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Carriera accademica - consiglio

Notizie scientifiche e non, comunicazioni, auguri, AAA cercasi, vendo, compro, piccoli racconti, curiosità, idee, fantasie ecc. Un fuori tema soft, senza argomenti scottanti

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[1] Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto UtenteGidl » 6 gen 2018, 13:20

Salve a tutti,
sono uno studente di dottorato e lavoro nell'ambito dei dispositivi elettronici (elementi di memoria).
Tra le mie numerose ambizioni future vi è quella di provare a perseguire una carriera accademica, pur non avendo ancora chiarissime le idee su come muovermi verso questo fine.
Incoraggiato anche da una conversazione che ho avuto un po' di tempo fa con Foto UtenteIsidoroKZ, mi sono convinto a rendere pubblici i miei dubbi tramite questo post. Mi sembra che su EY ci siano alcuni accademici e studenti di dottorato; in base alla vostra esperienza, sentite di dare qualche consiglio ad uno studente nella mia situazione o di osservazioni interessanti a riguardo?
Ogni intervento sarà più che apprezzato :D
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[2] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 12 gen 2018, 20:34

Argomento spostato in "magazine" per dargli adeguata visibilità. Il "fuori tema" andrebbe usato solo per altri generi di discussioni.
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[3] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto Utentefpalone » 12 gen 2018, 21:31

Salve Foto UtenteGidl,
per carriera accademica, intendi una carriera accademica in Italia oppure all'estero?
Senza cadere in banali discorsi sul declino dell'università italiana, ti consiglio di porti un paio di domande:
"Sei disposto ad andare avanti per un tempo difficilmente stimabile, ma orientativamente pari a 5 anni dalla fine del dottorato, per avere un contratto decente/stabile?"
"Il gruppo di lavoro di cui fai parte in che misura può aiutarti nel tuo futuro universitario? Sono previste posizioni aperte nel medio periodo o ci sono già parecchie persone in fila? Cosa ti ha prospettato il tuo tutor?"


Personalmente ho deciso di intraprendere il dottorato di ricerca per poter fare ricerca fuori dell'universita.
Ho vinto una borsa di dottorato, ma ho subito rifiutato ed ho svolto il dottorato lavorando. A circa 6 anni dalla fine del dottorato non mi pento della scelta: non solo ho realizzato che tanta ricerca (soprattutto applicativa) si fa fuori dalle università, ma mi sono reso conto che, per molte aziende, una persona che arriva a 28/29 anni avendo solo frequentato l'università non è più così appetibile come un neolaureato di 24/25 .

Tieni anche conto che, con gli attuali criteri bibliometrici di valutazione della ricerca, in ambito universitario ormai gran parte della ricerca è solo attività di pubblicazione mirata a massimizzare gli indici bibliometrici, piuttosto che a perseguire sviluppi tecnologici.

In ogni caso, un grande in bocca al lupo.
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[4] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto Utenteelfo » 12 gen 2018, 22:33

Non risponde direttamente alla tua domanda e sicuramente conoscerai ma guarda:

http://www.lavoce.info/archives/47037/d ... universita

e in particolare

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/a ... LLENZA.pdf
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[5] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto Utentefpalone » 13 gen 2018, 8:25


suggerisco di sentire anche l'altra faccia della medaglia riguardo alla valutazione dell'eccellenza ed all'ISPD:
qui una pagina su ROARS
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[6] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto UtenteGidl » 14 gen 2018, 23:47

Vi ringrazio per gli interventi e per i link, appena posso li leggo con calma.
In particolare, trovo interessante il punto di vista di Foto Utentefpalone; personalmente, sono sempre stato un po' scettico riguardo la ricerca fatta in azienda. Ti andrebbe di argomentare brevemente?
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[7] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto Utentefpalone » 15 gen 2018, 10:03

Salve Foto UtenteGidl,
Il ruolo delle imprese nelle attività di R&S non va sottovalutato.
Quipuoi trovare un rapporto dell'ISTAT al proposito. Nel 2013 il settore privato pesava per il 57% sul totale; purtroppo non ho trovato dati più aggiornati, ma temo che la percentuale del pubblico sia ulteriormente scesa per via dei tagli all'università.

Nel 2013 in Italia la spesa privata (imprese e istituzioni non profit) aumenta del 3,4% rispetto al 2012, attestandosi a 12,1 miliardi di euro. Aumenta anche il peso del settore privato sulla spesa totale, che dal 57,1% del 2012 sale al 57,7% del 2013. Anche il settore delle imprese, che singolarmente considerato contribuisce per il 54,7% alla spesa complessiva, risulta in leggero aumento rispetto all’anno precedente.
In termini di finanziamento della spesa, il settore privato (imprese, soggetti e organismi privati) si conferma il principale contributore, partecipando al 47,9% della spesa complessiva (pari a 10 miliardi).
È seguito dalle istituzioni pubbliche che, con 8,7 miliardi, ne finanziano il 41,4%.


Molto dipende dall'ambito in cui lavori; in alcuni settori più che in altri le aziende hanno bisogno di fare ricerca e sviluppo per poter vendere. Soprattutto in Italia, dove le aziende tecnologiche di qualunque dimensione devono puntare sull'export per sopravvivere, c'è bisogno di investire in R&S per non chiudere i battenti.
Un'azienda tecnologica, con sede in Italia, che non investa in R&S è destinata a chiudere a breve (probabilmente ha già chiuso); con gli attuali valori di tassazione e di costo dell'energia le uniche imprese che possono sopravvivere sono quelle ad altissimo valore aggiunto; nel nostro settore (parlo indistintamente di elettronica e di elettrotecnica) questo valore aggiunto può solo essere tecnologico e può solo derivare dalle attività di R&S.
Certo, la ricerca in ambito aziendale è molto meno "libera" che in ambito universitario: non è che se ti svegli con un'idea del tutto fuori dall'ambito di interesse aziendale puoi decidere arbitrariamente di dedicarci mesi di tempo. Non hai inoltre una serie di vantaggi legati ai contratti "universitari" ed alla conseguente flessibilità nell'organizzazione della tua giornata di lavoro.
Del resto è molto più probabile che in ambito aziendale tu possa seguire lo sviluppo reale di un progetto, piuttosto che vederlo solo sulla carta.

Ci sono anche delle possibilità, per un giovane che lavora nel mondo dell'università, di entrare in contatto con le industrie, mediante progetti condivisi e consulenze. Questo ti consente di farti conoscere dalle industrie, magari tenendoti aperta una porta verso quel settore. Io lo vedrei senza dubbio come un plus rispetto al rimanere limitato all' ambiente accademico, magari a preparare i powerpoint per le lezioni, a fare ricevimento a studenti/tesisti oppure a fare il revisore di bozze per il professore... attività di solito di appannaggio di dottorandi/assegnisti di ricerca ma che poco hanno a che fare con la ricerca.
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[8] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto Utenterichiurci » 15 gen 2018, 10:29

ottima analisi Fpalone!

Aggiungo qualche ricordo personale: negli anni felici delle telecomunicazioni in Italia gli studenti venivano corteggiati ancor prima di laurearsi, e anche molte tesi erano fatte in collaborazione con l'Università.

Io stesso continuai lo sviluppo dell atesi nei primi mesi di assunzione.

Oggi (parlo per lo meno del mio ambito) sono diminuiti ANCHE gli investimenti privati in ricerca, ma il ruolo delle aziende private resta fondamentale, perfino in Italia.

Ovviamente non tutte, non conosco le statistiche ma immagino che le aziende grandi e/o quelle operanti in alcuni settori abbiano una R&D interna e spesso competitiva.

Le aziende medio-piccole o addirittura familiari ... temo che l'R&D la "subiscano" proprio quando non possono farne a meno
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[9] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 15 gen 2018, 13:05

Aggiungerei anche che gran parte della ricerca universitaria nell'ambito dei dispositivi elettronici si fa spesso e volentieri in stretta collaborazione con partner industriali di diverso tipo e dimensione, nell'ambito di progetti di vario tipo.

Quando parli di carriera accademica, Foto UtenteGidl, intendi ricerca solamente oppure ricerca e didattica? Perché la didattica prende tantissimo tempo e ci vuole una certa vocazione. Se ad uno non piace, è meglio orientare la propria carriera di conseguenza, perché altrimenti diventa un intralcio, si finisce per farla male e si rende infelici gli studenti.

Comunque sia, sempre meglio avere un piano "B" che comporti una carriera al di fuori dall'università. Ciò non è per forza un ripiego. Personalmente, quando mi sono messo a fare i vari concorsi, avevo anche un'ottima offerta di impiego fattami dal fondatore di una startup. La cosa mi ha permesso affrontare con una certa serenità le prove, perché sapevo che comunque sarebbe andata non sarei rimasto senza lavoro. Tuttora lavoriamo insieme nell'ambito di alcuni progetti e collaborazioni e gli sono ancora grato di quanto mi aveva offerto più di dieci anni fa.
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[10] Re: Carriera accademica - consiglio

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 15 gen 2018, 13:11

fpalone ha scritto:per carriera accademica, intendi una carriera accademica in Italia oppure all'estero?


Foto Utentefpalone ha dato molti ottimi consigli. Mi permetto solo di specificare che comunque sia anche per uno che voglia rimanere a vivere in Italia un'esperienza all'estero perlomeno di qualche mese è utile/indispensabile.
Meglio parlare diverse lingue e aiuta a rendersi conto che a seconda di dove si va non si lavora nella stessa maniera, il modo di rapportarsi agli altri non è lo stesso, etc.

Piccolo aneddoto: io quando vengo in un'università italiana mi sono reso conto che qualche volta lascio un po' spiazzati i miei interlocutori perché parlo italiano senza accento (insomma, quasi... dipende su cosa cade il discorso!), ma il mio modo di fare e le mie abitudini professionali sono al 100% quelle di un francese.
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