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Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

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[11] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 24 ago 2019, 10:55

Ok, non ci capiamo proprio. Io ho in testa un circuito e tu un altro.

Lascio perdere...
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[12] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 24 ago 2019, 10:56

Piercarlo ha scritto:Ok, non ci capiamo proprio. Io ho in testa un circuito e tu un altro.

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[13] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 24 ago 2019, 11:27

Ti dico un'ultima cosa che credo possa farti capire meglio il mio punto di vista poi smetto, non è mia intenzione farti innervosire.



Guarda i circuiti A, B e C: polarizzazioni a parte, sei d'accordo se dico che funzionano esattamente nello stesso modo, cioè che il carico vede una sorgente ad alta impedenza e che hanno tutti lo stesso valore di trans-conduttanza (quasi)?

Se sì allora dovresti anche essere d'accordo se dico che il circuito D, sempre polarizzazioni a parte, è un push pull con uscita ad alta impedenza originato dalla somma di A e C.
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[14] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 24 ago 2019, 11:35

Riprendo giusto per illustrare cosa cambia e cosa non cambia nel caso, per Q2, si utilizzi un MOS invece di un bipolare.



Nell'immagine, a parte la sostituzione del bipolare con un MOS, l'unico elemento cambiato è la corrente del generatore di polarizzazione (che è stata dimezzata visto che c'è una corrente di base in meno da fornire).

Anzitutto, sparendo il beta dei bipolari dai fattori di cui tener conto, sparisce quasi del tutto la dipendenza del guadagno del VAS dal valore del carico (quasi perché ad alta frequenza il problema si ripresenta in altra forma) e sparisce, specularmente, anche la dipendenza del valore dell'impedenza di uscita del circuito da quella del carico di lavoro del VAS: ora l'impedenza d'uscita è pari in linea di massima all'inverso della transconduttanza del MOS e tale rimane in quasi tutte le possibili condizioni di lavoro non troppo prossime alla saturazione o all'interdizione dello stesso.

Il generatore di corrente Q1 resta qui l'unico elemento a definire la corrente di riposo dello stadio di uscita (che disgraziatamente continua a dipendere dal beta di Q1 ma tant'è...). E resta pure l'unico titolare delle magagne di questo stadio di uscita - che ancor più di prima ha corrente e tensione di uscita che vanno per i fatti loro, andando apparentemente d'accordo (cioè funzionicchiando in push-pull) solo su un ben prederminato carico di uscita.

In questo circuito spariscono anche i problemi legati al determinare qualunque equazione di interdipendenza tra guadagno del VAS e pseudo resistenza negativa: entrambi i fattori che la definiscono (guadagno del VAS e transconduttanza del generatore di corrente) sono fissi e indipendenti dal valore del carico.

Spero che questo aiuti a comprendere meglio quel che ho inteso dire nei post precedenti. A voi la parola per eventuali osservazioni.
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[15] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 24 ago 2019, 11:49

BrunoValente ha scritto: Guarda i circuiti A, B e C: polarizzazioni a parte, sei d'accordo se dico che funzionano esattamente nello stesso modo, cioè che il carico vede una sorgente ad alta impedenza e che hanno tutti lo stesso valore di trans-conduttanza (quasi)?


Polarizzazioni E INVERSIONI DI FASE a parte? Sì. Sulla loro somma in D? No.
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[16] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 24 ago 2019, 11:52

Sì, certo, ma in D comunque le correnti che pilotano le basi sono in controfase come deve essere, giusto?
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[17] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 24 ago 2019, 12:09

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[18] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 24 ago 2019, 12:10

BrunoValente ha scritto:Sì, certo, ma in D comunque le correnti che pilotano le basi sono in controfase come deve essere, giusto?


Giusto. Ma il problema non sta nel pilotaggio (ed è l'ennesima volta che lo ripeto). La variante con il MOS l'ho descritta precisamente per aiutare a capire questo punto.
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[19] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 24 ago 2019, 12:19

Ti spiego quali sono le mie difficoltà:

1) Non capisco cosa c'entri la variante con il MOS che non mi aiuta a capire cosa non va nel circuito originale, visto che sostituendo il transistor con il mosfet si stravolge il funzionamento del circuito.

2) Indipendentemente dalla variante con il MOS, cosa è che non ti quadra nel circuito D del mio disegno? Perché pensi non possa funzionare? Se credi che A e B possano funzionare entrambi correttamente come sorgenti di corrente verso il carico, cosa ti fa credere che possano sorgere dei problemi parallelando le uscite di A e B? A me risulta che le sorgenti di corrente si possano parallelare impunemente senza problemi.

3) Sei d'accordo sul fatto che il circuito D sintetizza il tuo circuito originale e che se nel tuo circuito originale c'è qualcosa che non va dovremmo anche ritrovarla in D?
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[20] Re: Amplificatore JLH (Linsley Hood) del 1969

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 24 ago 2019, 12:28

Piercarlo ha scritto:Ma il problema non sta nel pilotaggio


Non so se ho capito bene il tutto, ma lo stadio finale che hai riprodotto in [1] per me è una sorgente di corrente controllata ottenuta con i due transistor Q2 e Q1 che lavorano in push/pull in regime di piccolo segnale. Se non consideri il resto del circuito, con la controreazione, l'impedenza di uscita rimane molto alta, da cui le tue perplessità.
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