A cosa servono le vibrazioni in natura?
Buongiorno a tutti, di solito per i miei quesiti e dubbi in fisica vado a scocciare qualcuno che conosco (
) anche perché è un'ottima scusa per scambiare quattro chiacchiere e saluti. Questa volta ho deciso di fare un'eccezione e coinvolgere anche gli appassionati di EY
In questi giorni sto leggendo un bel libro di Carlo Rovelli, "La realtà non è come ci appare" e per il momento sono arrivato agli inizi de "la più bella delle teorie", nella seconda parte, in cui si parla della relatività generale e del contemporaneo affermarsi della meccanica quantistica.
Nel corso della lettura, ragionando su campi, fotoni e bosoni vettori in generale, mi è sorta una perplessità: sapendo che materia, energia e sua trasmissione sono quantizzate, che cosa rende necessario che vi sia anche un qualche tipo di vibrazione (con annessa frequenza) per favorire la trasmissione dell'energia? Dopotutto non solo i fotoni/bosoni si esprimono esplicitamente solo quando colpiscono un bersaglio (un fotone in viaggio non può essere visto o percepito da nessuno altrimenti smette di essere in viaggio) ma l'energia che trasportano è definita al momento della loro emissione e ne sono un prodotto/effetto definito a priori, prima della loro produzione e indipendentemente da loro.
Essendo questo il contesto, sorge la domanda: a cosa serve che abbia una frequenza per trasmettersi? O, detto altrimenti, che cosa impone che l'energia, per trasmettersi, debba assumere in ultima istanza una forma ondulatoria con una frequenza definita dall'entità dei quanti che la costituiscono? Non sarebbe sufficiente che "viaggi" e amen? Dopotutto se durante il "viaggio" non la sente e non la vede nessuno anche avere una frequenza di trasmissione non ha (almeno all'apparenza) alcuna utilità.
La domanda è sicuramente ingenua per gli addetti ai lavori ma non lo è per me e mi piacerebbe capirci qualcosa di più.
In questi giorni sto leggendo un bel libro di Carlo Rovelli, "La realtà non è come ci appare" e per il momento sono arrivato agli inizi de "la più bella delle teorie", nella seconda parte, in cui si parla della relatività generale e del contemporaneo affermarsi della meccanica quantistica.
Nel corso della lettura, ragionando su campi, fotoni e bosoni vettori in generale, mi è sorta una perplessità: sapendo che materia, energia e sua trasmissione sono quantizzate, che cosa rende necessario che vi sia anche un qualche tipo di vibrazione (con annessa frequenza) per favorire la trasmissione dell'energia? Dopotutto non solo i fotoni/bosoni si esprimono esplicitamente solo quando colpiscono un bersaglio (un fotone in viaggio non può essere visto o percepito da nessuno altrimenti smette di essere in viaggio) ma l'energia che trasportano è definita al momento della loro emissione e ne sono un prodotto/effetto definito a priori, prima della loro produzione e indipendentemente da loro.
Essendo questo il contesto, sorge la domanda: a cosa serve che abbia una frequenza per trasmettersi? O, detto altrimenti, che cosa impone che l'energia, per trasmettersi, debba assumere in ultima istanza una forma ondulatoria con una frequenza definita dall'entità dei quanti che la costituiscono? Non sarebbe sufficiente che "viaggi" e amen? Dopotutto se durante il "viaggio" non la sente e non la vede nessuno anche avere una frequenza di trasmissione non ha (almeno all'apparenza) alcuna utilità.
La domanda è sicuramente ingenua per gli addetti ai lavori ma non lo è per me e mi piacerebbe capirci qualcosa di più.