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Telecomunicazioni musicali

Informazioni ed emozioni


Gli ultimi articoli di clavicordo

pubblicato 2 anni fa, 390 visualizzazioni

"Nella comunicazione, il rapporto che intercorre tra il segnale ed il rumore, ovvero quanto di quello che si ascolta è informazione e quanto invece soltanto sottofondo, viene definito Signal to noise. “Un simbolo dell’attuale stato di salute della musica al quale ci siamo ispirati per darci un nome”: a raccontarlo è Violetta Leoni, voce e fondatrice, insieme a Stefano Bottarelli, esperto di synth, dell’omonima band nata a Parma nel 2013".

In fondo, le telecomunicazioni fondano i loro obiettivi sulla lotta tra "segnale" e "rumore".

Il segnale è energia le cui variazioni di forma sono associate a significati prestabiliti, scelti in un campionario la cui estensione può anche essere virtualmente infinita, come nel caso del segnale analogico. Anche se in pratica non lo è mai, perché l’infinito è solo una comoda astrazione mentale, che stranamente ci fa semplificare i calcoli, perlomeno in molti casi: la matematica con l’infinito (in particolare quella del continuo) è in generale meno difficile di quella del finito, peggio se “discreto”.

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pubblicato 2 anni fa, 444 visualizzazioni

Ognuno di noi ha a che fare con le password, a volte chiamate PIN = Personal Identity Number se numeriche, sia a livello personale che a livello di attività lavorativa. Si tratta di qualcosa di piuttosto fastidioso, un prezzo che la tecnologia attuale ci costringe ancora a pagare. E’ vero che da anni esistono altri mezzi di identificazione, quali i Token (che producono le OTP= One Time Password) che ci danno le banche, i metodi “bio” e forse altri che adesso mi sfuggono. Quindi c'è stato qualche progresso significativo nel mercato dell’autenticazione. Tuttavia questi metodi hanno finora una diffusione assai limitata, e, specie quando si tratta di soldi che girano, la preoccupazione di quanto sicura sia la transazione con il sito web del momento (o con lo sportello bancomat, ma su quello possiamo fare poco) non ci lascia mai del tutto tranquilli.

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pubblicato 2 anni fa, 360 visualizzazioni

pare abbia detto il filosofo George Santayana (1863 – 1952). Così ogni tanto non è male ripercorrere la storia, anche quella della tecnologia, che nel nostro caso può essere ristretta a quella dell'informazione digitale. E’ quello che fa, a grandi linee, la rivista on line Network World nel celebrare i 30 anni della sua esistenza.

Si parte quindi dal 1986, quando l’informatica stava rapidamente diventando un fenomeno di massa, per passare in rassegna gli eventi che appaiono cruciali ma che i più giovani di noi tendono a non conoscere e quelli più vecchi (come me) a guardare con un pizzico di nostalgia. In realtà, almeno nel mio caso, la nostalgia non è tanto per le apparecchiature dimenticate, quanto per la giovane età che non c’è più. Eppure anche qui si nasconde un inganno: non necessariamente da giovani si è così giulivi e si vive un tempo così meraviglioso. Spesso il passato viene idealizzato, forse nel tentativo di esorcizzare alcune difficoltà del presente. Ho pensato comunque di riportare qui i punti principali (o meglio che a me appaiono tali) evidenziati da Network World; magari l’elenco, un po’ US oriented, non è completo e se qualcuno vuole aggiungere altre voci è il benvenuto!

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pubblicato 3 anni fa, 559 visualizzazioni

Noi tutti usiamo i numeri con grande disinvoltura e non capita spesso di farsi domande sulla loro natura. Se ne studia qualcosa a scuola e, al di là del corso universitario di matematica, i numeri vengono usati secondo i criteri pratici suggeriti dalle necessità di turno. Gli informatici e anche gli elettronici hanno dimestichezza con il sistema binario e la maggior parte di loro sa anche perché i computer lo preferiscono a quello decimale. Lo stesso dicasi per la comunicazione. Nel nostro mondo sempre più digitale numeri e comunicazione sono sempre più correlati.

I numeri sono entità concettuali, intuitivamente associati al concetto astratto di quantità, che noi possediamo in modo intuitivo, fin da bambini. Quando impariamo a contare sappiamo indicare la quantità di oggetti con un nome, detto “numero”, che cambia proprio come cambia la quantità. Ciò significa che ogni volta che si aggiunge un oggetto all'insieme di partenza serve un nome diverso per indicarne la quantità (1, 2, 3,.. sono nomi che indicano quantità). In tempi antichi, quando nacque l’esigenza di dare un nome alle quantità, i nomi dei numeri erano pochi: da un certo punto in poi, bastava dire qualcosa di simile a “molti”.

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pubblicato 3 anni fa, 559 visualizzazioni

Oggi l’Internet è una realtà che diamo per scontata e i discorsi sociologici su di essa sono quasi sempre noiosi se non ormai inutili, almeno nel mondo cosiddetto occidentale. Tuttavia non mi è parso disprezzabile quanto scrive Geoff Webb, che è Director of Solution Strategy presso la NetIQ (società americana che fornisce soluzioni di gestione delle infrastrutture IT, specialmente della sicurezza):

Gli scrittori di fantascienza immaginano spesso un mondo in cui i nostri robot-servitori sono in grado di spezzare le catene dei loro padroni e di dominare il mondo, in un'orgia di distruzione anarchica. E se ciò fosse già accaduto e nessuno se ne fosse accorto? Come ho scritto nel mio ultimo post del blog, l'”Internet di tutto” ci presenta immense opportunità di ridefinire il modo in cui interagiamo e beneficiamo della tecnologia, così come ci lancia sfide altrettanto grandi nel nostro modo di pensare la privacy, la sicurezza, e su chi possiede davvero la nostra identità. Ma se quegli scrittori avessero previsto giusto, per evitare che le macchine intelligenti (smart machines) prendano il sopravvento dovremmo porci delle domande, del tipo: stiamo seriamente considerando i requisiti che riteniamo accettabili per quelle macchine quando sono interconnesse? E ancora: stiamo facendo le domande giuste ai produttori di quelle macchine? [...]

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pubblicato 4 anni fa, 290 visualizzazioni

Gartner, Inc. è un'autorevole organizzazione leader nel mondo delle società di consulenza e di ricerca sulla Information Technology (IT). Fornisce continuamente dati utili alle scelte strategiche e alle decisioni. I suoi clienti, più di 9.000 in tutto il mondo, sono alti dirigenti IT in grosse aziende e agenzie governative, in imprese leader nell'alta tecnologia e nelle telecomunicazioni, in società di servizi professionali. Fondata nel 1979, Gartner ha sede a Stamford, Connecticut, USA e ha 6.600 associati, tra cui più di 1.500 analisti e consulenti, e ha clienti in 85 paesi.

Questo non per fare pubblicità, peraltro gratuita, ma per dire che le previsioni che riporto non provengono proprio dall’ultimo arrivato. Dunque cominciamo con il vice presidente di Gartner, David Cearley, secondo il quale bisogna guardare ai clienti in modi nuovi e speciali e cioè attraverso quelle tecnologie che costituiranno la base abilitante del cambiamento; l’IT avrà a che fare con tutto, dalle tecnologie virtuali alle macchine intelligenti, dall’analisi dei dati dovunque si trovino alla preparazione di ambienti completamenti sicuri [completamente? utopia?...].

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pubblicato 4 anni fa, 1.005 visualizzazioni

Nel leggere la rivista on line Network World del 30 luglio scorso, mi sono imbattuto in un articolo il cui titolo mi ha colpito: Why TCP/IP is on the way out (Perché il TCP/IP sta per andarsene). Ora, chiunque abbia a che fare con le reti sa che il TCP/IP è in realtà una coppia di protocolli, che fa parte della "suite TCP/IP" su cui si basa tutta l’Internet. Pensare che la loro fine sia vicina stimola una certa curiosità verso ciò che dovrebbe sostituirli.

La prima formulazione del RLNC, ossia la versione random del network coding, compare anni dopo, nel 2013, con lavori svolti dalla succitata università danese in collaborazione con il prestigioso MIT (Massachusets Institute of Technology) e il Caltech (California Institute of Technology). L’argomento è abbastanza complesso e spiegarne i vari perché in profondità è certamente al di là dei miei scopi. Mi accontento di fornire un quadro generale di quello che potrebbe diventare un tema “caldo” in un futuro non lontano.

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pubblicato 4 anni fa, 573 visualizzazioni

Questo breve excursus sulla “logica” non riguarda direttamente la logica dei circuiti così come la conosciamo noi elettrici, anche se, naturalmente, la riguarda indirettamente, come conseguenza. Ma la logica dei circuiti è roba che risale grosso modo alla metà del ‘900, mentre io vorrei occuparmi qui, anche se in modo forzatamente sintetico, delle basi del pensiero logico, nel senso delle regole o leggi che lo governano e della loro storia. Mi baserò a questo scopo sul libro di P.G. Odifreddi Le menzogne di Ulisse (Longanesi – Milano – 2004) di cui riporterò brani tra virgolette, oppure riassunti di suoi brani, senza virgolette e senza più citarlo.

Che cos’è la logica? E’ “lo studio del lògos: cioè del pensiero e del linguaggio. O meglio, del pensiero come esso si esprime attraverso il linguaggio. Il che significa che perché ci possa essere una logica ci deve essere un linguaggio. ” Qui già bisogna fare una precisazione: il linguaggio è stato “inventato o scoperto” relativamente di recente dall’Homo sapiens (circa 190.000 anni fa).

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pubblicato 5 anni fa, 546 visualizzazioni

Non essendomi dimenticato dell'invito di Admin a parlare di musica, dopo aver detto qualcosa su J.S. Bach e su W.A. Mozart, che sono riuscito a legare a temi di genere matematico, più adatti a un blog come questo, adesso mi sono lanciato con Beethoven. Qui il legame si fa difficile ... Comunque l'inizio tenta un'attinenza con l'elettricità che, forse non casualmente, chissà, ha cominciato a essere studiata proprio ai tempi del grande musicista, cui l'energia creativa, pur tra mille sofferenze, non viene mai meno e, per il modo in cui la manifesta in musica, mostra una certa affinità con quella elettrica.

Luigi Magnani riporta che Beethoven aveva detto a Bettina Brentano, una famosa scrittrice tedesca sua amica:

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pubblicato 5 anni fa, 1.148 visualizzazioni

Noto che l'argomento altoparlanti e affini si presta spesso a fraintendimenti. Certo, non è un argomento dei più semplici, forse anche perché implica tre discipline quali acustica, meccanica ed elettronica, e scusate se è poco, come direbbe Piero Pelù (ma anche la maggior parte dei toscani). Allora, nel tentativo di chiarire un po' le idee prima di tutto a me stesso, ho pensato di scrivere qualcosa sull'altoparlante dal punto di vista del rapporto tra potenza elettrica e potenza acustica, restando però sulle generali, evitando di entrare in dettagli costruttivi. Per farlo ho abbondantemente utilizzato il sito http://www.sengpielaudio.com/index.html in cui si trovano spiegati con una certa diligenza (anche se con molte ripetizioni) questo e altri generi di argomento. Mi scuso in anticipo se dirò cose ovvie per molti.

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Chi sono

clavicordo - profilo

Nome: Claudio Bonechi

Reputation: 14.146 4 11 12

Bio: sono un ing elettronico di telecomunicazioni, laureato al Politecnico di Torino;sono anche diplomato in pianoforte, con alle spalle una discreta attività concertistica. Sono costretto però a lavorare nell'informatica. La matematica mi è sempre piaciuta. Ho lavorato anche nel campo della musica elettronica dai secondi anni '60, quando era ancora in fase pionieristica, con E. Zaffiri, al Conservatorio di Torino.

Web: http://www.facebook.it

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  • Auguri

    Tanti tanti auguri!!!! anche se in ritardo... O_uu_O 22:54

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