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Gli ultimi articoli di clavicordo

pubblicato 2 mesi fa, 617 visualizzazioni

I poliedri sono l'equivalente dei poligoni, trasportati nello spazio "solido" cioè a 3 dimensioni. Un poligono è una figura chiusa formata da un certo numero di lati, ossia segmenti, che sono disposti in modo da avere tutti in comune un'estremità, presi a due a due. Nei poliedri, il ruolo dei lati viene svolto dalle facce, che sono a loro volta poligoni.

Mentre con i poligoni, che stanno su un piano (spazio a 2 dimensioni) abbiamo una certa familiarità (triangoli, rettangoli, pentagoni, etc.) non altrettanto si può dire dei poliedri, anche se conosciamo la piramide e il prisma.

Poligoni e poliedri possono essere convessi, concavi, stellati, intrecciati

I poligoni regolari sono caratterizzati da una simmetria di rotazione intorno al loro centro, il che porta a uguaglianza di tutti i lati e di tutti gli angoli interni. Di poligoni regolari ce ne sono infiniti, perchè possono avere un numero qualsiasi di lati.

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pubblicato 1 anno fa, 237 visualizzazioni

Si è svolta a Roma il 25 ottobre 2017 la 18a edizione del Forum "ICT Security e Business Continuity - dal risk management al crisis management" presso l’Auditorium della Tecnica, il centro congressi di Confindustria nel quartiere EUR di Roma. Tra gli sponsor e gli intervenuti: Accenture, Vodafone, Boolebox, Hitachi, Symantec, Comitato Atlantico Italiano, Terna, Eni, Snam, Generali, Telecom Italia.

Eccomi quindi nella veste di reporter a darvi un piccolo resoconto di quanto è stato detto in quella occasione.

Intanto, come mia abitudine, renderò esplicite le sigle e le espressioni in inglese che incontriamo; senza offesa per quelli che le conoscono già.

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pubblicato 1 anno fa, 647 visualizzazioni

Un segnale elettrico (tensione, corrente, etc.) viene rappresentato con una funzione matematica della variabile tempo, per esempio x(t).

A sua volta questa funzione viene rappresentata assai più sinteticamente tramite la trasformata di Fourier X(f) che è un’altra funzione della variabile frequenza e che mostra il cosiddetto “spettro di frequenza” ossia la distribuzione dell’energia (o della potenza) frequenza per frequenza. Questa seconda funzione si ottiene dalla prima applicando la definizione matematica, che si traduce nel calcolo di quel certo integrale ben noto. Da X(f) si può anche tornare indietro a x(t).

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pubblicato 1 anno fa, 232 visualizzazioni

Nell’articolo “Il vero cuore delle telecomunicazioni” viene riportata la relazione del Prof. Castellani in cui vengono prese in esame 3 possibilità per ridurre il tasso di errore dovuto al rumore nelle trasmissioni, siano esse analogiche o digitali. Il discorso viene svolto a partire da un insieme finito di simboli diversi che la sorgente di informazione è in grado di produrre e di aggregare per formare messaggi fatti di k simboli ciascuno (possiamo pensarli in sequenza, uno dietro l’altro).

Se l’insieme di simboli è formato da 2 simboli (il numero minimo possibile) che possiamo chiamare “bit”, il numero dei possibili messaggi sarà 2k. Quello che interessa alle telecomunicazioni è anche il “ritmo” o velocità di emissione Re con cui tali simboli vengono trasmessi, cioè[Formula] . Per esempio se ogni messaggio viene trasmesso in 1 microsecondo ed è formato da = [Formula] oppure 1.000.000 messaggi/sec. Per la trasmissione occorre poi aggiungere ai k bit del messaggio originale alcuni bit "di servizio" (secondo i protocolli di comunicazione usati) in modo che i bit diventano in tutto n e quindi la velocità di linea diventa .

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pubblicato 1 anno fa, 862 visualizzazioni

Eccomi di nuovo in vena reportistica. Mi ha colpito un articolo di Mike Elgan su Computer World del 1- Aprile (non credo che sia un pesce d'Aprile..) dal titolo "The laptop is dead", ossia il portatile è morto. Ora, non è detto che questo Elgan abbia ragione, però i suoi argomenti a me appaiono abbastanza convincenti. Certo, il portatile, da noi, non morirà domani. Ma dopodomani chissà... Il motivo per il quale questo articolo mi ha colpito è il fatto che riguarda una tendenza di massa: si tratta di una delle tante previsioni (sempre rischiose) sul futuro dell'informatica o invece è un'interpretazione corretta di una situazione latente?

Segue l'articolo di Elgan, tradotto con un po' di libertà.

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pubblicato 1 anno fa, 391 visualizzazioni

Tra gli innumerevoli argomenti della matematica le matrici sono sempre state, almeno per me, un po’ ostiche. Fanno parte dell’algebra, il che già le proietta su un terreno un po’ astratto. Però hanno un loro fascino e se uno le pensa come semplici tabelle, cominciano a diventare meno strane. Le tabelle hanno righe e colonne, come è noto. Chi di noi non maneggia fogli Excel? Un foglio Excel è una tabella e, di primo acchito, assimilabile a una matrice; ma come si sa la sua natura va ben oltre le matrici.

Una matrice è una tabella ordinata di elementi.

A volte noi facciamo operazioni su un foglio Excel che possono essere ricondotte ad operazioni su matrici, come quando facciamo i conti della spesa. Se i numeri nella tabella sottostante esprimono i kg di frutta acquistati da 4 persone diverse in un certo giorno; questi numeri posti tra parentesi grandi costituiscono la matrice delle quantità Q, che ha 4 righe e 3 colonne, indicata come (4x3):

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pubblicato 1 anno fa, 681 visualizzazioni

Questa volta, invece di tradurre articoli, ho la fortuna di avere in dono dal suo autore, che mi ha autorizzato a pubblicarla, una trattazione sintetica ma molto pregnante dei fondamenti tecnologici di ciò che quotidianamente ci accompagna; ho pensato allora di trascriverla qui. L'autore è Valentino Castellani, che alcuni di noi (sicuramente IsidoroKZ, per esempio) già conoscono sia come professore emerito del Politecnico di Torino sia come sindaco della stessa città dal 1993 al 2001. Avendo studiato con lui, tesi compresa, ne ho una grande e incondizionata stima su tutti i piani. La trattazione che segue è la sua Prolusione generale al Congresso Annuale della Società Scientifica e Tecnologica Friulana, presentata il 30 ottobre 2010 ed ha il seguente titolo:

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pubblicato 1 anno fa, 367 visualizzazioni

Ecco una previsione che non si sente molto spesso: il mercato del cloud computing, così come lo conosciamo, sarà obsoleto nel giro di pochi anni.

Il “provocatore” è Peter Levine, un general partner della società di venture capital Andreessen Horowitz. Egli ritiene che l'aumento della potenza di calcolo dell’Internet delle cose (IOT), in combinazione con le sempre più accurate tecnologie di apprendimento automatico, porterà in gran parte a sostituire l'infrastruttura del cloud computing con qualcosa di diverso.

Il cloud come conosciuto fino a oggi risponde a un "modello molto centralizzato” di computing: i dati sono inviati al cloud dove vengono elaborati e conservati. Molte applicazioni vivono nel cloud e la continua migrazione in esso di interi CED (Centro Elaborazione Dati, in inglese Data Center) è ormai un dato di fatto.

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pubblicato 2 anni fa, 216 visualizzazioni

Come tutte le cose anche i documenti informatici hanno un ciclo di vita. Ma mentre i normali documenti dopo un po’ di tempo, variabile secondo il tipo di documento, sono destinati all’estinzione, quelli ritenuti degni di essere conservati (la maggior parte di quelli prodotti nella PA) hanno una durata teoricamente illimitata, eterna.

Ciononostante si parla di “ciclo di vita”, sostituendo la “morte” con la conservazione ad infinitum, che si porta dietro i problemi visti nella prima parte.

Benché ogni sistema di gestione documentale sia di per sé anche un archivio, quindi qualcosa che mantiene i documenti nel tempo, quando i documenti rivestono particolare importanza per una comunità è opportuno che la conservazione (informatica) avvenga tramite un sistema dedicato, il "sistema di conservazione", separato anche fisicamente da quello di gestione.

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pubblicato 2 anni fa, 402 visualizzazioni

Da un po' di tempo mi sto occupando per lavoro anche di questo argomento e ho pensato di farne una sorta di riassunto, che non ha nessuna pretesa di esaustività ma che dovrebbe contenerne i punti principali. E' un argomento che, visto un po' da vicino, si rivela molto più complicato e problematico di quanto potrebbe sembrare a uno sguardo iniziale, tanto è vero che le norme in materia non sono ancora ben stabilizzate e presentano qualche criticità.

Fin quando non esisteva la scrittura, la Storia, ossia l’insieme di avvenimenti e idee che fondano la cultura di una società, poteva essere raccontata solo a voce e tramandata solo grazie alla memoria delle persone e alle figure della pittura, della scultura e dell’architettura. Con lo stabilirsi della scrittura è stato possibile creare “documenti” che potevano resistere all’erosione del tempo.

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Chi sono

clavicordo - profilo

Nome: Claudio Bonechi

Reputation: 14.281 4 11 12

Bio: sono un ing elettronico di telecomunicazioni, laureato al Politecnico di Torino;sono anche diplomato in pianoforte, con alle spalle una discreta attività concertistica. Sono costretto però a lavorare nell'informatica. La matematica mi è sempre piaciuta. Ho lavorato anche nel campo della musica elettronica dai secondi anni '60, quando era ancora in fase pionieristica, con E. Zaffiri, al Conservatorio di Torino.

Web: http://www.facebook.it

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