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Telecomunicazioni musicali

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Gli ultimi articoli di clavicordo

pubblicato 6 anni fa, 2.424 visualizzazioni

Questa volta parlerò di musica, invece che di aspetti tecnici collegati ad essa. Poichè l’argomento è di una vastità ingestibile, dirò qualcosa di un autore fondamentale per tutto l’Occidente (e ormai anche per il resto del pianeta): Johann Sebastian Bach. Con lui si è aperto un mondo nuovo perché rappresenta sia la sintesi di tutto il passato sia la premessa (e non solo) per tutto quello che verrà dopo, compresi i giorni nostri. Un gigante della musica, molto amato anche dai jazzisti.

Ne parlerò a partire dalla mia modesta esperienza personale. Mi scuso quindi per il tono un po’ autobiografico. Quando cominciai a studiare il pianoforte, all’età di 9 anni (avevo già fatto un anno di solo solfeggio, noiosissimo), i primi piccoli pezzi di Bach mi apparvero subito difficili e solo alcuni piacevoli; ma il programma li contemplava e bisognava studiarli. Erano tutti tratti dal “Quaderno musicale di Anna Magdalena”, una raccolta di piccoli pezzi per i principianti che Bach aveva scritto nell’ambito della sua attività didattica, notoriamente intensa. Negli anni successivi dovetti affrontare alcuni brani dalle Suites francesi e inglesi, che per la maggior parte mi rimanevano ostici e poco gratificanti. Li trovavo un po’ astrusi, lontani dalla mia idea fanciullesca di musica, un’idea di musica “melodica”, formatasi sulle canzoni che sentivo cantare alla radio e dalle persone che popolavano il mondo provinciale in cui vivevo (negli anni ’50 specialmente le donne cantavano molto mentre lavoravano in casa). La svolta avvenne quando, a dodici anni, nei miei giri estivi in bicicletta mi trovai nei pressi della Basilica dell’Osservanza, situata poco fuori le mura di Siena, la mia città di origine. Dalla chiesa arrivava un chiaro e invitante suono di organo. Entrai.

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pubblicato 7 anni fa, 929 visualizzazioni

Un commento a un mio articolo precedente manifestava interesse verso la radiazione acustica effettuata da quella parte dello strumento a corde detta tavola armonica. Si tratta di un argomento assai complesso, come complessa è l’acustica, e, ancora di più, la dinamica dei fluidi: se non si fanno assunzioni semplificative, infatti, le equazioni necessarie diventano così complesse da essere ingestibili anche dai supercomputer. Girando su Internet ho trovato un interessante blog di un professore americano, il Dr. James B. Calvert, Associate Professor Emeritus of Engineering, University of Denver Registered Professional Engineer, State of Colorado, raggiungibile in http://mysite.du.edu/~jcalvert/ che comprende una quantità impressionante di argomenti. Ho pensato allora di tradurre la parte della radiazione acustica, facendola precedere da una (sua) parte descrittiva delle onde. Ho anche liberamente inserito la numerazione delle espressioni; qua e là ho aggiunto delle precisazioni e tolto qualche frase, considerando che lo stile del professore è alcune volte un po’ sbrigativo, altre volte generosamente votato al dettaglio; le mie aggiunte più sostanziose sono riportate tra [ ].

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pubblicato 7 anni fa, 2.281 visualizzazioni

Molti degli strumenti a corda hanno un eccitatore “impulsivo”, a pizzico o a percussione: in questo modo la chitarra, il mandolino, il clavicembalo, il clavicordo, l’arpa, ricevono meno energia e quindi emettono un volume di suono minore rispetto agli strumenti a eccitatore ripetitivo, come gli archi e i fiati; è chiaro quindi che per essi un adattatore energetico efficiente è fondamentale.

Non è certo un caso che la chitarra abbia avuto una diffusione così grande da quando le si sono applicati dei microfoni alle corde; anzi, la presenza dell’amplificazione l’ha trasformata in uno strumento ben diverso dalla chitarra tradizionale ormai detta “acustica”, conferendole altre possibilità sonore, insieme al basso elettrico.

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pubblicato 7 anni fa, 8.841 visualizzazioni

Gli strumenti musicali sono un bell'esempio di applicazione dei principi fondamentali della fisica delle onde meccaniche avvenuta fin dall’antichità, quando quei principi non erano noti. La creatività umana è riuscita a produrre oggetti in grado di emettere suoni, fenomeni acustici piuttosto rari in natura, perché essa produce in prevalenza rumori. In molti testi dell’era pre-cristiana si trovano svariate descrizioni di strumenti a fiato, a corda e a percussione; lo strumento musicale più antico in assoluto pare sia un flauto che risale a circa 40.000 anni fa, conservato in un museo di Lubiana, Slovenia. Tutti gli strumenti musicali sono basati su elementi risonanti, ai quali viene fornita una certa quantità di energia “di eccitazione” per produrre oscillazioni della pressione dell’aria dotate di una certa regolarità anche se complesse, ossia suoni e rumori variamente “colorati”, che potremmo chiamare i “mattoni della musica” e che vanno a stimolare il nostro udito e soprattutto la sua elaborazione cerebrale. Gli aspetti fisici di queste oscillazioni devono sposarsi con la nostra percezione acustica, la cui caratterizzazione ricavata su base statistiche è ben conosciuta.

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pubblicato 7 anni fa, 3.154 visualizzazioni

Il termine “risonanza” riveste molti significati e riguarda vari aspetti del sapere. Qui di seguito farò qualche considerazione qualitativa (quindi senza formule) sulla risonanza come fenomeno fisico, limitatamente agli aspetti acustici. Con il termine “acustico” spesso si indicano anche tutti i fenomeni ondulatori meccanici, con frequenze anche molto al di là del campo di udibilità, e le applicazioni della risonanza sono molteplici: dallo studio dei materiali, ai sonar, alle marmitte dei motori a due tempi, alle casse acustiche “bass reflex”. Ciò che scrivo qui è orientato principalmente all’acustica musicale.

E’ interessante notare che in natura la maggior parte dei fenomeni acustici sono classificabili come rumori. La discriminante tra rumori e suoni è, in prima grossolana approssimazione, individuabile dallo spettro di frequenza: è continuo per i rumori, è a righe equispaziate per i suoni. Naturalmente nella realtà la maggior parte degli spettri acustici saranno misti, ossia composti da zone continue a cui si sovrappongono righe non soltanto equispaziate e la distinzione suono – rumore non è netta. In natura i suoni veri sono rari, prodotti solo da pochi animali, per lo più uccelli, o incidentalmente da fenomeni atmosferici, per esempio il vento che fa “risuonare” certe cavità. Il suono è energia meccanica di forma particolare, e la sua produzione richiede circostanze altrettanto particolari.

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pubblicato 7 anni fa, 2.252 visualizzazioni

L’acustica musicale si trova a cavallo tra fisica acustica e pratica musicale, due temi a cui sono mi sono sempre interessato. Ho pensato di offrire un excursus qualitativo veloce ma rigoroso, scegliendo gli aspetti che ritengo di base per i quali ho utilizzato anche alcune parti di un lavoro da me fatto qualche anno fa.

In un sito dell’Università di Modena e Reggio si legge: “l'onda è una perturbazione che si propaga nello spazio e che può trasportare energia da un punto all'altro. Tale perturbazione è costituita dalla variazione di qualunque grandezza fisica (es. variazione di pressione, temperatura, intensità del campo elettrico, posizione, ecc..).” In questa variazione, che spesso è periodica o quasi-periodica, l’energia si trasforma continuamente da potenziale in cinetica e viceversa, cosa che potrebbe continuare per un tempo infinito se non intervenissero gli attriti a “degradare” l’energia trasformandola in calore.

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pubblicato 7 anni fa, 1.233 visualizzazioni

Dal punto di vista puramente tecnico, la grandezza “Informazione” (così come usata nella Teoria dell’Informazione di Shannon) ha poco a che vedere con il concetto di informazione comunemente inteso, che si riferisce alle notizie e al sapere in generale. Ciò ha generato una certa ambiguità nell’uso di questo termine, generando equivoci o fraintendimenti.

Per chiarezza, chiamiamo "informazione tecnica" la grandezza “(quantità di) informazione” elaborata da Shannon, chiamata generalmente "I" e misurata in bit. Chiamiamo "informazione comune" l’informazione come viene intesa nei media e nella vita quotidiana: in sé non è una grandezza fisica, ma, per noi esseri umani, qualcosa di mentale, che in generale ha (o avrebbe) lo scopo di aumentare la nostra conoscenza.

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Chi sono

clavicordo - profilo

Nome: Claudio Bonechi

Reputation: 13.636 4 11 12

Bio: sono un ing elettronico di telecomunicazioni, laureato al Politecnico di Torino;sono anche diplomato in pianoforte, con alle spalle una discreta attività concertistica. Sono costretto però a lavorare nell'informatica. La matematica mi è sempre piaciuta. Ho lavorato anche nel campo della musica elettronica dai secondi anni '60, quando era ancora in fase pionieristica, con E. Zaffiri, al Conservatorio di Torino.

Web: http://www.facebook.it

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