Perito elettronico e lavoro in proprio.
Salve. Mi trovo al quinto anno di istituto tecnico industriale (settore elettronica e telecomunicazioni), è quasi giunto il momento della tanto agognata maturità e, sebbene manchi ancora un anno (che immagino volerà piuttosto in fretta), sono già assalito tra la scelta di intraprendere un percorso universitario o provare a buttarmi direttamente nel mondo del lavoro.
Premessa.
Il mio rendimento scolastico, agli occhi dei professori, fa si che mi venga istantaneamente attribuito un futuro universitario. In ogni caso, se diamo un minimo di valore alla meritocrazia, un diploma con un voto elevato, unito alla passione al riguardo di ciò che si fa, potrebbero magari dare i loro frutti qualora si volesse intraprendere da subito una carriera lavorativa.
Il mio sogno nel cassetto è quello di lavorare in proprio. Ne abbiamo parlato praticamente da sempre con mio padre. Nonostante lui non abbia studiato nulla che riguardi l'elettronica e la tecnica in generale, lavorando comunque in proprio, mi ha spiegato molto bene come funzionino le cose, tutte le difficoltà ed i sacrifici che ne derivano.
Un piccolo difetto che mi preme sottolineare nei confronti della nostra scuola, è quello di etichettare ogni singolo individuo come un tale che, un giorno, finirà sempre per far parte del piano di qualcun altro.
Sia chiaro, non tutti hanno le possibilità, le capacità, la voglia, la passione di volersi "inventare un lavoro", ma perché non proporlo anche solo come idea?
Mi incuriosisce molto il topic in cui
TardoFreak parla degli aspetti della sua professione:
viewtopic.php?t=34875
Ma in generale, il perito elettronico in proprio, cosa può fare?
Lavorare con i microcontrollori, FPGA, realizzare software, offrire consulenze...
Qualcuno che ha le idee più chiare di me può orientarmi su cosa può fare e NON fare un perito elettronico qualora decidesse di aprire uno studio?
Laurea in ingegneria elettronica
Mi vergogno quasi a chiederlo, essendoci già a colpo d'occhio una differenza immane tra ingegnere e perito. Tuttavia: quali differenze mi comporterebbe essere un ingegnere iscritto all'albo oppure essere un semplice perito qualora dovessi realizzare un software, un prodotto.. etc su commissione?
Vi ringrazio per l'ascolto
Premessa.
Il mio rendimento scolastico, agli occhi dei professori, fa si che mi venga istantaneamente attribuito un futuro universitario. In ogni caso, se diamo un minimo di valore alla meritocrazia, un diploma con un voto elevato, unito alla passione al riguardo di ciò che si fa, potrebbero magari dare i loro frutti qualora si volesse intraprendere da subito una carriera lavorativa.
Il mio sogno nel cassetto è quello di lavorare in proprio. Ne abbiamo parlato praticamente da sempre con mio padre. Nonostante lui non abbia studiato nulla che riguardi l'elettronica e la tecnica in generale, lavorando comunque in proprio, mi ha spiegato molto bene come funzionino le cose, tutte le difficoltà ed i sacrifici che ne derivano.
Un piccolo difetto che mi preme sottolineare nei confronti della nostra scuola, è quello di etichettare ogni singolo individuo come un tale che, un giorno, finirà sempre per far parte del piano di qualcun altro.
Sia chiaro, non tutti hanno le possibilità, le capacità, la voglia, la passione di volersi "inventare un lavoro", ma perché non proporlo anche solo come idea?
Mi incuriosisce molto il topic in cui
viewtopic.php?t=34875
Ma in generale, il perito elettronico in proprio, cosa può fare?
Lavorare con i microcontrollori, FPGA, realizzare software, offrire consulenze...
Qualcuno che ha le idee più chiare di me può orientarmi su cosa può fare e NON fare un perito elettronico qualora decidesse di aprire uno studio?
Laurea in ingegneria elettronica
Mi vergogno quasi a chiederlo, essendoci già a colpo d'occhio una differenza immane tra ingegnere e perito. Tuttavia: quali differenze mi comporterebbe essere un ingegnere iscritto all'albo oppure essere un semplice perito qualora dovessi realizzare un software, un prodotto.. etc su commissione?
Vi ringrazio per l'ascolto
Sottoscrivo integralmente l'affermazione di