ah, mi sembrava che in [8] di
questa discussione, ti avessi accennato per sommi capi come funziona la storia
cprrcr ha scritto:presupponendo che un corto circuito provochi un passaggio di corrente elevato per numero di Ampere (teoricamente infinito)
la corrente sarebbe infinita solo se tutti i componenti interessati fossero ideali, generatore, conduttori, lo stesso guasto, invece ciascuno di essi è caratterizzato da un valore di impedenza che limita comunque la corrente di cortocircuito
[...] come possono i cavi non danneggiarsi al di là della loro sezione?
come ti scrivevo è una questione di tempo e di caratteristiche specifiche degli interruttori limitatori di corrente,
un cortocircuito ad impedenza "trascurabile" (fase neutro collegati francamente l'uno all'altro) viene interrotto in alcuni millesimi di secondo,
in questa frazione di tempo, una energia attraversa il circuito in serie interruttore/conduttore,
il coordinamento interruttore/conduttore garantisce che quando l'interruttore ha aperto il cortocircuito, l'energia che ha assorbito il cavo sia risultata "sopportabile" per il conduttore stesso e per il suo isolamento
il tempo è la chiave di lettura, se tu sfiori la piastra di un ferro da stiro rovente per una frazione di secondo, salti in aria, forse ti spunta anche una bolla, ma se ci tieni il dito ben pressato probabilmente l'ustione sarà molto più grave
questo ovviamente banalizzando un po' sui concetti fisici che determinano questa condizione
cprrcr ha scritto:provocando un sovraccarico, perché i corto circuiti sono interrotti dal solenoide (all'interno dell'interruttore magnetotermico) e non dalla lamina bimetallica per rilevamento sovraccarichi?
perché il dispositivo bimetallico è un
bradipo, non è in grado di rilevare/intervenire in tempo sufficientemente breve per valori di corrente pari a decine o meglio centinaia di volte la nominale dell'interruttore, il solenoide al contrario è una scheggia quando la corrente è sufficiente per attivarlo (per questo si parla di soglie di intervento magnetico)
sono di fatto due protezioni integrate in un unico dispositivo, con un solo "ma", ovvero il cortocircuito ad alta impedenza (ma questa è un'altra storia)
cprrcr ha scritto:se queste ipotesi sono errate, mi potreste spiegare che differenza esiste tra corto circuito e sovraccarico, in termini comprensibili per un non fisico e un non elettricista?
un sovraccarico non è una condizione di guasto del circuito (che risulta perfettamente funzionante), ma una condizione di assorbimento anomalo, che va monitorata ed interrotta, poiché indica che la corrente nel circuito non è quella per cui questo sia stato progettato/dimensionato
il bimetallo si flette in maniera "lenta" tanto più la corrente di esercizio sia vicina a quella limite dell'interruttore (corrente di non intervento), superata una certa soglia, il bimetallo deve intervenire entro un certo tempo (stabilito dalle norme di prodotto degli interruttori) al superamento di un determinato valore di corrente, che è funzione ovviamente della nominale dell'interruttore
in questo caso, tutti questi calcoli prendono in considerazione principalmente la natura dell'isolante e la sua capacità di dissipare il calore prodotto (effetto Joule) dal sovraccarico prima che si stabilisca una condizione di degrado/danneggiamento irreversibile dello stesso
ci sarebbe da scrivere molto, ma sono tutte cose che puoi trovare perché trattate un po' ovunque
saluti