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Robinson Crusoe e la crisi

Topic show: società, politica, economia, filosofia, arte, scienze ecc.

Moderatore: Foto Utenteadmin

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[1] Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtenteMike » 8 set 2017, 23:23

Robinson Crusoe e altre tre persone sono naufragate su un'isola deserta. Sono affamati, infreddoliti e mezzi nudi. Hanno bisogno di riparo, cibo, vestiti, acqua potabile. Vivono in un'economia depressa dove è assente la produzione di beni e servizi. C'è chiaramente un problema di offerta, non di domanda.

E' ovvio dunque che l'unico modo per sopravvivere è quello di cominciare a produrre: raccogliere frutti, coltivare, costruire una capanna, cacciare o allevare animali, pescare, confezionare scarpe e pellicce, accendere il fuoco.

Dei quattro, l'unico super-produttivo è Robinson Crusoe, che - animato da spirito imprenditoriale - si alza presto alla mattina per lavorare alacremente. Gli altri tre hanno invece un atteggiamento indolente, lamentoso e fatalistico. Supplicano Robinson di sfamarli con un po' di ciò che ha prodotto. Robinson ogni tanto gli dà qualcosa per spirito di carità.

Un giorno i tre si riuniscono e annunciano a Robinson che è stata istituita una democrazia sull'isola, e che la maggioranza ha stabilito che il 90 % di tutto quello che ognuno produce sarà messo in comune.

Robinson però, con queste regole, non è più motivato a lavorare come prima. Non gli sembra giusto che il suo lavoro sia tassato al 90 %. Smette quindi di produrre, ma si rende conto ben presto che in questo modo tutti rischiano di morire d'inedia o di freddo.

Decide quindi di andare a lavorare dall'altra parte dell'isola. Nasconde in una grotta i frutti del suo lavoro, entrando quindi nell'economia sommersa e praticando l'evasione fiscale.

Consegna agli altri tre naufraghi solo una minima parte di quello che produce. I tre consumatori di tasse, giunti alla disperazione, decidono allora di aumentare al 95% la tassazione.

Sei mesi dopo arriva una nave. Esplorando un lato dell'isola, i marinai trovano i cadaveri dei tre naufraghi democratici, morti di fame e di freddo. Sull'altro lato dell'isola trovano invece un evasore fiscale pasciuto e in perfetta salute, pronto a tornare a casa.

Questa storia è stata usata da Arthur Laffer per illustrare i principi dell'economia dell'offerta e della curva che prende il suo nome nel libro "The End of Prosperity".

E' un avvertimento ai politici e ai burocrati di non esagerare con il livello di tassazione, se non vogliono rimetterci anche loro. Peccato però che al momento non sia applicabile all'itaGLia, dove a morire e a far la fame sono solo i Robinson Crusoe.

La dedico a Foto Utenterichiurci e a tutti quelli che, come lui (e lo stato ladro), sono convinti che l'evasione fiscale sia la causa della crisi itaGLiana e che se tutti pagassero le tasse le pagheremmo tutti di meno.
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[2] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto Utenteelettroigor » 8 set 2017, 23:40

Secondo me avete ragione entrambi. Se da un lato il problema è la produzione che si lega alla tassazione, dall'altro c'è la tassazione per avere servizi necessari alla produzione. E come dire vado in ospedale e pago il tiket ma con quali soldi è costruito l'ospedale pensi che non sia un problema tuo.
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[3] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto Utenterichiurci » 9 set 2017, 8:09

Ma io non ho detto mai che l'evasione è causa della crisi.... O_/
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[4] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtenteSjuanez » 9 set 2017, 8:47

Qalcuno qui ha ricevuto un F24 ben pesante dal commercialista :mrgreen:

Sull'assetto democratico, l'economia e la redistribuzione dei redditi ci sono tante teorie. In uno stato dove il 30% del PIL è frutto dell'economia sommersa poi, le implicazioni si intrecciano...

Io però non me la prenderei solo sul quantitativo di tasse prelevate e sui soggetti di questo prelievo, quello che fa salire il sangue al cervello è come poi vengano bruciati questi soldi.

Però è complicato fare un discorso di questo tipo perché ci si deve barcamenare tra economia, politica e infine filosofia. Ed è pure sabato! :D

O_/ O_/ O_/
Più so e più mi accorgo di non sapere.

Qualsiasi cosa abbia scritto, tieni presente che sono ancora al mio primo rocchetto di stagno.
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[5] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtenteSerTom » 9 set 2017, 9:03

Mike ha scritto:...Dei quattro, l'unico super-produttivo è Robinson Crusoe, che - animato da spirito imprenditoriale - si alza presto alla mattina per lavorare alacremente. Gli altri tre hanno invece un atteggiamento indolente, lamentoso e fatalistico. Supplicano Robinson di sfamarli con un po' di ciò che ha prodotto. Robinson ogni tanto gli dà qualcosa per spirito di carità. ...

E' chiaro che messa così ... la storiella ha solo un senso di lettura.

Ma l'economia, la democrazia, la politica .... insomma la vita REALE è un attimo più complessa.
Certo che è sbagliato pensare di ripianare il debito pubblico aumentando le tasse a chi già le paga ...
E altrettanto vero che cercare di ridurre l'enorme massa di evasione e, sopratutto, elusione ... è un obbligo civile oltre che morale !

Bye O_/ Ser.Tom
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[6] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 9 set 2017, 12:53

no Foto UtenteMike, quasi sempre siamo d'accordo su questo argomento ma stavolta no
la tua è una storia un po' vecchia, non certo da XXI secolo

quattro persone naufragano su un'isola sperduta, ma non proprio deserta
due persone comuni (senza sminuirle ma senza particolari meriti speciali)
un imprenditore
un sindacalista

ognuno cerca di riportare in questa situazione le sue conoscenze
le persone comuni cercano di arrangiarsi trovano grandi pianti che li riparano dalla pioggia vicino ad un fiume
l'imprenditore si fa un culo della madonna, ha recuperato i pochi attrezzi che c'era su una barca e cerca di costruire qualcosa
anche il sindacalista si è dato da fare ha trovato sulla barca un giornale, una cartine e due libri, vuole fondare un centro culturale e convince le persone comuni che devono unirsi per costruirlo
questo centro sociale saà diviso tra la sua abitazione ed il locale destinato alla cultura ed alle riunioni per decidere cosa e come fare per il bene comune

quasi subito si accorgono che c'è una tribù di autoctoni, sono oggettivamente un po' indietro in termini di progresso
le persone comuni in un primo tempo hanno paura che siano cannibali e ci stanno alla larga
il sindacalista li studia da lontano, del resto ha già un gran da fare a coordinare la costruzione del centro sociale
l'imprenditore si relaziona subito con loro, nella barca c'era un accenditore e con questo ha conquistato l'attenzione del capo tribù
poi gli ha insegnato ad usare una piccola cascata con una ruota strana che gli ha insegnato a costruire che con un elementare [non per loro] meccanismo di legno riusciva a macinare degli strani cereali commestibili, cosa che prima facevano a mano con un fatica infernale

a parte qualche problema i rapporti con i naufraghi in un primo tempo funzionavano
l'imprenditore gli passava qualcosa perché tanto lui aveva di più di quello che gli servisse, anche in virtù dei suoi accordi con gli autoctoni,
le persone comuni erano contente, non sapevano se invidiare o ringraziare l'imprenditore comunque i rapporti erano tranquilli
l'unico problema era tra l'imprenditore ed il sindacalista, in un primo tempo l'imprenditore passava qualcosa anche a lui poi avevano litigato per varie ragioni
il sindacalista aveva da dire perché l'impreditore costruiva solo la sua casa e non si dedicava alla costruzione della casa comune (quella dove abitava lui)
poi oltretutto l'imprenditore era cattivo, aveva perfino demolito una quercia centenaria piena di nidi di uccelli con la scusa che doveva costruirsi una casa !
per fortuna che quado l'imprenditore aveva smesso di passare cibo al sindacalista e lo dava solo agli altri loro ne passavano una parte a lui
poi in fondo era in grande minoranza, 1 : 3 per cui doveva per forza accettare le dicesioni giusti della commissione isolana popolare
"tutti dovevano collaborare ed una parte, rigorosamente definita [oralmente perché avevano finito l'inchiostro] definita e chi aveva di più doveva conferirlo presso la casa comune da dove sarebbe stato distribuito a chi aveva di meno"
dopo poco uno delle persone comuni disse una volta che quello che gli derivava dai conferimenti dell'imprenditore era di meno di quello che lui prima gli dava direttamente mentre lui [l'imprenditore] continuava a dire che i suoi conferimenti erano nettamente superiori a quello che prima regalava
ma il sindacalista gli spiegò che si ci fossero stati ancora tutti i libri che erano a loro disposizione nel continente evoluto lo avrebbe capito da solo, mancandogli la dovuta cultura i base l'unica è stare zitto

ma il tempo passa
l'imprenditore aveva contatti sempre più stretti con gli autoctoni, capiva tante cose della loro lingua
una parte degli autoctoni era interessata a quella che lui chiamava tecnologia e alla fine si mise a lavorare per lui
il capo tribù ghi riconobbe un'area riservata, in quella lavoravano autoctoni coordinati da lui che incamerava la produzione ripagandoli del lavoro con il semilavorato, farina, frutta, verdure ed altro
passava anche alla casa comune una parte dei prodotti, non era contento perché non riusciva a capire come altre tre persone potesso consumare ciò che avrebbe mantenuto 15 persone

le persone comuni progredivano, si sono costruiti una casetta abbastanza bellina e si sono presi un zona relativamente piccola, il capo tribù non ha avuto nulla in contrario perché comunque ra relativamente piccola, dove coltivavano qualcosa per sé e per la casa comune

il sindacalista aveva fatto costruire una bella casa per sé .... per la verità era meno bella di quella dell'imprenditore
l'avevano costruita degli autoctoni che erano stati retribuiti regolarmente e giustamente con prodotti che provenivano (scusate, ho abbastanza fantasia ma da dove venissero quei prodotti non riesco ad immaginarlo, scusate)

dopo vario tempo le cose si sono normalizzate
i rapporti con gli autoctoni sono diventati "circa cordiali"
le persone comuni hanno conosciuto dei autoctone carine a c'hanno pure fatto dei figli, va tutto abbastanza bene
l'imprenditore a sposato in pompa magna la figlia del capo tribù per cui i sui figli sarano contemporaneamente capi tribù e depositari della tecnologia
.... diciamo che la prima è abbastanza scontata, la seconda meno perché taluni giovano autoctoni sono riusciti con la loro intelligenza e la loro fantasia a migliorare ciò che avevano appreso e si stanno portando al suo livello
anche il sindacalista è andato avanti, si è trovato anche lui un tipa carina ed insieme sono riusciti a dividere la tribù
ora una parte della tribù giustamente critica il capoperchà non è giusto che la sua capanna sia più grande e sempre all'ombra mentre le donne sono finalmente incazzate nere con quei cazzo di maschilisti
continuano a svolgere la loro attività insieme che è quella di portare il verbo agli ignoranti i queli come è giusto sopperiscono al fatto che non hanno tempo di coltivare la terra

insomma, anche se un po' è lecito che di dispiaccia per i naufraghi almeno riconosciamo che il naufragio è sevito a portare la civiltà in un'isola sperduta
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[7] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 9 set 2017, 13:26

Foto Utenterichiurci ha scritto:Ma io non ho detto mai che l'evasione è causa della crisi....
stai diventando sofista
non hai mai detto DIRETTAMENTE evasione fiscale -> crisi
ma hai detto
evasione fiscale -> innalzamento aliquote
ma dato che
innalzamento aliquote -> causa principe della crisi
ne deriva che, SECONDO LA TUA OPINIONE
evasione fiscale -> innalzamento aliquote -> causa principe della crisi

ma mentre la seconda parte è facilmente dimostrabile de parte di chiunque la prima è una tua personale opinione
del resto quando ti ho chiesto di argomentare
BADA BENE : " ARGOMENTARE ! ", sarei stato stoltamente presuntuoso se avessi usato il termine " dimostrare "
questa tua tesi .........

............ sei sempre in tempo se ci credi ed hai argomenti :mrgreen:
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[8] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 9 set 2017, 14:45

Però, se si intende, o si estende, al termine aliquote, la valenza d'imposta diretta e indiretta, questa relazione non è "iniettiva":
Piero Azzoni ha scritto:(...) evasione fiscale -> innalzamento aliquote
ma dato che
innalzamento aliquote -> causa principe della crisi
ne deriva che, SECONDO LA TUA OPINIONE
evasione fiscale -> innalzamento aliquote -> causa principe della crisi (...)

cioè, non vedo una contigua attinenza (causa/effetto) tra innalzamento aliquote e causa principe della crisi; forse potrebbero anche esserci esempi che testimoniano un aumento delle tasse senza l'incombenza della crisi.

Saluti
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[9] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 9 set 2017, 14:50

cazzo Walter !!!
hai approvato l'intervento secondario e non quello dove mi ero impegnato di più !?!
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[10] Re: Robinson Crusoe e la crisi

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 9 set 2017, 14:55

Foto UtenteWALTERmwp ha scritto:cioè, non vedo una contigua attinenza (causa/effetto) tra innalzamento aliquote e causa principe della crisi; forse potrebbero anche esserci esempi che testimoniano un aumento delle tasse senza l'incombenza della crisi
chiedi a uno qualsiasi che lavora quale sia la maggior causa dei suoi esborsi e di quanto sia distaccata dalla seconda in classifica

poi ragionaci tu personalmente con la tua personale testa

se ti faccio vedere le mie spese svieni
ma non certo per le "prestazioni di terzi" o per le "materie prime" o per le "spese produttive in genere" che sono del tutto accettabili ...... capisci bene cosa rimane
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