emacar ha scritto:Il punto di lavoro devi sceglierlo in modo che lavorino in regione attiva, in prossimità del cut-off, se vanno in saturazione addio linearità.
L'aspetto principale delle resistenze è che siano uguali. Infatti così avrai Vcc/2 sul gate dei due transistor.
Se non avessi le resistenze sul gate dei due transistor ci sarebbe una tensione continua pari a 0. Ciò comporta che il segnale in ingresso possa portare in conduzione i transistor solo quando la sua tensione supera la tensione di soglia, e ci sarà un intervallo "morto" in cui nessun transistor conduce.
Non confondiamo il classe B col classe AB.
Per qualsiasi valore delle resistenze Rb del circuito proposto, la tensione sulle basi dei BJT è identica, quindi addio VBE di polarizzazione, non c'è corrente sui collettori.
Per come è disegnato il circuito, le resistenze di polarizzazione di base non servono a polarizzare una beneamata cippa, se non a portare quel nodo del circuito a Vcc/2. Perfino il nodo d'uscita non è polarizzato, la tensione agli emettitori dei BJT può variare comodamente fra (Vcc/2 +/- VBE) volt, non ci sono vincoli. Dimentica il Beta! Inutile per la polarizzazione, marginalmente utile per il calcolo della banda. Ma quale banda, il sistema è completamente non lineare!
Il classe B funziona proprio così, "tirando" e "spingendo" corrente, lasciando un gran bel lasco di quasi un volt e mezzo.
Un po' come un carretto sgangherato, con uno snodo mooolto consumato.
Certo, in condizioni di polarizzazione consuma meno del classe AB, bisogna dargli atto.
Puoi calcolare il modello a piccoli segnali solo assumendo di essere già in zona lineare, ma bada bene, è valido per un intorno davvero ristretto della tensione d'ingresso. Il classe B distorce, e distorce molto, quindi dimentichiamo tutti i metodi classici di analisi.
Ricordo un collega che voleva a tutti i costi ricavare il modello a piccolo segnale di un BJT per accendere un LED.
Io credo che tu non stia cercando un modo per dimensionare i componenti di un classe B, bensì una linea guida generale per la progettazione elettronica.
Comprendo bene il tuo stato, dopo aver sostenuto innumerevoli esami non si è mai messo le mani su qualcosa di pratico, è un cliché comune all'Università, ma la verità è questa: l'Università offre solamente gli strumenti per operare, poi devi essere tu a sporcarti le mani. Non c'è tempo per provare tutto; certo sarebbe bello, ma come diceva il mai abbastanza lodato Luigi Malesani: "per studiare adeguatamente l'elettronica moderna, il percorso Universitario dovrebbe durare 30 anni, e alla fine si dovrebbe ricominciare comunque daccapo (o quasi)".
Vedrai che dopo aver assemblato qualche circuito, dimensionandolo per bene e verificando le forme d'onda all'oscilloscopio, le cose saranno molto più chiare.
Ma soprattutto, vedrai che alla fine del tuo percorso di studi, il funzionamento di molti circuiti ti sarà chiarissimo a colpo d'occhio, pur senza mai averli dimensionati e assemblati.
Studi a Padova?