GuidoB ha scritto:Certo, ma... uhm...
hahahaha si, in effetti è una soluzione un po'... stravagante!

però mi sembra una buona soluzione per realizzazioni fatte in casa in modo da ottenere potenze discrete senza creare stufette.
GuidoB ha scritto: Adesso non riesco a trovarti uno schema, comunque anche loro raddrizzano e livellano la tensione di rete, e con un oscillatore a duty-cycle variabile comandano un mosfet ad alta tensione che invia impulsi a frequenza ultrasonica a un trasformatore. Sul secondario del trasformatore la tensione viene raddrizzata con un diodo Schottky (raddrizzatore a singola semionda) e livellata, e un circuito di retroazione provvede a controllare il duty-cycle dell'oscillatore sul primario, comandandolo attraverso un fotoaccoppiatore per mantenere l'isolamento tra primario e secondario.
si, giustamente si risparmiano uno stadio! ottimo, grazie!
In ogni caso ho cercato di non arrendermi e credo di aver capito se non perfettamente almeno in prima approssimazione come funziona questo circuitello. Provo a spiegare come l'ho capito io, non sia mai che torni utile a qualcuno. Riporto lo schema per comodità di lettura.
Premessa:
-Innanzitutto specifico che il diac, che ha come simbolo quei due diodi in antiparallelo circondato da un cerchietto mantiene la tensione fino a un determinato valore (tipicamente 30V) e poi entra bruscamente in conduzione facendo crollare la sua impedenza, per maggiori info c'è
wikipedia che consiglio di guardare per capire il funzionamento del dimmer con il diac. In parte infatti questo circuito si basa sullo stesso principio.
- In secondo luogo specifico che le tre induttanze T1, T'1 e T''1 non sono indipendenti, il nucleo ferromagnetico di cui sono dotate è infatti uno solo, quindi di fatto costituiscono un trasformatore. In particolare l'avvolgimento in serie al trasformatore rispetto agli avvolgimenti in serie alla base dei transistor (che tra loro hanno lo stesso numero di spire) è di circa 1 a 5, in particolare nel mio circuito è: 1 spira, 5 spire.
Bene, fine premesse. Attacco la presa:
1) il condensatore più a sinistra inizia a caricarsi con una costante di tempo data dal valore del condensatore e delle resistenza che si trova sopra (hanno valori elevati quindi non scorrono grossi valori di corrente, la resistenza sul mio circuito è da 1/4 di watt).
2) appena la tensione sul condensatore supera circa 0,7V il diodo entra in conduzione e induce una corrente che attraversa T1 e il primario del trasformatore andando a caricare le capacità presenti più a destra.
3) la corrente che circola in T1 induce una corrente in T'1 che a sua volta attiva il BJT più in alto, a questo punto si instaura una sorta di retroazione positiva che mantiene il BJT bello acceso e i condensatori a destra si caricano sempre di più. Il transistor basso invece non si accende perché l'avvolgimento è avvolto al contrario in modo da spegnere il transistor.
4) dopo un po' il diodo va in interdizione poiché la tensione alla sua destra non è altro che v+ del raddrizzatore meno circa la caduta tra collettore ed emettitore (circa 0,2v) e quindi il condensatore a sinistra continua a caricarsi nuovamente attraverso la resistenza che si trova esattamente sopra nello schema.
5) La tensione ai capi del diac dunque sale fino a quando raggiunge 30V, poi crolla. A questo punto la corrente fornita dal condensatore va ad accendere il secondo transistor e in parte su T''1 anche se leggermente dopo a causa del filtro.
6) A questo punto ho un bel corto tra alimentazione e massa, ma sul transistor in basso inizia a scorrere anche la corrente dovuta alle capacità a destra che si scaricano secondo il processo inverso rispetto a prima. Quindi la corrente su T1 si inverte spegnendo il transistor sopra e creando invece, come nel caso precedente, una retroazione positiva nel transistor sotto che quindi rimane bello acceso fino a quanto le capacità di destra non sono completamente scariche. A questo punto può ricominciare il ciclo.
ps: facendo in modo che il diac entri in conduzione solo dopo che la corrente su T1 si sia già arrestata a causa del raggiungimento del picco di tensione si può evitare di far entrare in conduzione i due transistor contemporaneamente, anche se solo per tempi pressoché istantanei.
ps2: in realtà alla tensione di accensione non contribuisce solo la tensione ai capi del condensatore, ma anche quella ai capi dell'induttore in base al transistor in basso, che presenterà una differenza di potenziale pari al rapporto di trasformazione degli induttori (T1,T'1 e T''1), che comunque avrà un contributo marginale rispetto ai 30V necessari all'accensione del diac.
ps3: variando la costante di tempo dettata da R e C più a sinistra nel circuito si può anticipare o ritardare l'entrata in funzione del diac, quindi ottenere una modulazione della tensione d'uscita... quindi una funzione di dimmer per le lampade collegate come carico.
Mi rendo conto che non è una spiegazione rigorosa, non so se sia tutto giustissimo in realtà ho qualche dubbio... spero solo di non aver detto troppe castronerie.
