racconto ! Mi rimane un dubbio: gli Statunitensi sono proprio così tonti? Rispettano le prescrizioni della manutenzione programmata, implementandole così male; a me che non me ne intendo, sembrerebbe meglio aprire un raccordo alla volta, sostituire la guernizione e richiudere, si evita il rischio di permutare le tubazioni. Buon Natale

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di ,

Che bel racconto, l'ho letto tutto di un fiato! Carlo, sei insuperabile.

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di ,

Natale con buonumore. Come al solito i racconti di Carlo sono FUNtastici.

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di ,

ahhhh....finalmente! Adesso E' DAVVERO NATALE. Grazie Infinite, Carlo. P.S.: ancora due e poi si fa il libro...

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