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Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 7 ott 2016, 20:58
da thunderbolt128
Salve. Mi trovo al quinto anno di istituto tecnico industriale (settore elettronica e telecomunicazioni), è quasi giunto il momento della tanto agognata maturità e, sebbene manchi ancora un anno (che immagino volerà piuttosto in fretta), sono già assalito tra la scelta di intraprendere un percorso universitario o provare a buttarmi direttamente nel mondo del lavoro.

Premessa.
Il mio rendimento scolastico, agli occhi dei professori, fa si che mi venga istantaneamente attribuito un futuro universitario. In ogni caso, se diamo un minimo di valore alla meritocrazia, un diploma con un voto elevato, unito alla passione al riguardo di ciò che si fa, potrebbero magari dare i loro frutti qualora si volesse intraprendere da subito una carriera lavorativa.

Il mio sogno nel cassetto è quello di lavorare in proprio. Ne abbiamo parlato praticamente da sempre con mio padre. Nonostante lui non abbia studiato nulla che riguardi l'elettronica e la tecnica in generale, lavorando comunque in proprio, mi ha spiegato molto bene come funzionino le cose, tutte le difficoltà ed i sacrifici che ne derivano.

Un piccolo difetto che mi preme sottolineare nei confronti della nostra scuola, è quello di etichettare ogni singolo individuo come un tale che, un giorno, finirà sempre per far parte del piano di qualcun altro.
Sia chiaro, non tutti hanno le possibilità, le capacità, la voglia, la passione di volersi "inventare un lavoro", ma perché non proporlo anche solo come idea?

Mi incuriosisce molto il topic in cui Foto UtenteTardoFreak parla degli aspetti della sua professione:
viewtopic.php?t=34875
Ma in generale, il perito elettronico in proprio, cosa può fare?
Lavorare con i microcontrollori, FPGA, realizzare software, offrire consulenze...
Qualcuno che ha le idee più chiare di me può orientarmi su cosa può fare e NON fare un perito elettronico qualora decidesse di aprire uno studio?

Laurea in ingegneria elettronica
Mi vergogno quasi a chiederlo, essendoci già a colpo d'occhio una differenza immane tra ingegnere e perito. Tuttavia: quali differenze mi comporterebbe essere un ingegnere iscritto all'albo oppure essere un semplice perito qualora dovessi realizzare un software, un prodotto.. etc su commissione?

Vi ringrazio per l'ascolto

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 7 ott 2016, 22:17
da mario_maggi
Ciao.
Lavoro da 54 anni, di cui 49 in proprio. Sono un P.I. elettromeccanico, non laureato.
Qualcuno che ha le idee più chiare di me può orientarmi su cosa può fare e NON fare un perito elettronico qualora decidesse di aprire uno studio?

Purtroppo in Italia le regole vengono cambiate spesso, oggi potresti fare una certa cosa e domani non più, per poi ripoterla fare dopo due anni quando cambia la legge.
Nella mia esperienza non ho mai trovato ostacoli per il fatto di non essere laureato. E' ovvio che non ho mai cercato di diventare il direttore tecnico di una grande azienda, non essendo ingegnere.

il perito elettronico in proprio, cosa può fare?

Praticamente di tutto, se hai la partita IVA dovresti attenerti alla categoria che avrai scelto all'apertura della p.IVA.

Ciao
Mario

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 7 ott 2016, 22:46
da TardoFreak
thunderbolt128 ha scritto:...Il mio rendimento scolastico, agli occhi dei professori, fa si che mi venga istantaneamente attribuito un futuro universitario. ...

Fallo!
Iscriviti all'università e scegli una laurea "spendibile".

Mi spiego meglio con un esempio personale,
Mia figlia ama il Giappone. Vabbè, i gusti sono gusti e quello che lei vorrebbe fare è andare a vivere in Giappone.
Quando le ho chiesto cosa pensa di fare dopo il diploma la risposta è stata. "Vorrei laurearmi in giapponese".
Ovviamente questa scelta non ha senso perché alla domanda "Lei cosa sa fare?" risponderebbe "so scrivere e parlare in giapponese".
In Giappone ci sono decine di milioni di persone che parlano il giapponese, non hanno bisogno di uno straniero che parla la loro lingua.
Avrebbero invece bisogno di un ingegnere, di un fisico, di un matematico, di un informatico ma non di una persona che conosce la lingua perché sono pieni di giapponesi che parlano il giapponese.
Una laurea nelle materie che ho elencato è spendibile ovunque: in Italia ed all'estero.

Capisciammè :cool:

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 8 ott 2016, 14:45
da elfo
thunderbolt128 ha scritto:Mi trovo al quinto anno di istituto tecnico industriale

TardoFreak ha scritto:Iscriviti all'università e scegli una laurea "spendibile"

:ok: Sottoscrivo integralmente l'affermazione di Foto UtenteTardoFreak

Le affermazioni che seguono sono (un po') apodittiche, ma su un forum e' difficile essere argomentativi :cry:

a) Fai un test di inglese per valutare il tuo livello (livello minimo spendibile B2 nel mondo del lavoro/accesso universita'):

fai il test veloce da 15 min e il "certificato" da 2 ore

https://www.efset.org

https://www.efset.org/english-certificate/plus/

Il certificato e' gratuito e non ha valore ufficiale ma il risultato e' confrontabile con i test TOEFL e IELTS (cerca con google) che sono a pago e comunque hanno una durata temporale limitata (cioe' falli solo quando ti vengono richiesti)

b) Cogli tutte le opportunita' di studiare / lavorare all'estero (es Erasmus che richiede comunque di avere voti e tempi degli esami "in ordine")

- valuta - quando ci saranno le condizioni (es finita l'universita') - di partecipare alla Lotteria del governo americano per la "Green Card" che ti da il diritto (ed il dovere) di risiedere e lavorare permanentemente negli USA

https://www.dvlottery.state.gov/

c) non iperspecializzarti e mantieni una (alta) flessibilita' (nota 2):

-- Bill Gates (l'hai mai sentito nominare?) in una intervista ad un mensile informatico italiano - molto quotato - negli anni 90 (nota 1) ha affermato (cito a memoria), riferendosi alla sua avventura imprenditoriale:

"e' molto piu' difficile gestire le persone che scrivere codice (riferito alla programmazione ndr) efficiente"

-- leggi di Robert Kiyosaki "rich dad poor dad" e "4 quadrant of cash flow" (nota 3)

Sono dei libri "estremi" ma sono interessanti perche' riguardano la propria "liberta' finanziaria" (dovresti trovare il PDF in rete)concetto non solo non insegnato a scuola/ universita', ma anche poco diffuso nel mondo occidentale.

Volendo banalizzare all'estremo ti dicono che:

- devi avere assets (attivi finanziari) e non "liabilities" (passivi o oneri finanziari)

- devi far lavorare il denaro per te e non te per il denaro (ad esempio, nella realta' italiana odierna sembra che sia poco "saggio" fare un mutuo trentennale (e oltre) anche se fosse per l'acquisto della prima casa - e' preferibile scegliere una casa piu' piccola e ridurre l'importo/durata del mutuo)

Note:

1) Ricordo ancora la foto di corredo all'intervista che ritraeva Gates con un maglioncino celeste (no giacca, no cravatta): che Marchionne abbia tratto ispirazione da Bill?

2) ho letto con il massimo interesse (e credo lo rileggero' ancora) il thread che hai citato viewtopic.php?t=34875, ma chiedo a me stesso e a tutti gli interessati a quasta discussione: cosa e come e' cambiata la situazione italiana (e nel mondo) dal maggio 2012 (4.5 anni fa) data di inizio di quella discussione?

3) ho fatto una ricerca sull'intero forum ma mi sembra di non aver mai trovato citati ne' l'autore ne' i libri

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 8 ott 2016, 21:57
da thunderbolt128
Ringraziandovi, rispondo per ordine alle risposte come sempre chiare ed esaurienti:
Foto Utentemario_maggi, a proposito di quello che mi hai detto ovvero l'assenza di ostacoli derivante dal fatto di non essere laureato, sento spesso la fatidica affermazione ""dell'ingegnere iscritto all'albo che può firmare i progetti"".
Risulta essere una caratteristica necessaria qualora dovessi realizzare una soluzione progettuale per conto di terzi? O magari sviluppare un mio prodotto? Devo appoggiarmi a terzi?

Iscriviti all'università e scegli una laurea "spendibile"

Foto UtenteTardoFreak, fortunatamente su questo aspetto siamo in una botte di ferro, un eventuale futuro universitario sarà sicuramente incentrato su quello che ho studiato fino ad adesso ovvero elettronica o al massimo informatica.

Ultimo ma non per importanza, la necessità di un ottimo inglese sostenuta da Foto Utenteelfo è un aspetto sul quale ci spingono (fortunatamente) a lavorarci su parecchio, si è inoltre parlato parecchio di un eventuale trasferimento all'estero sul quale mi piacerebbe focalizzare le prossime righe di testo...
Tralasciando le persone che ormai hanno un lavoro ed hanno gettato radici nel loro paese di origine, se si è giovani, è veramente cosi necessario abbandonare la nostra cara Italia?

Parlando nella vita reale, facendo i soliti discorsi del più e del meno, agli occhi della gente che mi circonda, la necessità di abbandonare l'Italia è cosi ossessiva al punto di sembrare afflitta da un epidemia di peste.

Mi appello quindi a voi: è davvero necessario abbandonare il nostro paese per avere una vita dignitosa o comunque per portare avanti i propri obiettivi a testa alta oppure, benché vi sia una verità di fondo, sono sempre le solite "chiacchiere da bar" di persone che parlano senza magari averci nemmeno provato?

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 8 ott 2016, 23:38
da mario_maggi
Thunderbolt128,
Risulta essere una caratteristica necessaria qualora dovessi realizzare una soluzione progettuale per conto di terzi?

No, a meno che non ci sia qualche obbligo di legge (es.: apparecchiature elettromedicali che possano creare gravi danni al paziente).
O magari sviluppare un mio prodotto? Devo appoggiarmi a terzi?

Dipende, tuo in quanto tu saresti il produttore? In generale, non serve essere ingegnere. Dovrai appoggiarti a terzi se saranno richieste per legge delle prove o certificazioni.
è davvero necessario abbandonare il nostro paese per avere una vita dignitosa

necessario no, ma consigliabile, secondo me.
Ciao
Mario

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 9 ott 2016, 0:49
da miky9757
Provare a fare gli imprenditori in italia è un suicidio
Ti racconto cosa è successo a me.

Dopo aver terminato un vecchio ITI (ora sono tutti ISIS ovvero mezzi licei con le riforme Gelmini...) abbastanza bene (80/100 voto diploma) mi son trovato a scegliere pure io, siccome avevo comunque perso 2 anni di scuola per motivi che non sto a spiegarti e quindi avevo già 21 anni virai sul cercarmi un lavoro. Anche io avevo pensato di aprire un negozietto (magari non è quello che vuoi fare tu) ma restai disoccupato 1 anno, facendo soltanto 1 corso interessante di cad elettronico gratis per un favore di parente, sennò era un anno buttato.
Imparai molto, ma siccome poi non avevo offerte mi stava salendo la depressione per via della crisi, e trovai completamente a caso un lavoro da "operaio di produzione" in una piccola ditta di elettronica in cui col progetto che usava fondi europei chiamato PIPOL beccai poco piu di 600 euro per lo stage di 6 mesi(che fu lavorare a tempo pieno, con straordinari praticamente obbligati non pagati di minimo mezz'ora di media) e poi assunzione a tempo indeterminato al minimo sindacale che è poco più di 1000 euro al mese(becco anche gli 80 di Renzi che mi fanno superare i 1100). Ora, io non so che conoscenze puoi avere, parlavi di FPGA ma progettarle non è come bere un bicchier d'acqua e ricorda che molte volte ai colloqui (ne ho fatti una marea infinita inutilmente) se tu dici di saper fare una cosa ma non hai scritto nero su bianco un attestato che lo dimostri, rischi che il più delle volte il datore di lavoro al colloquio ti scarti.
Io faccio un lavoro che potrebbe fare uno con la terza media o anche quinta elementare secondo me, ovvero tagliare e crimpare cavi anche 8 ore di fila senza sosta, o stagnare 8 ore. Fidati che non è bello, ma la crisi non mi ha dato altra opportunità. Infatti rimpiango il non aver fatto l'università, ora ho un lavoraccio, guadagno benino si, però non imparo nulla e col Jobs Act rischio in qualsiasi momento di essere mandato a casa(già se mi tengono fino a fine anno son contento). Il mio consiglio in sintesi è: VAI A STUDIARE CHE ORMAI SI LAUREANO CANI E PORCI. Inoltre sicuramente vivi anche meglio da universitario, lavorare è dura e le ditte oggi sanno solo sfruttare i giovani senza farli crescere.
Ho altri 3 amici usciti dall'ITI in cerca di lavoro che hanno la mia età. Uno è disoccupato, uno ha trovato l'altro giorno dopo 2 anni di nulla un lavoretto da segretario, un altro lavora in una multinazionale come autista, l'ultimo aveva il mio stesso lavoro, cambiava solo la ditta e la zona, ma era in fabbrica (e dovette licenziarsi per lo stress che non lo faceva dormire la notte) La crisi non ti permette di fare quello che vuoi, metterti in proprio sarebbe quasi l'unica soluzione se vuoi restare nel tuo campo, ma:
1)Hai una base di denaro (tipo 30 mila euro) per aprire il tuo negozio o comprare lo spazio necessario?
2)Considera che l'IVA è quasi al 25% se fai il venditore 1 quarto dei guadagni va allo stato
3)Pensa anche che c'è molta concorrenza con le ditte grosse che fanno le stesse cose ma con più budget e personale di te
Buona serata, e che dio maledica il governo

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 9 ott 2016, 9:24
da addre91
Io sto pensando di fare la stessa cosa, con la "differenza" che sono laureato. Secondo me la vera domanda che bisogna porsi è: conosci qualcuno che ti possa affidare i primi lavoretti (sbroglio piccole schede, progettazione stadi HW semplici, scrittura piccoli SW) per fare esperienza? Una volta che arrivano i primi lavoretti e la gente capisce che te la cavi bene allora la voce inizierà a spargersi.

In ogni caso, almeno per i primi lavori, servono conoscenze disposte a spendere (fiducia più che denaro) su di te.

Secondo me non è necessario lasciare l'Italia, con un po' di inventiva e coraggio si può ancora vivere dignitosamente, soprattutto se si sa fare qualcosa.

Per concludere ti consiglierei di iscriverti all'università e nel mentre iniziare a svolgere i primi lavoretti. In questo modo puoi portare avanti le due cose, in modo da avere una via di fuga nel caso la tua attività non avesse i risvolti sperati.

Andrea

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 9 ott 2016, 16:15
da lelerelele
addre91 ha scritto: conosci qualcuno che ti possa affidare i primi lavoretti (sbroglio piccole schede, progettazione stadi HW semplici, scrittura piccoli SW) per fare esperienza?

Scusate se mi intrometto, non vorrei essere OT, ma penso il mio intervento abbia una sua utilità, ma è questo che non mi entra proprio nella testa. Come è possibile spendere una vita a studiare quando poi devi "sperare" di trovare qualcuno di buon cuore che ti dia la possibilità di fare pratica?

Per me, chi lo fa per passione, inizia ben prima della laurea a crearsi progetti e PCB home-made, per cui da li non devi trovare chi ti da la possibilità di fare esperienza, bensì ti presenti con prodotti gia tuoi, anche se semplici rendono l'idea di cio che sai.

sbaglio?

Re: Perito elettronico e lavoro in proprio.

MessaggioInviato: 9 ott 2016, 16:36
da addre91
Si può passare anche due vite a studiare ma non per questo si saprà cosa vuol dire lavorare. Certo la situazione cambia se per hobby si son già creati progetti affidabili, sia HW che SW. In ogni caso fa molto più curriculum, per un lavoratore in proprio alle prime armi, poter dire: "in proprio ho collaborato con tal dei tali, dell'azienda tal della tale, per creare xyz" che dire "da hobbista ho creato questo, quello e quell'altro".

Ovviamente questa è solo la mia opinione, smentitemi senza problemi :D

Andrea