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Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Topic show: società, politica, economia, filosofia, arte, scienze ecc.

Moderatore: Foto Utenteadmin

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[1] Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtenteMike » 12 set 2017, 12:52

Il premier Mario Monti ha fatto più volte questo ragionamento: ognuno ha il dovere di destinare una quota delle proprie risorse all’apparato politico-burocratico; di conseguenza, chi si sottrae a ciò sta aggredendo la comunità nel suo insieme ed è sostanzialmente un ladro; per tale motivo è necessario che la collettività sostenga quanti (uomini politici, agenzie specializzate, forze dell’ordine) sono impegnati nella repressione di tali reati.

Nella nota intervista in cui ha messo sotto accusa gli evasori fiscali e ha parlato addirittura di una “guerra” in corso, il premier Mario Monti ha sollevato questioni spinose, che stanno al cuore del dibattito filosofico della civiltà europea. Lo schema della riflessione di Monti, la cui sostanza è condivisa dalla quasi totalità del ceto politico in Europa e altrove, è un po’ il seguente: ognuno ha il dovere di destinare una quota delle proprie risorse all’apparato politico-burocratico; di conseguenza, chi si sottrae a ciò sta aggredendo la comunità nel suo insieme ed è sostanzialmente un ladro; per tale motivo è necessario che la collettività sostenga quanti (uomini politici, agenzie specializzate, forze dell’ordine) sono impegnati nella repressione di tali reati.

Sul piano storico-giuridico è interessante rilevare come la modernità abbia rovesciato i principi morali tradizionali, che in linea di massima consideravano un sopruso le pretese dello sceriffo di Sherwood, e non già la resistenza popolare dei servi di fronte ai signori. Quanti hanno confidenza con i testi della nostra tradizione religiosa sanno bene come il pubblicano (l’esattore) fosse una figura sociale sostanzialmente riprovevole, perché era costantemente portato ad abusare del proprio potere e soprattutto perché era al servizio del ceto politico e delle sue esigenze.

Ne La libertà e la legge, pubblicato in lingua inglese nel 1961, Bruno Leoni ricorda con quante difficoltà l’imposizione fiscale si sia radicata in età medievale. Basti pensare che «nel 1221, il vescovo di Winchester “chiamato a consentire ad una tassa di scutagium, rifiutò di pagare, dopo che il consiglio l’aveva concessa, perché dissentiva, e lo Scacchiere sostenne la sua difesa”». Leoni rileva anche che agli albori della modernità politica il principio no taxation without representation stava a indicare che nessuna forma di pagamento era autorizzata se chi doveva pagare non acconsentiva.

Tra il XVII e il XVIII secolo le grandi rivoluzioni furono essenzialmente ribellioni di carattere fiscale. In Inghilterra come in America, la società liberale nasce dalla difesa della proprietà di fronte al potere e, di conseguenza, da una strenua resistenza dinanzi alle pretese di ogni corvée e di ogni prelievo forzoso di denaro. Nel suo An Arrow against all Tyrants uno dei leader dei “livellatori”, Richard Overton, dichiarava senza mezzi termini: «Nessun uomo ha potere sui miei diritti e sulle mie libertà, e io non ne ho su quelli degli altri».

L’opposizione alla monarchia inglese si basava sulla convinzione che la salvaguardia della proprietà non fosse scindibile dalla quella della libertà. Il potere, insomma, ha sempre avuto bisogno di sottrarre ricchezze alla società, ma quest’ultima si è a lungo opposta a quelle pretese. Le cose sono mutate quando gli antichi re feudali si sono considerati gli unici possibili garanti dell’ordine e, di seguito, quando si è imposta l’idea che solo la coercizione statale fosse in grado di assicurare a tutti taluni beni e servizi.

Con le democrazie del welfare il rovesciamento di ruolo tra vittima e aggressore, sotteso alle parole di Monti, si consolida. In primo luogo, se “lo Stato siamo noi” (come ci raccontano le favole della religione civile, da Rousseau in poi) quando paghiamo le imposte non stiamo rinunciando a una parte del nostro reddito, né stiamo riducendo le nostre libertà. In secondo luogo, è ormai sempre più accettata l’idea che nessuno sia veramente titolare del reddito che produce: l’argomento di taglio collettivista, non dissimile da quello che legittimava i poliziotti che sparavano sui tedeschi dell’Est in fuga (quando provavano a valicare il muro di Berlino), è che noi siamo quel che siamo grazie agli investimenti pubblici.

Se siamo produttivi è perché lo Stato ci ha “costruito” come siamo. Da ciò discende che almeno una parte del reddito che creiamo è della collettività stessa. Ovviamente lo Stato è un’astrazione e non coincide affatto con la società. Si tratta però di una finzione utile a quanti grazie a essa sono in grado di imporre la propria volontà, ottenendo potere e risorse. In questo senso, non soltanto è difficile seguire Monti quando ci dice che il ceto politico è legittimato a tassare chiunque e come vuole: sulla base delle leggi che esso impone grazie alle procedure previste.

D’altra parte tutti si rendono conto quanto sia difficile simpatizzare per un senatore che legalmente guadagna 10 mila euro e condannare, invece, un artigiano che illegalmente ne incassa molto meno, poiché produce 3 mila euro, ma evade la metà di quanto – secondo le norme tributarie votate dai parlamentari – dovrebbe versare allo Stato. Se c’è una guerra, allora, questa oppone non già i buoni esattori e i cattivi evasori, ma due gruppi sociali che vanno diversamente definiti. Una tradizione di studi che ha mosso i primi passi ben più di due secoli fa contrappone quanti pagano più di quanto ricevono e quanti ricevono più di quanto pagano. Autori come Jean-Baptiste Say, Frédéric Bastiat, Herbert Spencer, Franz Oppenheimer, Albert Jay Nock, Ayn Rand e Murray N. Rothbard (ma un elenco completo sarebbe lunghissimo) hanno sottolineato precisamente il carattere redistributivo dell’azione pubblica, la quale spoglia alcuni gruppi e ne arricchisce altri.

Sulla base di questa semplice considerazione è comprensibile che quanti lavorano nel pubblico, vivendo delle risorse che il settore privato destina allo Stato, siano spesso portati ad approvare le parole di Monti, mentre coloro che operano nel privato sono assai più sensibili ai messaggi contro la violenza dello “Stato ladro”. C’è un’intervista rilasciata nel 1994 da Milton Friedman al Corriere della Sera che viene spesso ricordata dai nemici dell’imposizione tributaria. In quella circostanza l’economista premio Nobel rilasciò dichiarazioni esplicitamente a favore degli evasori: «L’Italia è molto più libera di quel che voi credete, grazie al mercato nero e all’evasione fiscale. Il mercato nero e l’evasione fiscale hanno salvato il vostro Paese, sottraendo ingenti risorse al controllo delle burocrazie statali». In quelle parole c’è la consapevolezza di un contrasto assai duro tra la parte produttiva della società e quella parassitaria.

Ora che declina la risibile contrapposizione tra una sinistra statalista e una destra analogamente statalista, la politica italiana potrebbe definire le proprie contrapposizioni proprio muovendo dalle parole di Monti e dal conflitto tra chi tassa e chi è tassato. Abbiamo qui lo scontro tra due visioni della società (una liberale e una collettivista) e soprattutto dobbiamo fare i conti con il concretissimo scontro di interessi tra due realtà sociali sempre meno in grado di dialogare e comprendersi. Perché se fino a qualche anno fa, la bestia da soma ha sopportato il carico quasi senza lamentarsi, questo ora non più possibile: e infatti molte imprese licenziano, altre chiudono, altre ancora si trasferiscono al di là dei confini.

I due gruppi sociali non sono facili da definire, anche perché la regolazione è talmente pervasiva e genera tante e tali opportunità di guadagni illegittimi (e del tutto legali) da far sì che ogni categoria è in un modo o nell’altro beneficiaria – oltre che vittima! – dell’intervento pubblico. Ma è pur vero che i commercianti e gli artigiani, gli operai e i liberi professionisti – e con loro tutti quanti con loro devono stare sul mercato e non hanno un reddito “garantito” – avrebbero da guadagnare dall’imporsi di un blocco di interessi che sappia individuare quale stella popolare i principi della libertà individuale, della protezione della proprietà, della salvaguardia dell’autonomia negoziale.

In un’Italia che sprofonda a causa del debito pubblico e dell’inefficienza di un conglomerato statale elefantiaco, costosissimo e terribilmente inefficiente, non ci sarebbe da sorprendersi se si assistesse allora all’emergere di nuovi soggetti politici caratterizzati da queste contrapposizioni, che in larga misura – non va dimenticato – sono anche di carattere territoriale. Perché non si può parlare di “questione settentrionale” senza comprendere questa stretta relazione tra uno Stato sfruttatore al servizio di vaste clientele e un Nord produttivo sempre più sfinito, in troppi casi incapace di stare sul mercato e sopportare gli oneri di una pressione fiscale e regolamentare ormai altissime.

Articolo di Carlo Lottieri docente universitario di Filosofia Politica, Università di Siena

Link all’originale: http://www.linkiesta.it/evasori-produtt ... -linkiesta
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[2] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 12 set 2017, 12:57

Foto UtenteMike !
Ma ti ha morso una tarantola ? !
Serve un vaccino, cioè, pardon, un antidoto ?

Saluti
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[3] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 12 set 2017, 13:20

Mah, caro Foto UtenteMike, il problema è che per avviare a soluzione (o almeno provarci) il problema di uno stato corrotto come quello italiano che, oltre ai politici, ha da tener su il culo a un sacco di "amici" che siedono sempre a tavola e mangiano sempre più che abbondante, non servirebbe una "riforma" bensì una guerra civile.

Senza, saranno tutte chiacchiere che lasciano il tempo che trovano... Anche le tue...
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[4] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 12 set 2017, 16:06

Foto UtentePiercarlo ha scritto: tutte chiacchiere che lasciano il tempo che trovano...
io invece sarò brevissimo :
i parassiti !
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[5] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtenteMike » 12 set 2017, 17:38

Piercarlo ha scritto:Mah, caro Foto UtenteMike, il problema è che per avviare a soluzione (o almeno provarci) il problema di uno stato corrotto come quello italiano che, oltre ai politici, ha da tener su il culo a un sacco di "amici" che siedono sempre a tavola e mangiano sempre più che abbondante, non servirebbe una "riforma" bensì una guerra civile.

Sulla guerra civile purtroppo concordo, infatti sarà quello che succederà... A mio avviso sei concentrato troppo sulla classe politica e non consideri invece chi comanda veramente. Come ben sai con Mani Pulite c'è stato un colpo di stato bianco. Hanno sostituito gran parte della vecchia politica corrotta, con l'eccezione dell'allora partito comunista, e al suo posto è entrata la nuova politica, quella onesta, incorruttibile e che lavora per il bene del paese (ovviamente è ironico). Il problema è che l'apparato statale, ovvero i burocrati e i boiardi di stato sono rimasti tutti. Se il politico rimane in carica per un certo periodo, chi lavora nell'apparato statale è per sempre, come i diamanti. Se prima i politici erano di un certo spessore, conoscevano la macchina statale e sapevano condurla, la maggioranza dei nuovi politici non sapeva nulla, men che meno governare un apparato elefantiaco pieno di leggi, regolamenti, ingarbugli vari, ecc. Questa nuova classe dirigente pertanto si è completamente affidata ai burocrati, per cui, se prima era la politica che comandava l'apparato, adesso è l'apparato che comanda la politica, ma siccome non sono visibili come i politici e conoscendo bene dove mettere i granelli di sabbia per bloccare gli ingranaggi, puoi capire bene come hanno acquisito potere fino ai giorni nostri. Anche perché fatta la legge, ovvero i principi generali, ci vogliono i regolamenti d'attuazione, per cui se la legge non è gradita, si mette una virgola qua, una punto di la, si cambia qualche parola con una simile ma di significato diverso e ZAC! La legge o il decreto diventano incostituzionali o non conformi e quindi si riparte da capo, ma nel frattempo è passata una legislatura e sono cambiate le teste di legno.
Piercarlo ha scritto:Senza, saranno tutte chiacchiere che lasciano il tempo che trovano... Anche le tue...

Senza dubbio, infatti io perseguo una soluzione individuale, dell'itaGlia "unica ed indivisibbbbbbile" me ne frego altamente, per me è morta e sepolta.
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[6] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtenteMike » 12 set 2017, 17:55

WALTERmwp ha scritto:Serve un vaccino, cioè, pardon, un antidoto ?

Perché? E' un problema esprimere le proprie opinioni? Mi rendo conto che c'è una certa reticenza ad esprimere le proprie opinioni soprattutto se antisistema, non allineate con il pensiero comune o estranee ai media mainstream. C'è una sorta di timore ad esporsi troppo che non si sa mai, magari i miei pensieri vengono letti dai miei clienti, dall'assessore del comune, dal vicino di casa, che la pensano in maniera diversa e non mi danno più il lavoro o mi tolgono il saluto. Se una persona ragiona in questi termini meglio perderle che trovarle. Io discrimino le persone per quello che interagendo con il sottoscritto possono fare o dire, non certamente per le loro idee e opinioni. Per quanto mi riguarda ho il massimo rispetto delle persone che, mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro qualche nickname, esprimono le loro opinioni in maniera sincera, senza fronzoli, preamboli, senza il linguaggio peloso del politicamente corretto o del piede in più staffe, anche se totalmente opposte alle mie, l'importante è mantenere il rispetto.
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[7] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto Utentegabrisav » 12 set 2017, 19:06

Mike, stai pensando di darti alla politica? se si, guarda che io ti voto :ok:
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[8] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 12 set 2017, 20:03

Mike ha scritto:Perché? E' un problema esprimere le proprie opinioni? Mi rendo conto che (...) l'importante è mantenere il rispetto.
ma figurati, nessun problema, e mi fa specie ti venga il dubbio al punto da rivolgermi la domanda.
E ancor più non ti sia accorto del tono ironico, quando a volte tu connoti con vena irridente i post.
Ciapesela no(non te la prendere) che poi parti per la "tangente", dopo hai voglia a scrivere di parassiti, collusi, corrotti e mantenuti.

Saluti
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[9] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto Utentemir » 12 set 2017, 20:18

Mike ha scritto:Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

I politici.
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[10] Re: Ma il problema sono gli evasori o i parassiti?

Messaggioda Foto UtentePiero Azzoni » 12 set 2017, 20:44

ci sono anche parassiti che non fanno politica
si potrebbero definire parassiti elevati al quadrato

è come per gli "evasori"
il problema peggiorissimo non è chi evade le tasse, è chi non le paga in maniera regolare .... e sono tanti !
pensaci
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