Quel po' che conosco sugli accumulatori l'ho studiato per necessità di lavoro. Ho progettato un sistema di illuminazione stradale ad accumulo fotoelettrico e la batteria è la parte forse più importante di tutta la faccenda. Il materiale lo trovi in rete, ci sono molti testi e più informazioni di quante se ne possano assorbire. Poi serve la sperimentazione.
Ciò che hai scritto in [6] è la prova che non esiste
LA resistenza interna di un accumulatore. Scrivere che l'accumulatore X ha resistenza interna Y ohm, è un non senso. L'equivalente corretto è scrivere che l'accumulatore X ha resistenza interna Y1 ohm a carico Z1 A, temperatura T1 °C, nuovo e a piena carica . Lo stesso accumulatore X ha resistenza interna Y2 ohm a carico Z2 A temperatura T2 °C, dopo 100 cicli normalizzati di carica-scarica e all' 80 % di carica.
Non è che misurare la resistenza interna a basso carico sia sbagliato, farlo significa ottenere la resistenza interna a quella corrente. Volendo essere pignoli (e in alcuni casi è necessario esserlo), la resistenza interna di un accumulatore è funzione (tra le altre variabili) della corrente erogata. Come funzione, non è possibile assegnarli un valore unico, ma si possono assegnare una serie di valori (medio, minimo, puntuale, ecc.) che si riferiscono all'andamento della funzione.
Il valore più importante è quello che si riferisce ad una specifica corrente e si ottiene come limite del rapporto incrementale della caduta di tensione sulla corrente erogata. E' la definizione di derivata della funzione caduta di tensione per corrente erogata.
Il metodo di misura corretto risulta allora quello di impostare la corrente a quella rispetto alla quale si vuole ottenere la resistenza interna, misurare la tensione, incrementare
di poco la corrente erogata, misurare la nuova tensione e procedere al calcolo come indicato sopra. Quanto deve essere quel
poco dipende dalla precisione che si vuole ottenere, dalla risoluzione degli strumenti e così via.
Una strada ancora migliore è quella di ricavare la funzione caduta di tensione per corrente assorbita e procedere alla derivazione per via numerica sui dati ottenuti. Essendo la funzione strettamente continua, l'operazione è più che lecita e permette di ottenere informazioni più consistenti. La resistenza interna diventa allora una curva, funzione della corrente assorbita.
Volendo proseguire ulteriormente, la singola curva può diventare una famiglia di curve funzione dello stato di carica, della temperatura, o essere visualizzata come superficie funzione di due variabili. Vengono fuori anche degli ottimi wallpaper...
