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Elettrotecnica e non solo

Esplorare l'universo elettrico, fuori e dentro di noi.


Gli ultimi articoli di admin

pubblicato 8 giorni fa, 149 visualizzazioni

Nel forum un utente ha chiesto cosa succede se si interrompe una delle resistenze di un carico trifase collegato a stella. La risposta gli è stata data, ma poiché ne avevo iniziata una anch'io, ho deciso di concluderla in questo articolo. Si tratta di un semplice esercizio sul trifase fondamentalmente. Già che c'ero comunque l'ho affrontato con diverse metodologie: il classico Millman e la scomposizione dei sistemi dissimmetrici. Insomma un bell'esercizio per tenere la mente in esercizio. Non ci sono solo le parole incrociate, i cruciverba crittografici o i quiz di carlomariamanenti ;-).

Consideriamo allora il seguente circuito trifase con carico a stella resistivo squilibrato (R1,R2,R3)ed alimentazione simmetrica ([Formula]).

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pubblicato 12 giorni fa, 209 visualizzazioni

PS: Beh, che dire? Mi ero completamente dimenticato di un articolo scritto appena sei anni fa sullo stesso tema. È proprio vero: i vecchi finiscono per dire sempre le stesse cose! Ad ogni modo, ormai la frittata è fatta :-(

Lo studio di un sistema trifase simmetrico ed equilibrato si riconduce allo studio di un circuito monofase, come noto. Quando le tensioni sono dissimmetriche ed i carichi squilibrati è ancora possibile riportarsi allo studio di reti monofasi, mediante la scomposizione del sistema dissimmetrico in tre reti simmetriche, denominate rete di sequenza diretta, rete di sequenza inversa e rete di sequenza omopolare (o zero). Il metodo risulta molto utile nell'analisi delle più importanti dissimmetrie che si verificano negli impianti in conseguenza guasti come interruzioni di fasi e cortocircuiti tra fasi o tra fasi e terra o neutro. L'articolo è la riedizione di un vecchio articolo in cui sono riportati anche i contenuti teorici, revisionati e con qualche aggiunta, di un altro paio di articoli ( (1, 2).

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pubblicato 3 mesi fa, 700 visualizzazioni

Scrivere di questa cosa non ci pensavo proprio. Poi Giovanna dice: “Dovresti scrivere un racconto”

Stavo descrivendo come, secondo me, era avvenuto il ritrovamento. Non la sua spiegazione più ovvia per un razionalista, ma la più degna, dal mio punto di vista, del suo valore intrinsecamente mistico. Io ribatto: ”Scrivilo tu, che hai intuìto la possibile soluzione, cercando, trovando e recitando il ‘Si quaeris!’ in tempo!” Ma lei replica: “ Scrivilo tu che sei bravo! Io non sono brava!” “Ma come? tu tieni il diario giornaliero da anni. Sei allenata!” protesto.

Però eccomi qui davanti al computer. Ho pensato in effetti: “Finalmente ho qualcosa di positivo ed allegro. Dopo chi se ne va per sempre, gli anni che si accumulano, il coronavirus imperante, fatti che mi instradano inevitabilmente verso il mio substrato leopardiano, dove, senza riuscirci, cerco di capire o, se non capire, accettare almeno serenamente che la vita non può essere che così, finalmente posso rilassarmi con qualcosa di più leggero, dove il mistero non fa tanta paura, ma quasi ci assicura che può esistere una protezione da insidie di qualsiasi genere”

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pubblicato 4 mesi fa, 1.003 visualizzazioni

Sembra impossibile, ma molti parcheggiano l’automobile proprio all’imbocco della stradina larga cinque metri, in fondo a cui sta la mia abitazione; senza capire, o fregandosene, che non si può più, arrivando dal ponte nuovo, curvare ed entrare nella stradina ostruita, e che si è costretti ad una fermata in mezzo alla strada principale, con tutti i pericolosi inconvenienti che ognuno può immaginare. E’ gente poco riflessiva, senz’altro pigra, una pigrizia che favorisce la superficialità, sicuramente poco rispettosa degli altri, o indifferente.

Un furgoncino Fiat Ducato, di quelli che viaggiano costantemente a 110 all’ora su qualsiasi strada, e curva o non curva ti sorpassano, era parcheggiato addirittura sulla mezzeria della stradina: anche riuscendo a curvare non si poteva proseguire, il furgoncino lo impediva. Come al solito ribollii dentro di me al volante della mia auto, facendomi attraversare da parole che cerco in genere di non scrivere:“Sto’ cretìn, arda ti sl’è la manéra ad parchegiar! I gh'è propia i stronz in zir!”1

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pubblicato 4 mesi fa, 845 visualizzazioni

Da alcuni giorni ascolto quasi ininterrottamente i tre album della raccolta “In direzione ostinata e contraria” di Fabrizio de André.

E’ il mio terzo acquisto su iTunes che praticamente scopro come distributore di musica dopo sette anni di Mac. Nei primi due giorni di questa settimana ho seguito in TV la fiction sulla vita di Faber, così lo aveva soprannominato l’amico Paolo Villaggio.

Faber ha prodotto canzoni che per la mia generazione non potevano non esserci. Una sensazione che a cinquant’anni di distanza è ancora più forte.

Il disegno sopra è della primavera del 1968. Lo ricordavo, e rovistando tra i miei antichi appunti, mentre il mio nuovo mini Hi-Fi Panasonic PM 250 riproduceva le canzoni di Faber, l’ho trovato; era nel quaderno dalla copertina rigida gialla, con gli esercizi di Analisi I; non mi aspettavo fosse lì, chissà perché; l’ho scannerizzato e riportato qui. E’ l’immagine che ho sempre associato ai brani del primo album della raccolta.

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pubblicato 5 mesi fa, 791 visualizzazioni

Ho letto, qualche mese fa, "Perché E = mc2 ?" di Brian Cox e Jeff Forshaw edito da Hoepli. Mi è sembrata un'interessante, e direi anche appassionata, divulgazione sulla relatività. Poi magari nel momento cruciale lascia qualche perplessità ed insieme però anche desiderio di approfondire.

Ho allora scritto alcuni appunti per chiarirmi meglio i principali concetti. Già che c'ero, ho pensato di pubblicarli nel mio blog, non tanto per affermare "così stanno le cose", quanto piuttosto per stimolare all'approfondimento qualche fisico di maggior valore che dovesse per caso leggerli, sia precisandoli o anche correggendoli, sia proponendo qualche suo lavoro di maggior peso.

È facile da ricordare e le sue conseguenze scientifiche, tecniche e sociali, sono state enormi. Sto naturalmente parlando della formula proposta da Einstein centoquindici anni fa

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pubblicato 5 mesi fa, 882 visualizzazioni

Il titolo è quello di un thread nel nostro forum. Stiamo attraversando un periodo surreale, caratterizzato dall'hastag #IoRestoaCasa, un provvedimento che vorrebbe cercare di fermare la pandemia che sta sconvolgendo il nostro modo di vivere. Sentiamo la necessità di svolgere attività che ci impegnino, per non essere solo pervasi dal clima di incertezza e paura che ci avvolge. Nasce il desiderio di rendere più concreti i contatti virtuali che anche il nostro spazio permette di coltivare. Alcuni allora, parlano di ciò che stanno facendo, dal giardinaggio alle riparazioni, dai restauri alle ricerche linguistiche, ed il colloquio su ciò che ci appassiona ci fa sentire più vicini, più partecipi alle sensazioni dell'altro. La mia attività con l'obbligo di restare a casa, non è in realtà cambiata molto rispetto a quella precedente, anche se mi mancano, ad esempio, l’aperitivo del sabato con Roberto o il paio d'ore di passeggiata in bici, ora che è giunta la primavera.

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pubblicato 1 anno fa, 580 visualizzazioni

Chissà se i nati dal 2000 in poi, erroneamente chiamati millenials da testate giornalistiche italiane (l'ho scoperto poco fa ;-)) sanno come si fotografava nel secolo scorso. Attualmente tutti fotografano tutto con facilità estrema. Non c'è pranzo o cena in cui non si immortali il piatto servito per spedirlo al gruppo di amici su Whatsapp. Qualcuno anche dice: "Beh, ora che lo abbiamo fotografato, possiamo anche andare!" Migliaia, milioni, miliardi di foto fanno correre i bit dei tera, peta, exa pixels catturati dai CCD, nell'aria, nelle fibre ottiche, nei cavi del web. Tutti o quasi, hanno in tasca uno smartphone che oltre a tutto il resto, è la macchina fotografica sempre a portata di mano. Constatare cos'è successo in poco più di dieci anni, da quando Steve Jobs presentò il primo iPhone, ha dell'incredibile. Sì, l'ho appena letto dopo una ricerca su Google: lo smartphone non è stata un'invenzione di Jobs, ma non si può sottovalutare l'impulso dato alla sua diffusione dal visionario guru di Apple. Così la fotografia, mediante questo aggeggio, è diventata un'attività universale.

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pubblicato 1 anno fa, 650 visualizzazioni

Nel precedente articolo ho ricordato che EY ha avuto ed ha come matrice l'Elettrotecnica, ma che ha tentato, e tenta ancora, di essere una fonte di intrattenimento. Naturalmente l'intrattenimento dovrebbe essere di qualità, e la speranza era, ed è ancora, che la qualità fosse, e lo sia ancora, presente negli utenti di EY. L'intrattenimento è inteso come la capacità di esprimere se stessi ed i propri interessi culturali, coinvolgendo gli altri e stimolandone lo spirito creativo e comunicativo. Chi segue da tempo EY sa che ogni tanto propongo piccole storie personali, a volte legate al sito a volte alla vita di tutti i giorni, raccolte in una specie di diario, cui ho appiccicato l'aggettivo asincrono, sia come firma nascosta per il richiamo alle macchine elettriche, sia per il "timing" in cui certi eventi mi inducono a fissarli in un ricordo per comunicare sensazioni ed emozioni. Non so se sia una buona idea o meno, e se riesco, almeno un po', nel mio intento, ma ci ho provato e continuo a provarci. Ad ogni modo, a parte "le mie cose", diciamo così, sono apparsi alcuni racconti molto graditi, come quelli divertentissimi di carlomariamanenti, o i pezzi ironici e spiritosissimi del nostro indimenticabile Tardofreak o quelli tecnico-filosofici di Kirkegaard, o quelli tecnico-sentimentali di attilio, ma non solo di loro, i primi che mi sono venuti in mente, ma anche PietroBaima, GuidoB, mir, WALTERmwp, 6367, Guerra, sebago, lillo, clavicordo ... Insomma con questa premessa ho voluto ricordare cosa vorrebbe essere anche, almeno dentro di me, ElectroYou: senz'altro un qualificato sito di riferimento nel campo elettrico, ma anche un piccolo social network in grado di ritagliarsi un minuscolo spazio tra i giganti del genere. Un social noto magari a pochi, ma, per quei pochi almeno, appagante per la sua capacità di generare e consolidare amicizie che vanno oltre l'interesse tecnico che li ha fatti incontrare nel mondo virtuale. Ecco allora un nuovo pezzetto di "Diario asincrono" ( che qualcuno ha definito in un commento l'apoteosi di un egocentrico :-))

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pubblicato 1 anno fa, 2.729 visualizzazioni

EY è nato come sito per l'Elettrotecnica ed i suoi derivati, non disdegnando di allargarsi ad altri campi e perfino di proporsi come "intrattenimento". Il suo bacino di utenza è costituito da tecnici e professionisti del settore elettrico e da studenti, oltre che da semplici interessati. Nel forum si svolgono le varie discussioni e si aiutano studenti nello svolgimento di esercizi. "Si aiutano", significa che non si eseguono gli esercizi su richiesta, ma si consigliano coloro che mostrano i loro procedimenti ed i loro dubbi, utilizzando gli strumenti di colloquio tecnico-virtuale disponibili, quali LateX per le formule matematiche e FidoCadJ per gli schemi elettrici. A volte poi gli esercizi svolti, che nel tempo affondano e diventano difficili da recuperare, sono raccolti e proposti in un articolo, come in questo caso. Ecco allora tre esercizi sul trasformatore, per tenersi in esercizio, rinfrescare le origini didattiche di EY, e ripescare altri articoli simili presenti nel sito, dei quali, in fondo, sono riportati i link

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(91 pagine)


Chi sono

admin - profilo

Nome: Zeno Martini

Reputation: 186.297 9 12 17

Bio: Ingegnere elettrotecnico. Maturità classica. Laurea dell'Università degli Studi di Padova, 1974. Insegnante di Elettrotecnica fino al 2006. A suo tempo socio collaboratore e consulente di Microtec sas e Softel srl. Fondatore e conduttore del sito Electroportal, ora ElectroYou, insieme al figlio Nicolò, matematico e webmaster.

Web: http://www.electroyou.it/

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