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Dallo schema al prototipo

Credo che la cosa piu’ difficile per un principiante sia quella di trovarsi di fronte ad uno schema elettrico da realizzare e non sapere da che parte cominciare.

Magari e’ da poco uscito da una scuola dove dovrebbe aver imparato un po' di teoria ma, vuoi per carenza di pratica di laboratorio, vuoi perche' per lui "e' la prima volta", quanto ha imparato sui libri si perde di fronte ad un pugno di componenti di cui ( forse ) conosce la funzione ma che non sa come mettere insieme al fine di ottenere un risultato finale soddisfacente e funzionale.

I piu’ intraprendenti, si buttano a testa bassa ammucchiando componenti su di una basetta e collegandoli in modo improbabile; altri intraprendono l’ardua via della realizzazione di un PCB tramite software dedicati ed entrambi spesso sprecano tempo e denaro, i primi pasticciando e bruciando componenti, gli altri perdendo ore ed ore sul computer per disegnare tramite software, una traccia di un circuito magari estremamente semplice. Poi seguira’ la realizzazione del PCB vero e proprio con la speranza, alla fine, di non avere fatto errori e dover cominciare da zero.

Rifacendomi al primo dei casi, ho avuto modo ultimamente di intervenire in un thread in cui il richiedente lamentava il non funzionamento di un semplicissimo oscillatore basato sul noto NE555; ho chiesto, per meglio comprendere dove fosse il difetto, una foto della realizzazione e mi sono visto presentare queste fotografie:

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Quando ho chiesto il motivo di “tanto abominio” e dell’estremo disordine, l’utente mi ha risposto:
“purtroppo è la mia prima esperienza di elettronica pratica, in 3 anni di superiori non ho mai fatto laboratorio se non per verificare la legge di ohm e altre 4 cavolate..senza qualcuno che insegni dal vivo non è facile come puo' sembrare, anche se ci sono i tutorial.”
Ho fatto le dovute osservazioni e spiegato come il circuito avrebbe dovuto essere fatto (perche’ potesse funzionare) e nel merito e’ intervenuto TardoFreak.
Letti i nostri interventi, DarwinNE ci ha sollecitati a fare dei nostri consigli un articolo cui attingere in questi casi; quindi abbiamo deciso di scriverlo insieme, per aiutare tutti coloro che si avvicinano al mondo dell’elettronica senza un minimo di esperienza ma con tanta volonta’ di imparare.
Gia’ in passato, sia TardoFreak che io abbiamo scritto articoli diretti ai neofiti (li potete leggere nei rispettivi blog) ed atti ad invogliare soprattutto i giovani all’apprendimento ed alla sperimentazione;resta comunque chiaro che senza un minimo di teoria, anche gli esempi pratici, se pur chiari, hanno un valore decisamente insufficiente.
Speriamo che questo nostro lavoro possa tornare di qualche utilita’ alle giovani leve (e anche a qualche meno giovane) che ancora trovano astrusi i montaggi o che addirittura non ne hanno mai fatti, non sapendo da dove cominciare.
In pratica, nelle pagine che seguiranno cercheremo di illustrare, in modo piuttosto dettagliato, come assemblare al meglio un circuito semplice e non su una millefori, partendo dal suo schema elettrico, sbrogliandolo e suggerendo tutto quanto necessario al fine di portarlo a compimento, naturalmente funzionante.

Indice

Un prototipo senza errori

Se dobbiamo realizzare un prototipo questo deve essere "error free" almeno per quanto riguarda la sua realizzazione pratica. Lo deve essere comunque ma, a maggior ragione, se questo è un nostro progetto. Il perché è presto detto: non dobbiamo aggiungere variabili e fattori che possano inficiare il funzionamento. Gli errori di cablaggio rientrano in queste variabili. Semplificando, ci sono due modi per realizzare un prototipo: farlo male con errori e poi andarli a scovare, oppure farlo bene, giusto, perfetto e senza errori. La seconda via è quella da percorrere perché, nel caso non funzionasse, potremmo escludere l' errore di costruzione e concentraci nell' errore di funzionamento.
Chiaramente questa necessita di un metodo. Un metodo molto semplice ma estremamente efficace necessita di:

  • Uno schema elettrico completo. Per completo s' intende completo di tutto ma proprio tutto tutto, a partire dai connettori per finire ai test point. E' necessario per fare in modo di non tralasciare nulla. Pensare "massì, questo lo metto dopo" oppure "vabbè, è normale che ci sia" è sbagliato. E' un po' come dire "o la va o la spacca" e qualsiasi persona di buon senso sa che quando si ha un approccio del genere "si spacca" sempre.
  • Una convenzione per il montaggio ed il cablaggio. Nei connettori non polarizzati un puntino nero in prossimità del pin 1 è sempre necessario e questo vale anche per le morsettiere che nello schema avranno i contatti numerati. I componenti discreti dovranno essere montati (salvo alcuni casi particolari) rispecchiando possibilmente il circuito su carta in modo da essere facilmente individuabili. Ottima cosa è usare piccoli rettangolini ricavati da etichette di carta che indichino il componente (R1, C1, Q4 etc.)
  • Un' idea di come posizionare i componenti. La regola base è ordine e disciplina. Quando è possibile allineare e rivolgere gli integrati nello stesso verso. Nel caso di apparecchiature audio stereo cercare la simmetria.
  • Un eventuale sviluppo del layout. E' necessario per i circuiti che presentano criticità (alte frequenza, possibilità di catturare disturbi e compagnia cantante) ma, in ogni caso, qualche convenzione sul tipo di cablaggio è utile. Ad esempio si può scegliere di cablare la linea di massa con reofori e/o filo nudo, la linea di alimentazione principale in rosso (quella negativa in verde, ad esempio) e le linee di segnali di un altro colore. Il colore dei fili è importante e non sarebbe male munirsi di un certo numero di matassine di filo di colore differente. Questo ultimo punto non è determinante se non ci sono problemi di posizionamento dei componenti (come ad esempio ci sono nei circuiti HI-FI od in radiofrequenza) oppure se non ci sono problemi di spazio (circuiti ultra miniaturizzati) ma sarebbe bene buttar giù uno straccio di layout in ogni caso.

Si procede dunque saldando i componenti e gli zoccoli degli integrati, i connettore, le morsettiere in modo da averli tutti sulla scheda e poi si realizzano dapprima tutti i collegamenti con filo nudo (le masse ad esempio) ed infine quelli con filo isolato seguendo la semplice regola di evidenziare sul circuito elettrico i collegamenti appena fatti.
In pratica si sceglie il collegamento da fare, lo si fa e con un pennarello si ricopre sul disegno del circuito il collegamento appena fatto. Se ne fa sempre e solo uno alla volta e, una volta fatto, si prende in mano il pennarello e si evidenzia per intero solo il tratto cablato. Non bisogna cadere nella tentazione di farne due e poi evidenziarli. Uno alla volta, con calma e pazienza. I disegni seguenti spiegano meglio il concetto.
Supponiamo quindi di dover cablare i componenti della rete che va dall' uscita di U1A al pin 4 di U1B e vediamolo nei vari passaggi:

Decido di cablare il pin 3 di U1A al negativo di C1. Prendo il saldatore e collego. Poso il saldatore e con il pennarello evidenzio il collegamento fatto in questo modo.

Poi, visto che D1 ed R1 sono (molto probabilmente) montati vicini decido di unirli con una goccia di stagno. Attenzione! Verrebbe voglia di collegare l' anodo di D1 con un terminale di R1 e subito dopo anche il catodo con l' altro terminale ma non si deve fare!. Prima collego l' anodo al terminale di R1, poso il saldatore e segno il collegamento fatto in questo modo.

Perché non si possono fare tutti e due? Perche in questo momento mi potrebbe squillare il telefono, qualcuno potrebbe chiamarmi, forse mi viene voglia di andare in bagno, insomma c'è sempre la possibilità di essere interrotti. Facendo in questo modo ho sempre chiaro il punto a cui sono arrivato perché non tralascio niente, neanche la minima cosa. Questo è il segreto per non commettere errori. Poso il saldatore Quindi proseguo collegando l' anodo di D1 (collegato al terminale di R1) a massa, poso il saldatore ed evidenzio il collegamento.

Poi faccio lo stesso collegando il catodo di D1 all' altro terminale di R1

Quindi il positivo di C1 al nodo catodo_D1-R1

Ed infine collego il nodo al pin 4 di U1B

A dire il vero questa esposizione sembra una di quelle descrizioni che si possono trovare nel libro "Guida galattica per imbecilli" ma è necessaria. E' un metodo semplice ma tremendamente difficile (come tutte le cose semplici) da mettere in pratica con calma e minuziosità. La calma, la precisione e il non cedere nel saltare i passaggi è il segreto per realizzare un cablaggio senza errori. Ed è un sistema garantito a 100,00%.
A circuito ultimato ci troveremo con uno schema elettrico con tutti i collegamenti evidenziati. Basta un' occhiata per vedere se mancano dei collegamenti, e se si è seguito alla lettera il metodo potremmo benissimo scommetterci la casa che non ci sono errori ... sicuri di non perderla.

Filo rigido, morbido, nudo o isolato?

Dipende da cosa si deve fare e anche un po' dal gusto personale. Usare un filo morbido (composto da più refoli) evita la rottura per fatica. Il rame, anche se è estremamente duttile e poco crudo, dopo un po' di piegamenti ripetuti tende a spezzarsi. Molto meno di altri materiali ma anche lui cede alla "legge del fil di ferro". Un filo sottile con più refoli può essere mosso per farsi spazio molto più di un filo rigido. Ma i fili morbidi sono generalmente abbastanza spessi ed a volte è necessario usare fili rigidi.
I fili rigidi si possono piegare e, quando piegati, mantengono la loro forma, inoltre sono generalmente molto più sottili. In circuiti con molti collegamenti (ad esempio un microcontrollore collegato con un bus di indirizzi a 24 bit ed un bus dati da 16 bit ad una memoria Flash necessita di molti fili (32 per l' esempio citato più tutti i segnali di controllo) e quindi il diametro dei fili diventa importante. In questo caso un filo fine e rigido è la scelta migliore.
I fili rigidi, soprattutto quelli sottili (come quelli usati con il wire-wrap) non devono essere spellati o, se proprio necessario, devono essere spellati con l' apposito attrezzo per evitare incisioni sulla superficie che indebolirebbero l' anima. E poi non serve spellarli perché a contatto dello stagno fuso la guaina di PVC si ritira scoprendo quel millimetro o due sufficiente per una buona saldatura.
Inutile dire che nel caso di circuiti di potenza bisogna tener conto delle correnti in gioco, delle eventuali cadute nei fili e nel fatto che un filo deve collegare e non comportarsi come un fusibile.
I fili nudi si usano si solito per le masse. A dire il vero anche per i collegamenti fra componenti quando si riescono ad evitare sovrapposizioni. Un cablaggio con filo nudo è affidabile e meccanicamente molto resistente. Sarebbe la soluzione migliore e lo è quando lo si riesce a fare.
Una menzione va fatta anche per le "piste di stagno". Sappiamo bene che su di una basetta millefori si possono realizzare piste di stagno unendo le palline depositate sulle piazzole. Il risultato è una specie di barra di stagno di notevole sezione. E' anche facile da realizzare quando si sa usare bene il saldatore ma non è priva di rischi. Il rischio maggiore è la presenza di "punti freddi" che all' occhio sembrano buoni collegamenti ma che in pratica sono delle interruzioni, anche parziali, delle saldature fredde insomma. Un altro grosso problema sta nel fatto che lo stagno è un metallo crudo quindi tende a spezzarsi facilmente se sottoposto a stress meccanici. E' quindi consigliabile un uso molto moderato di questa tecnica limitandosi ad unire fra loro tre o quattro piazzole al massimo. Per lunghezze maggiori è bene usare il filo, anche rigido ma usare il filo (o un reoforo).

Ora un po' di pratica

Fatte queste premesse cui dovreste strettamente attenervi, voglio ricordare che per costruire un circuito elettronico, oltre a consigli e regole, e necessario anche disporre di una, se pur minima, adeguata attrezzatura. Coloro che pensano basti un saldatore da idraulico e un po' di stagno comprato dal ferramenta, sono in partenza esclusi dal novero dei futuri elettronici.

Comunque, per non dilungarmi su questo punto, gia' in precedenza trattato piu' che esaurientemente, vi rimando a questo articolo http://www.electroyou.it/tardofreak/wiki/il-primo-laboratorio, di cui consiglio vivamente la lettura, prima di cominciare.

Per chiarire i vari passaggi necessari ad una buona realizzazione, ho preso a caso un circuito abbastanza semplice e lo ho realizzato fotografando via via le varie fasi che ora cerchero' di illustrare per una miglior comprensione.

La scelta e' caduta su questo schema,recentemente trattato sul forum; si tratta di un caricatore per piccole batterie al piombo capace di fornire la necessaria tensione e una corrente limitabile fino a un massimo di circa 1A.


Lo schema non presenta particolari difficolta' costruttive se si esclude il fatto che il LM317 e' disegnato in modo schematico e non come in effetti si presenta nella realta'. Qui troviamo infatti l'ingresso a sinistra, l'Adj al centro e l'out a destra; al contrario l'Adj e' a sinistra, l'out al centro e l'in a destra.

Dovremo quindi fare in modo di effettuare tutti i collegamenti, possibilmente senza creare incroci tra gli stessi e tenendo anche in considerazione il fatto che i due condensatori devono essere messi (come recita il datasheet) il piu' vicino possibile ai pin cui si riferiscono.

Bisogna, in pratica rifare il disegno e tradurlo in schema pratico da poter seguire per disporre i componenti nel modo migliore. Per fare questo, e' necessario perdere un po' di tempo in prove sulla carta, ne ci sono manuali che insegnino come fare perche' ognuno di noi puo'farlo nel modo che piu' ritiene opportuno, naturalmente attenendosi alle regole citate e, nei casi previsti, ai datasheet quando si tratti di circuiti in cui il layout diviene critico.

Io l'ho interpretato e disegnato cosi':

Ora, prima di cominciare, un'ultima raccomandazione; i reofori dei componenti normalmente sono sporchi,a volte ossidati, altre volte sono coperti dei collanti con cui vengono confezionati per cui, per ottenere buone saldature, e' opportuno pulirli con solventi o raschiarli con cartavetrata sottile. Anche una "passata" con solvente alle piazzole della millefori, sara' cosa utile.

Ora siamo pronti per iniziare il nostro lavoro; quindi muniamoci dello schema, dei componenti e della basetta ed andiamo a cominciare:

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per prima cosa andremo ad inserire sulla basetta tutti i componenti senza saldarli, allo scopo di verificare la fattibilita' del nostro schema per quanto attiene le connessioni; ricordiamoci che il lato rame e' fatto a bollini e che le piste devono essere fatte su di essi. Teniamoci quindi, per sicurezza, un po' piu' larghi onde evitare poi di non trovare spazio sufficiente.

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Ultimato il controllo , provvederemo a saldarli ad uno ad uno (cominciando dai piu' bassi) ed a tagliare con una tronchesina le parti in eccedenza dei reofori.

Al termine di queste operazioni la basetta, dal lato rame, dovrebbe presentarsi piu' o meno cosi':

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Dopo esserci procurati alcuni spezzoni nudi di filo telefonico e tenendo ben a mente quanto abbiamo letto in precedenza nel paragrafo "un prototipo senza errori", cominceremo ad effettuare i collegamenti ad uno ad uno, segnando contemporaneamente sullo schema i tratti realizzati.

Qualcuno, a questo punto, guardando la scheda dal lato rame, potrebbe essere tratto in confusione dal fatto che visivamente i componenti si presentano rovesciati; a costoro ed al fine di evitare spiacevoli errate interpretazioni, consiglio di stamparsi lo schema specchiato. Si troveranno cosi' nella condizione di dover semplicemente copiare.

A lavoro ultimato, lo schema cartaceo non dovra' mostrare collegamenti non evidenziati:

articolo 004 (1).jpg

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ed il circuito dovra' presentarsi dal lato rame, piu' o meno simile a questo

articolo 001 (1).jpg

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Ed ecco il prototipo portato a termine

articolo 006 (1).jpg

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Ora potremmo dare inizio al collaudo fornendo tensione al circuito ma, anche qui, dovremo prima osservare un'ultima ma necessaria regola.

Durante la lavorazione, spezzoni di filo o reofori tagliati sono finiti sul piano di lavoro unitamente a frammenti di saldatura; su questo "sporco" noi abbiamo appoggiato piu' volte la scheda in lavorazione che potrebbe averne raccolto una parte.

Dando tensione al circuito senza altre precauzioni, potremmo provocare dei cortocircuiti che vanificherebbero in tutto o in parte il nostro lavoro.

Quindi ora, con un pennello pulite la scheda con attenzione da entrambe le parti e, con uno straccio, il piano di lavoro. Date quindi tensione al circuito che, se avrete seguito tutte le regole, funzionera' "al primo colpo".

Altra semplice realizzazione

Come secondo esempio, ho pensato di farvi vedere, prendendo spunto dalle foto presentate in apertura, come dovrebbe essere invece realizzato quel tipo di circuito.

Lo schema e' quello semplice di un oscillatore astabile fatto mediante un IC NE555:


In questa occasione, visto che abbiamo a che fare con un circuito integrato e' sempre consigliabile l'uso di uno zoccolo, sia perche' agevola la sostituzione in caso di guasto, sia perche', mancando esperienza nella saldatura, l'IC potrebbe venire eccessivamente riscaldato danneggiandosi irreparabilmente.

A destra possiamo vedere lo schema pratico gia' sbrogliato. Questo secondo caso differisce dal primo perche' si usa in esso un circuito integrato la cui complessita' fa si che spesso non si riesca ad ottenere un schema esente da sovrapposizioni di connessioni.

Qui abbiamo infatti quelle segnate in colore che si intersecano; per ovviare al caso si possono considerare diverse soluzioni. Possiamo portare il contatto tra i pin 4 e 8 con un filo isolato o sul lato rame o sul lato componenti, oppure adottare la tecnica che io sempre uso, di saldare un filo sottile al disotto dello zoccolo prima del posizionamento:

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Come nel caso precedente partiremo dallo schema e posizioneremo i componenti necessari sulla basetta per controllare che ci siano gli spazi necessari:

Passeremo quindi alla saldatura degli stessi ottenendo, dopo il taglio dei reofori in eccesso, questo risultato:

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e faremo come nel caso precedente i dovuti collegamenti sempre ricordandoci di spuntare sullo schema quelli gia' fatti; il lato rame finito dovrebbe presentarsi piu' o meno cosi':

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Vi invito ora a confrontare il risultato finale ottenuto con le foto dell'introduzione.

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Il tutto e' stato assemblato su di una basetta da 28x27mm ed ho lasciato anche lo spazio agli angoli per eventuali viti di fissaggio.

Continuando la nostra rassegna e sempre restando in circuiti da farsi con collegamenti a rame nudo, vorrei ricordare che con questo sistema e possibile realizzare anche circuiti di una certa complessita' come quello che segue:

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Si tratta nel caso di un orologio digitale presentato tempo fa in un mio precedente articolo e si puo' notare, guardando il lato rame, che e' un circuito per nulla semplice e che richiede un'accurato studio del layout anche considerando che sul lato componenti non sono previsti collegamenti volanti a parte quelli strettamente necessari per i pulsanti ed interruttori dei comandi.

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In altri casi, come il seguente, e' necessario usare fili di connessione di diversa sezione per sopperire alle correnti in gioco. Nell'alimentatore di cui alle foto seguenti, sono stati usati conduttori rispettivamente da 0.5 e 1.5 mm.

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Quello che avete visto fino ad ora e' quanto sarebbe necessario conoscere per cominciare; per quanti, gia' piu' esperti, volessero approfondire l'argomento, abbiamo creduto opportuno sottoporre anche alcuni esempi di circuiti complessi e realizzati con tecniche diverse dalla precedente.

Esempi di circuiti complessi

Qui di seguito ci sono foto di alcuni esempi di realizzazione di prototipi realizzati con filature saldate ed un' analisi dei pregi/difetti che questi presentano.

Circuito semplice con microcontrollore

Lo scopo del circuito è provare a scrivere un programma per un micro, compilarlo e programmarlo.
Serve quindi un circuito minimo, dove potere in futuro aggiungere componenti per sperimentare o sviluppare un' apparecchiatura ma invece di investire tempo nel cablar circuiti (che è comunque una pratica pallosa) è meglio scgliere un percorso graduale, fatto di piccoli passi.
C' è bisogno di spazio libero e si parte dal "minimo sindacale":

  • Una morsettira per collegarci il tubo della benzina, l' alimentazione :
  • Un zoccolo su cui andrà inserito il micro. Nei prototipi si usa sempre lo zoccolo per qualsiasi integrato con più di 5 pin.
  • Un connettore a cui collegare il programmatore.
ATmega324P_fronte.png

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Questo è il cablaggio.

ATmega324P_retro.png

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Sono pochi fili collegati con filo rigido da wire-wrap. La massa è fatta di spezzoni di di reofori e si sono saldati solo i pin indispensabili per la tenuta meccanica (pin 1, 20, 21 e 40 del micro) ed il funzionamento (i segnali JTAG". Al bisogno si può smontare in poco tempo.
I fili sono bene piegati ed ordinati. L' esercizio dell' ordine è sempre una cosa ottima.

Modulo amplificatore e demodulatore FM

Lo scopo del lavoro è quello di montare un certo numero di moduli più piccoli possibile da inserire poi in altri prototipi.

ModuloFM_LC.jpg

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In questo caso il circuito è già provato e funzionante quindi gli sforzi maggiori sono nel cercare di rendere il circuito più piccolo possibile in modo da inserirlo in altri prototipi.
E' evidente che la maggior parte del lavoro è nello studio del layout. Lo studio è stato fatto in modo tradizionale, con carta a quadretti, matita e gomma per cancellare. Una volta ottenuto su carta il miglior layout si è proceduto con la costruzione di diversi moduli identici. Molti collegamenti sono solo ponticelli di stagno perché lo studio del layout ha cercato di coniugare facilità di montaggio, dimensioni minime ed affidabilità.

ModuloFM_LS.jpg

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Circuito di base per lo sviluppo di una apparecchiatura

Lo scopo del lavoro è quello di montare un circuito estratto da una scheda di sviluppo, verificare che il suo funzionamento sia corretto, per poi espanderlo fino alla realizzazione dell' apparecchiatura completa
Si parte quindi da uno schema di un circuito che non dovrà subire trasformazioni ma che dovrà essere ampliato durante lo sviluppo dell' apparecchiatura.

Proto_OK_LC.jpg

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Di questo circuito ne sono state realizzate tre versioni. La prima utilizza un microcontrollore ARM Cortex-M3 in contenitore TQFP da 100 pin. Per montare questo tipo di circuiti integrati si usano degli opportuni adattatori. La seconda, realizzata dopo aver verificato il buon funzionamento della prima, utilizza un micro ad 8 bit. La terza, dopo oppurtune modifiche al firmware di base, untilizza nuovamente un Cortex-M3 ma in contenitore a 48 pin che verrà utilizzato nella versione finale.
Prima versione.

Proto_ad_kazzum_LS.jpg

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Come si può notare è stata montata alla veloce e senza prestare attenzione all' ordine. In fondo si trattava semplicemente di vedere se il circuito poteva funzionare. Non è un lavoro ben fatto. Le filature sono volanti, non ordinate, è difficlie raggiungere i pin del micro senza aver bisogno di spostare i fili (e quindi correre il rischio di far saltare le saldature o romperli).
Il pregio sta nel ridotto tempo di realizzazione, i difetti oltre quelli indicati prima sono facilmente intuibili.
Seconda versione

Proto_accettabile_LS.jpg

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Basta un colpo d' occhio per capire che la realizzazione del circuito è stata presa più seriamente. In effetti il primo circuito ha esaurito il suo scopo (ma potrà ancora essere utilizzato se necessario) e questo circuito che monta un micro diverso serve per valutare il funzionamento dell' applicazione con un micro meno costoso ed eventualmente continuarne il montaggio aggiungendo le altre parti.
La forma è sostanza. il circuito è stato cablato con maggior ordine (accettabile), le filature sono meno "svolazzanti" ed una volta finito può benissimo essere ampliato con relativa facilità. I pin del micro sono tutti raggiungibili senza dover stiracchiare le filature e l' aspetto è sicuramente più professionale.
Di contro c'è ancora la possibiltà di "inciampare" in qualche filatura e strapparla. La stabilità meccanica non è delle migliori anche se buona.
Terza versione
La scelta del micro da utilizzare è stata fatta. Lavorando sul firmware del primo circuito sono stati reindirizzati ingressi e uscite in modo da adattare l'applicazione allo stesso micro ma in contenitore con meno pin. A questo punto lo scopo del circuito è avere una base cablata affidabile, i pin del micro facilmente raggiungibili, una buona stabilità meccanica ed un aspetto professionale.

Proto_OK_LS.jpg

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Come si può notare è un lavoro che si può considerare ben fatto, vediamo meglio in dettaglio:

  • le uniche saldature coperte dai fili sono quelle che non dovranno mai più essere toccate e cioè il collegamento con il modulo RF ed il connettore JTAG per la programmazione.
  • Attenzione è stata posta nel cablaggio della linea a 3,3V (filo rosso) dell' alimentazione. Dalla foto si vede che il collegamento utilizza una struttura a stella senza loop. E' facilmente raggiungibile in diversi punti per alimentare gli altri circuiti che verranno montati in futuro.
  • La filatura gialla è la VDD del core del microcontrollore ottenuta dal regolatore interno al micro stesso. Anche questa presenta una struttura a stella.
  • La linea di massa, realizzata con filo nudo, circonda il micro ed è sempre raggiungibile. Non ci sono loop.
  • Le filature sono legate fra di loro e questo fornisce un' ottima resistenza meccanica.
  • L' aspetto è ordinato e professionale. Non è un particolare di poco conto quando si presenterà il lavoro al committente.
  • L' aggiunta di componenti non presenterà difficoltà e potrà essere fatta comodamente.

Conclusioni

Come si è detto all' inizio dell' articolo, mediante la realizzazione su millefori si possono realizzare prototipi o apparecchiature su misura (uno o due esemplari) molto affidabili e di una complessità notevole senza aver bisogno di ricorrere al circuito stampato. Inoltre lo sviluppo di un circuito stampato contenente centinaia di collegamenti è sicuramente più difficile che realizzare un prototipo filato, e tramite la filatura si può ottenere una grande densità di componenti.
Il tutto senza bisogno di attrezzature particolari (bromografi, bagni di sviluppo e quant' altro) ma con il semplice utilizzo di fili, attenzione e metodo, ed una certa capacità nel maneggiare il saldatore.

Naturalmente non pretendiamo, con questo misero articolo, di aver detto tutto quello che ci sarebbe da dire sull'argomento; e' tuttavia auspicabile che questo nostro lavoro serva a dissipare i dubbi di coloro che intendono cominciare questa "avventura", indirizzandoli in modo consono ad una soddisfacente realizzazione dei loro progetti.

Con la speranza di non avervi annoiato con questa tiritera di "consigli utili", Stefano e Marco vi ringraziano per l'attenzione prestata e vi rimandano ai loro prossimi lavori.

Ciao

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Commenti e note

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di ,

I vostri, scusate..☺

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di ,

Senza i tuoi preziosi consigli, mi sarei di sicuro trovato in alto mare, complimenti per la semplicità con cui spieghi i passaggi, grazie mille come sempre!!!

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di ,

Questo bell'articolo non lo avevo mai visto e ci sono "passato sopra" dopo aver risposto di recente ad un Topic sull'argomento. Bravi.

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di ,

grazie .... veramente utile

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di ,

Ottime indicazioni per gli inesperti come me! Complimentissimi. Ciao!

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di ,

ottimo lavoro,molto dettagliato...complimenti!!!

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di ,

complimenti!ottimo articolo!

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di ,

Vi faccio i miei complimenti siete stati chiarissimi grazie

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di ,

Ciao mi è piaciuto il vostro articolo perchè avete toccato il nocciolo della questione "passare alla pratica" che a volte sembra perdersi intorno a tanta teoria. Sono convinto che senza pratica (esercizio) la teoria serve a ben poco e comunque non si acquista padronanza della materia! Visto che siete così esperti potete consigliarmi un sito di elettronicache tratta simili argomenti?

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di ,

Ottimo lavoro. Questi articoli sono sempre molto utili per chi come me non ha esperienza pratica nella realizzazione di circuiti stampati

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di ,

Leggendo un poco alcuni commenti, mi viene in mente che si dovrebbe approfondire anche in merito alle pratiche più comuni: pulizia del saldatore, pulizia delle piazzole e delle piste, uso di conduttori in buono stato, non ossidati, stagnatura preliminare. Osservando le prime due foto, quello che sembra essere "elementare" ad un esperto, evidentemente non lo è affatto per un obbista.

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di ,

Grazie mille Marco e Stefano. Un ottimo e utilissimo articolo per chi, come me, sulle millefori ha sempre fatto fatica a fare cablaggi decenti...

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di ,

Io per esempio facevo sempre una graffetta sui collegamenti fatti...L'idea dell'evidenziatore è molto più comoda :) bell'articolo!

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di ,

Spesse volte sono proprio i lavori filati che devono essere dati cosi come sono al committente che "qualcosa" ha chiesto. Un articolo che da' un notevole aiuto in tal senso.

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di ,

Complimenti, davvero un ottimo lavoro!

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di ,

Applausi! Ottimi consigli e bel "reportage" sul montaggio di un circuito completo. Chissà che anch'io non riesca finalmente a imparare a montare in modo decente un circuito su millefori :-)

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di ,

"Ai ragazzi" ... è bellissimo!

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di ,

Bello e basta. Lo segnalo ad un mio carissimo amico che insegna elettronica all'istituto tecnico. Apprezzerà sicuramente e lo utilizzerà come base per dare alcune indicazioni ai ragazzi. Bravi.

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di ,

Buon lavoro , c'è da aggiungere che quando si monta un circuito non si deve avere fretta di vederlo funzionare .Bisogna perciò andare passo dopo passo con calma ed evitare inutili delusioni!

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di ,

Mi domando se sarà mai in grado di assemblare circuiti su millefori così bene! Il modulatore/demodulatore FM è impressionante, così come l'ultimo circuito. Io solitamente assemblo a intuito...;) Complimenti davvero a entrambi!!

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di ,

Articolo notevole.

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di ,

Vi ringrazio sentitamente anche a nome di Stefano per l'apprezzamento dimostrato al nostro lavoro.

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di ,

Bravi ragazzi, eccellente lavoro .. ;D

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di ,

GRANDI!

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di ,

Chapeau! Ho solo da ridire sul collegamento sotto lo zoccolo: non lo si vede e quindi ci si dimentica che c'e`, se in fase di debugging lo si dovesse tagliare sarebbe scomodo...

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di ,

Complimenti a tutti e due e grazie mille , così avrò meno difficoltà a realizzare dei circuiti :)

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di ,

Bravissimi!!! Avessi avuto qualcuno come voi ad insegnarmi quand'ero ragazzino!!!

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di ,

Aggiungo anche i miei di complimenti agli autori....davvero un interessantissimo articolo ben fatto!!!

Rispondi

di ,

Complimenti Stefano, complimenti Marco. Veramente un bel lavoro. -carlo.

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