Misuratore di potenza ottica, idee costruttive
Avrei intenzione di costruire un misuratore di potenza ottica per diodi laser, sia per controllarne un eventuale usura, sia per poter avere un idea della potenza ottica in uscita in relazione alla potenza elettrica assorbita, ho trovato principalmente due vie di realizzazione:
1) Utilizzare come trasduttore un fotodiodo.
2) Utilizzare come trasduttore una cella di Peltier (con bersaglio dipinto di colore nero per assorbire completamente la luce sia visibile che non visibile) con effetto seedback.
La soluzione che sfrutta il fotodiodo non è quasi per niente documentata sul web a livello hobbystico, la soluzione con cella di Peltier ha invece dalla sua parte svariate realizzazioni. A riguardo di quest'ultima, purtroppo, non capisco quale relazione lega la potenza ottica sprigionata dal laser al conseguente aumento di temperatura e quindi la relativa tensione letta ai capi della cella. Vedo solo sperimentatori che, con un laser di una potenza nota, tarano il loro misuratore finché non leggono sul display la potenza nota del loro laser calibratore, anche se mi chiedo se questa procedura sia sufficiente a garantire una buona precisione con letture di potenze maggiori o minori.
Ahimè non cerco una risposta precisa, poiché io stesso sono indeciso su quale via intraprendere. La soluzione con il fotodiodo è per me infattibile ora come ora, non ho proprio la minima idea della relazione presente tra potenza ottica e lettura ai capi del fotodiodo, oltre a non sapere le specifiche del diodo da scegliere. La soluzione con la cella di Peltier sembra essere relativamente semplice sebbene ci sia sempre questo scoglio da superare.
Se qualcuno ha più conoscenze di me potrebbe spiegarmi pregi e difetti dei due metodi ed i relativi principi di funzionamento sarò lieto di ascoltare i suoi consigli
1) Utilizzare come trasduttore un fotodiodo.
2) Utilizzare come trasduttore una cella di Peltier (con bersaglio dipinto di colore nero per assorbire completamente la luce sia visibile che non visibile) con effetto seedback.
La soluzione che sfrutta il fotodiodo non è quasi per niente documentata sul web a livello hobbystico, la soluzione con cella di Peltier ha invece dalla sua parte svariate realizzazioni. A riguardo di quest'ultima, purtroppo, non capisco quale relazione lega la potenza ottica sprigionata dal laser al conseguente aumento di temperatura e quindi la relativa tensione letta ai capi della cella. Vedo solo sperimentatori che, con un laser di una potenza nota, tarano il loro misuratore finché non leggono sul display la potenza nota del loro laser calibratore, anche se mi chiedo se questa procedura sia sufficiente a garantire una buona precisione con letture di potenze maggiori o minori.
Ahimè non cerco una risposta precisa, poiché io stesso sono indeciso su quale via intraprendere. La soluzione con il fotodiodo è per me infattibile ora come ora, non ho proprio la minima idea della relazione presente tra potenza ottica e lettura ai capi del fotodiodo, oltre a non sapere le specifiche del diodo da scegliere. La soluzione con la cella di Peltier sembra essere relativamente semplice sebbene ci sia sempre questo scoglio da superare.
Se qualcuno ha più conoscenze di me potrebbe spiegarmi pregi e difetti dei due metodi ed i relativi principi di funzionamento sarò lieto di ascoltare i suoi consigli