Un circuito come questo
e` evidentemente un sistema retroazionato e usando il metodo di Rosenstark e` facile calcolarne il guadagno di anello, valutarne la stabilita`...
Un fatto invece normalmente passato sotto silenzio nei corsi e nei libri di elettronica (con qualche eccezione come [1] e [6]) e` che se una funzione di trasferimento ha a denominatore una somma, allora necessariamente c'e` una retroazione negativa. Ad esempio un partitore di tensione, che ha funzione di trasferimento
, ha una somma a denominatore, e quindi e` un sistema retroazionato. I sistemi retroazionati si nascondono in semplici circuiti quali i partitori e altri in cui non si sospetterebbe la presenza di un anello con guadagno. Questo articolo si propone di mostrare sotto un'altra luce questi semplici circuiti.
Non bisogna pero` dirlo agli audiofili, altrimenti non usano piu` neanche i partitori :)
Non tutti i sistemi retroazionati si possono disegnare facilmente come due blocchi
e
. In alcuni casi esistono altre soluzioni molto piu` semplici, per cui questa possibilita` non viene mai esplorata. In altri casi invece la semplice rappresentazione a blocchi non e` facile da ottenere, e spesso non la si utilizza, anche se in ambedue i casi i sistemi sono retroazionati.
Indice |
Partitore di tensione
Che un partitore di tensione sia un sistema retroazionato lo si puo` intuire dal fatto che la tensione di uscita dipende dalla corrente che assorbe il carico. I passi logici per ottenere lo schema a blocchi retroazionato sono questi. La tensione di uscita
e` data dalla tensione di ingresso
meno la caduta di tensione sulla resistenza
. La caduta di tensione sulla resistenza
e` data da
e infine la corrente che passa attraverso
e` data dalla tensione di uscita ai capi di
, cioe`
Nella figura seguente, tratta da [1], c'e` lo schema a blocchi.
Il blocco G2 e` il legame fra la tensione di uscita e la corrente che attraversa R2. Questa corrente passa anche attraverso
e provoca una caduta di tensione pari a
che si va a sottrarre dalla tensione di ingresso, che e` proprio quanto dice il diagramma a blocchi.
Il guadagno di anello
vale
mentre il guadagno ad anello chiuso e` dato da:

che e` proprio la relazione del partitore.
La teoria della retroazione c'e`, ed e` visibile nello schema a blocchi. Che convenga usarla in questo caso, direi proprio di no :).
Esiste un altro modo di rappresentare lo stesso partitore con uno schema a blocchi diverso dal precedente. In questo caso si considera che la resistenza
trasforma la differenza di potenziale ai suoi capi
in una corrente
e questa corrente viene trasformata in tensione di uscita dalla resistenza
. Le equazioni sono

Il nuovo schema a blocchi di questa interpretazione e` il seguente:
In questo caso il guadagno di anello vale
, diverso dal precedente (anche lo schema a blocchi e` diverso!), mentre il guadagno ad anello chiuso e` dato da:

dove nella seconda espressione si e` moltiplicato per
. Anche se lo schema a blocchi e` diverso, le espressioni sono diverse, il risultato finale e` lo stesso.
Questo secondo modello permette anche di trovare l'impedenza vista dall'uscita dal partitore (in pratica l'impedenza di Thevenin). Consideriamo una corrente di disturbo iniettata sull'uscita del partitore. L'impedenza di uscita e` data dal rapporto variazione della tensione di uscita diviso per la corrente iniettata, e ovviamente questa resistenza vale
.
Se si lavora con le tecniche dei controlli automatici, in questo caso degli schemi a blocchi, la corrente di disturbo iniettata sull'uscita viene rappresentata come nello schema a blocchi a destra:
A questo punto per avere l'impedenza di uscita basta calcolare dallo schema a blocchi il rapporto
avendo in precedenza annullato il generatore di ingresso
. L'operazione e` lecita perche' il sistema e` lineare. Per trovare la funzione di trasferimento si ridisegna lo schema a blocchi in modo da evidenziare il blocco
e il blocco
:
Anche questo schema a blocchi rappresenta un sistema con retroazione negativa: l'inversione, al posto di essere come al solito sul sommatore di ingresso e` lungo il percorso di retroazione, ma c'e` sempre. Il guadagno di anello vale:
e il guadagno ad anello chiuso e` dato da:

che e` appunto quello che sapevamo trovare al volo. Questo pero` fa vedere che anche un semplice partitore e` un sistema con retroazione, e se si applicano correttamente le regole dei sistemi retroazionati, si ottengono i risultati noti per altra via.
Un po' di teoria
In generale un qualunque componente o parametro W entra in forma bilineare in una funzione di trasferimento H in questo modo:

Questo risultato era stato ricavato da Bode [2], senza pero` che ne vedesse l'applicazione come e` stato poi fatto da Middlebrook nel Teorema dell'Elemento Aggiunto [3].
Si possono definire due valori limite di H, quando W tende ad infinito e W tende a zero. In questo caso si ha

e

Inoltre si puo` ancora definire una grandezza

Con queste definizioni, la funzione di trasferimento H(s) si puo` scrivere come

che e` la relazione dei sistemi retroazionati secondo Rosenstark [4][5].
Se
oppure
allora
non si riesce a scrivere nella forma indicata il che significa che non c'e` reazione. Da notare che se
oppure
non si ha una somma a denominatore, e come detto all'inizio di questo articolo, non c'e` retroazione, mentre una somma a denominatore di una funzione di trasferimento implica che, piu` o meno nascosta, ci sia un anello di retroazione.
Negli esempi mostrati il guadagno di anello e` reale e positivo, e quindi il sistema non puo` diventare instabile.
Il partitore in versione complicata
I seguenti due esempi di feedback sono equivalenti al partitore e sono basati sul primo dei due schemi a blocchi presentati. Al posto di una resistenza
si genera in altro modo la caduta di tensione.
Immaginiamo di mettere in serie a
una resistenza di sense
(di valore trascurabile rispetto a
) con il suo amplificatore differenziale di guadagno
, che genera quindi una tensione

dove
e` la corrente che passa in
e che vale
La tensione
comanda un generatore di tensione pilotato in tensione con guadagno
, collegato come in figura a sinistra:
La tensione di uscita vale


Qui il loop lo si dovrebbe vedere, e se si risolve rispetto a
si ottiene

dove il termine
e` la resistenza equivalente
.

Dividendo per
, per portarsi nella forma solita


Si puo` anche calcolare il guadagno di anello. Si lavora ad esempio all'uscita dell'amplificatore, scollegando l'uscita dell'amplificatore A dal generatore k, iniettando nel generatore k una tensione
e calcolando la tensione che si ha all'uscita di A, che viene chiamata
, come mostrato nella figura seguente:
Per trovare il guadagno di anello si annullano i generatori indipendenti, in questo caso
, e si calcola
cioe` la tensione di ritorno in funzione di
, ottenendo:

Il guadagno di anello

e` per definizione


che e` proprio il guadagno di anello calcolato in precedenza. Se si vuole vederlo in un altro modo, un po' piu` astratto, si puo` usare il circuito di destra, che e` equivalente a quello analizzato dove si vede meglio il sommatore/sottrattore. Le equazioni sono esattamente le stesse, si e` solo spostato il guadagno
del generatore pilotato all'interno dell'amplificatore A, e si e` rappresentato la sottrazione con un blocco al posto di mettere in serie a
un generatore di tensione pilotato.
Trasformatore connesso con retroazione
Un altro caso di retroazione (negativa) si ha ad esempio in questo circuito:
Qui il loop e` anche facile da vedere: si preleva la tensione di uscita
e la si confronta con la tensione di ingresso
. L'equazione di questo circuito e`:

Trovando il valore di
si ottiene

Anche qui il guadagno di anello e` positivo, quindi retroazione negativa. Si puo` anche invertire il collegamento del trasformatore (ad esempio scambiano i terminali del secondario, cosi` da avere i pallini dalla stessa parte), la retroazione diventa positiva, e lascio ai curiosi di scoprire cosa capita a
quando
e la retroazione e` positiva. Si puo` vedere cosa capita sia con le equazioni, sia ragionando sul circuito.
Da notare che questo circuito normalmente lo si usa con l'ingresso dove e` indicata
e l'uscita dove e` indicata
. Cosi` mi pare sia piu` facile da analizzare, altrimenti diventerebbe una retroazione corrente corrente.
Questi circuiti ovviamente non vanno normalmente analizzati con i metodi della retroazione, sono solo due esempi per far vedere che questa si insinua dove meno ce lo aspettiamo (basta che ci sia una somma a denominatore che si e` in presenza di una reazione)
Ringraziamenti
Questo articolo deriva da alcuni post che avevo scritto circa la retroazione che compare in contesti inaspettati. Ringrazio ADMIN che ha messo insieme gli articoli, e a me e` solo rimasto da dare una ripulita! Wed_17, Piercarlo e TardoFreak sono stati "instrumental" a manifestare le loro curiosita` e perplessita`, spingendomi a scrivere poi questa pappardella, il cui scopo neanche tanto nascosto e` di confondere le idee :)
Riferimenti
[1] Beccari, C. - Teoria dei Circuiti Elettronici, CLUT 1997.
[2] Bode, H.W - Network Analysis and Feedback Amplifier Design, van Nostrand 1945.
[3] Middlebrook, R.D. "Null Double Injection and the Extra-Element Theorem," IEEE Tr. on Ed, Vol. 32, No. 3, Aug. 1989, pg 167-180.
[4] Rosenstark, S. - Feedback amplifier principles, Macmillan 1986.
[5] Rosenstark, S. "A Simplified Method of Feedback Amplifier Analysis", IEEE Tr. on Ed, Vol. 17, No. 4, Nov, 1974, pg 192-198.
[6] Rossetto, L. - Elettronica Analogica: Approfondimenti, Esculapio 2015.

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