Parere su stadio di uscita per amplificatori
Ciao a tutti. Mentre sto scrivendo per il mio blog un articolo riguardante la versione aggiornata di un famoso amplificatore in classe A di John Linsley Hood pubblicato su Wireless World del 1969 (vedi figura sottostante) - di cui, non essendo riuscito a rintracciare alcuna analisi in rete, mi sono rassegnato a farne una per conto mio - sono pervenuto ad un primo circuito "evoluto" dello stadio di uscita che mi sembra un po' troppo bello pensare che nessuno ci abbia pensato prima magari per applicazioni diverse da quelle audio... e che pertanto chiedo ad altri se hanno già visto qualcosa di simile.
Schema originale del JLH del 1969:
Schema "partorito" duante lo studio di quanto sopra:
Cio che è emerso dallo studio del primo schema (e di cui non so quanto fosse consapevole l'autore ai tempi in cui lo realizzò) è che lo stadio di uscita si comporta in effetti come DUE stadi di uscita (uno in corrente e uno in tensione) lavoranti sullo stesso carico e con interazioni piuttosto interessanti che, nella versione che sto elaborando, ho deciso di rendere esplicite facendo sì che lo stadio di uscita in corrente (quello basato su Tr1 del primo schema ) diventi un vero e proprio servoregolatore di corrente autonono dall'altro amplificatore (un inseguitore di tensione) tranne per il carico (l'altoparlante) che continua ad essere comune per entrambi.
Le interazioni interessanti sono:
1) l'insegutore di tensione vede un carico molto più leggero di quello reale con conseguente maggiore linearità a causa del fatto che comunque la sua corrente di riposo (è un classe A) è regolata sempre sul carico reale e non su quello apparente.
2) Nel caso il carico sia parzialmente o totalmente reattivo, il servoregolatore di corrente finisce per "ripulirne" parte della reattività comportandosi in pratica, per l'inseguitore di tensione, come una sorta di PFC che, sebbene non aumenti l'efficienza del circuito nel suo insieme, comunque ne aumenta la stabilità.
Ora quello che mi piacerebbe sapere è se da qualche altra parte sia stato adottato un approccio simile (un amplificatore più o meno convenzionale servito alla sua uscita anche da un PFC che riduca a più miti consigli eventuali carichi balordi) oppure se è stato tralasciato per qualche motivo, ritenendo assai poco probabile l'eventualità che semplicemente nessuno ci abbia mai pensato prima.
Grazie fin da ora per ogni info!
Ciao
Piercarlo
PS - Il motivo fondamentale che mi ha spinto a rielaborare lo stadio di uscita originale è che in questo la corrente di riposo, dipendendo fortemente dalle caratteristiche dei finali (soprattutto dal loro beta), vien di fatto lasciata decidere al buon Dio, cosa niente affatto raccomandabile con nessun amplificatore!
Schema originale del JLH del 1969:
Schema "partorito" duante lo studio di quanto sopra:
Cio che è emerso dallo studio del primo schema (e di cui non so quanto fosse consapevole l'autore ai tempi in cui lo realizzò) è che lo stadio di uscita si comporta in effetti come DUE stadi di uscita (uno in corrente e uno in tensione) lavoranti sullo stesso carico e con interazioni piuttosto interessanti che, nella versione che sto elaborando, ho deciso di rendere esplicite facendo sì che lo stadio di uscita in corrente (quello basato su Tr1 del primo schema ) diventi un vero e proprio servoregolatore di corrente autonono dall'altro amplificatore (un inseguitore di tensione) tranne per il carico (l'altoparlante) che continua ad essere comune per entrambi.
Le interazioni interessanti sono:
1) l'insegutore di tensione vede un carico molto più leggero di quello reale con conseguente maggiore linearità a causa del fatto che comunque la sua corrente di riposo (è un classe A) è regolata sempre sul carico reale e non su quello apparente.
2) Nel caso il carico sia parzialmente o totalmente reattivo, il servoregolatore di corrente finisce per "ripulirne" parte della reattività comportandosi in pratica, per l'inseguitore di tensione, come una sorta di PFC che, sebbene non aumenti l'efficienza del circuito nel suo insieme, comunque ne aumenta la stabilità.
Ora quello che mi piacerebbe sapere è se da qualche altra parte sia stato adottato un approccio simile (un amplificatore più o meno convenzionale servito alla sua uscita anche da un PFC che riduca a più miti consigli eventuali carichi balordi) oppure se è stato tralasciato per qualche motivo, ritenendo assai poco probabile l'eventualità che semplicemente nessuno ci abbia mai pensato prima.
Grazie fin da ora per ogni info!
Ciao
Piercarlo
PS - Il motivo fondamentale che mi ha spinto a rielaborare lo stadio di uscita originale è che in questo la corrente di riposo, dipendendo fortemente dalle caratteristiche dei finali (soprattutto dal loro beta), vien di fatto lasciata decidere al buon Dio, cosa niente affatto raccomandabile con nessun amplificatore!



. La transconduttanza del BJT, e quindi il valore di k, cambia con la corrente, e quindi si ha una non linearita`, ma tanto il circuito originale non pilota il BJT a bassa impedenza ma in corrente, al posto, ma un po' di casini ci sono comunque a causa de ß.
ma anche
il che vuol dire che il circuito aumenta il valore del carico visto dal circuito di pilotaggio di un fattore 1+k.