La domanda è invece molto interessante e vale la pena rifletterci.
L'amplificatore Norton (noto anche come Current Feedback Amplifier) funziona analogamente a un amplificatore operazionale tradizionale, ma amplificando la differenza fra le
correnti iniettate ai terminali d'ingresso e non le tensioni.
Occorre dunque immaginare il circuito diversamente, al fine di ottenere le classiche configurazioni invertente, non invertente, astabile, etc.
Embé, si chiederà qualcuno, qual è il vantaggio nell'impiego di tale componente rispetto al buon, classico amplificatore differenziale di tensione?
Per comprenderlo serve fare un passo indietro di qualche decennio. Come ben sappiamo, gli amplificatori operazionali alimentati a tensione singola richiedono particolare attenzione al rispetto della tensione di modo comune ai morsetti d'ingresso. Non esagero dicendo che questo è l'errore più comune in assoluto quando si parla di amplificatori operazionali: il progettista sbadato fa lavorare gli ingressi vicino al riferimento di massa, oppure pretende che il driver d'uscita raggiunga tensioni prossime a quelle dei morsetti di alimentazione... no way!
Che si fa, dunque? Tipicamente si realizza un riferimento di tensione intermedio e si fanno lavorare gli ingressi dell'operazionale in un intorno della tensione di polarizzazione; sovvengono dunque tutte le questioni relative al disaccoppiamento AC, alla banda passante, alle correnti parassite, etc.
Ecco che l'amplificatore di Norton offre un vantaggio interessante: i morsetti d'ingresso sono assimilabili a giunzioni PN verso il terminale di alimentazione inferiore, dunque lavorano automaticamente nell'intorno di ~0,5V sopra lo zero. Non serve quindi prevedere particolari reti di polarizzazione per far lavorare l'opamp a tensione singola*, basta tener conto della particolare conformazione degli ingressi e della logica di funzionamento in corrente.
Qualche lettura interessante:
http://mysite.du.edu/~etuttle/electron/elect21.htmhttp://www.ti.com/lit/ds/symlink/lm3900.pdfhttp://www.ti.com/lit/an/slva051/slva051.pdfhttp://www.ti.com/lit/an/snaa004/snaa004.pdfGli amplificatori CFA sono inoltre caratterizzati dalla mancanza di compensazione di Miller (classica invece per gli opamp in tensione), responsabile della limitazione del prodotto banda-guadagno. Possono dunque essere impiegati a frequenze più elevate a parità di guadagno, al prezzo di un po' di rumore in più. Fino a qualche tempo fa le prestazioni in frequenza del CFA erano nettamente superiori a quelle raggiungibili dagli opamp classici; nuovi processi produttivi hanno consentito di ridurre fortemente le capacità parassite degli stadi interni, consentendo nuovamente agli opamp di primeggiare.
Amplificatori operazionali in tensione da centinaia MHz non sono una rarità:
http://www.ti.com/lit/ds/symlink/opa2830.pdfRiguardo le prestazioni elevatissime di questi dispositivi, segnalo l'irrinunciabile Application Note di Jim Williams:
http://www.analog.com/media/en/technical-documentation/application-notes/an47fa.pdf*Ricordiamo ancora una volta che l'amplificatore operazionale
non può sapere se stiamo lavorando a tensione singola o duale: lui vede solamente
due terminali di alimentazione! L'unica cosa che può farlo imbestialire è il mancato rispetto della tensione di modo comune agli ingressi.