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Una curiosità sulla programmazione oggi.

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[41] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 6 nov 2018, 22:14

venexian ha scritto:(...) Ho scritto qualcosa per Android e mi è sembrato di avere in mano Arduino: scarica le librerie 'alfa' 400MB, unisci le librerie 'beta', 2 GB, guarda che serve la (...)
ho scaricato e installato lo IDE di Android, un po' d'orticaria mi è venuta attendendo il completamento dei download dai repository sparsi nella galassia.
Per curiosità, voglio vedere il peso che si porta dietro lo sviluppo di una app.


wruggeri ha scritto:(...) purtroppo non sto mentendo e (...)
no, questo non mi è passato nemmeno per la mente.
Il fatto è che, pur da ignoranet(io), trovo un eccesso di severità da parte tua, immagino solo che tu avevi aspettative superiori alla media, sostenute da una significativa capacità critica.

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[42] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto Utentefairyvilje » 6 nov 2018, 22:30

Posso confermare che la stessa situazione si presenta(va spero) quasi integralmente uguale all'università di Padova. Unica differenza che vorrei segnalare è l'esame di algebra lineare e geometria che è stato fatto molto bene, con la parte di algebra sviluppata a dovere. Alcune di quelle cose chi fa informatica e non ingegneria informatica le affronta meglio. Ingegneria informatica sfortunatamente non è quasi mai informatica intesa come scienze + ingegneria, piuttosto una sorta di perito informatico evoluto.

Alla fine l'importante è che vengano dati gli strumenti per sviluppare autonomamente il proprio percorso. Almeno per me è stato così :).
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[43] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteEcoTan » 6 nov 2018, 22:30

Ai miei tempi esisteva il cosiddetto stage, cioè il laureando passava un mese in una azienda disponibile, usufruendo di un piccolo rimborso, e dopo la laurea poteva presentarle domanda di assunzione.
Così il laureando si faceva un'idea del lavoro e attraverso di lui tutta la struttura accademica si confrontava con quel mondo.
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[44] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto Utentefairyvilje » 6 nov 2018, 22:32

EcoTan ha scritto:Ai miei tempi esisteva il cosiddetto stage, cioè il laureando passava un mese in una azienda disponibile, con un piccolo rimborso, e dopo la laurea poteva presentarle domanda di assunzione.

Esistono ancora, è solo che non sono l'aspirazione di ogni laureato. Non tutti sono interessati a spendere le loro abilità in un contesto "industriale".
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[45] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteEcoTan » 6 nov 2018, 22:35

In effetti l'azienda dove ho fatto uno stage, nonchè poi la tesi, (SIT Siemens), credo non esista più come del resto tutta l'elettronica (quasi) nazionale.
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[46] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto Utentewruggeri » 7 nov 2018, 0:46

Piercarlo ha scritto:Ma stando così le cose... cosa si salva? Ovvero, visto che prima o poi uno che si laurea dovrà pure andare a lavorare da qualche parte, cosa sa veramente del lavoro per cui, in teoria, ha studiato?


Non so che dirti... a quanto pare, oggi l'ingegnere è visto dagli atenei e da molte aziende come un esecutore demente di algoritmi di progetto e poco più.
Da quel che ho visto, la conoscenza vera delle cose sembra non essere la priorità dei corsi di ingegneria... avevo avuto questa sensazione già verso la metà del secondo anno, ma mi ero detto "ma per favore, stai parlando troppo presto, aspetta e vedrai"; bene, ora gli anni passati dentro l'università stanno per diventare cinque, le preoccupazioni stanno diventando certezze e la prospettiva di passare altro tempo a far cose che poi tanto dovrò - se voglio davvero capirne l'intima natura - ristudiare da zero per conto mio mi infastidisce parecchio.
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[47] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteEdmondDantes » 7 nov 2018, 0:58

Sono parzialmente d'accordo.
Secondo me lo scopo principale dell'università non è insegnare tutto il sapere: è impossibile. Un buon percorso universitario dovrebbe imprimerti un buon metodo di studio, di pensiero e un bagaglio minimo di conoscenza tale da consentirti di studiare per conto tuo ciò che ti servirà in futuro (diciamo quasi tutto).
Il mondo del lavoro è cambiato. L'iperspecializzato non serve più e non viene nemmeno cercato, statisticamente parlando. Se gli obiettivi di un'azienda cambiano serve gente in grado di cambiare la propria posizione, entro certi limiti s'intende.
È giusto? È sbagliato? È così.
In campo lavorativo si applica circa il 10% di ciò che si è studiato. Il restante 90% è servito a rendere elastico il tuo pensiero. Non è cosa da poco.
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[48] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 7 nov 2018, 1:08

EdmondDantes ha scritto:(...) Il restante 90% è servito a rendere elastico il tuo pensiero. Non è cosa da poco.
credo sia anche così.
Per similitudine, ma potrei essere in errore, chi ha seguito il classico dispone di strumenti per meglio elaborare e affrontare gli studi successivi, quelli che siano.
Fortunati e bravi loro.

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[49] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtenteEdmondDantes » 7 nov 2018, 1:20

Hai ragione, ma dopo cinque anni di università, questa lacuna dovrebbe essere colmata.
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[50] Re: Una curiosità sulla programmazione oggi.

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 7 nov 2018, 2:15

Approfitto per porre una domanda che mi frulla da tempo: se alla fine della fiera quello a cui serve veramente l'università è darti una forma mentale con cui procacciarti e processarti da te, in modo efficiente e critico ma possibilmente senza irrigidirti, informazioni e conoscenze sul mondo, perché non iniziare fin da subito, non dico dalle elementari ma quasi, a impostare la forma mentis della gente in questo modo, favorendo così l'installarsi di abitudini mentali che, portate poi con scioltezza nella vita, permettono alle persone di avere non solo una buona e realistica comprensione del mondo in cui vivono e, quando occorre, di sapersi adattare alle sue esigenze con meno difficoltà di quanto avvenga oggi?

Lo chiedo per due ragioni: la prima è che anche le cattive abitudini mentali (pigrizia mentali, tendenza al conformismo acritico a tutto quel che pensano e dicono gli altri ecc.) sono insegnate e apprese al pari di quelle buone, e quindi, proprio perché "programmate" nel cervello della gente, sono sostituibili tanto più facilmente quanto più tempestivamente si interviene nella fase di "boot" della vita di un individuo.
È un approccio che funziona fin troppo bene già oggi anche se nelle mani sbagliate, visto che viene utilizzato a piene mani da tutte le istituzioni religiose prima e politiche poi per rimbecillire fin da subito la gente ed è quindi, in linea di massima, per "installare" un "rimbecillimento" decisamente più utile e produttivo.
È chiaro che poi ognuno è fatto a modo suo e manterrà le sue inclinazioni a eccellere in un campo piuttosto che in un altro, ma già partire ripuliti di tutte le scorie culturali e mentali che ci portiamo dietro, per trasmissione ereditaria da una generazione all'altra, da almeno 150-200 mila anni costituirebbe un notevole passo avanti.

La seconda ragione è che, partendo fin da subito con una formazione culturale e mentale graduata ma solida, affidabile e allo stesso tempo aperta e flessibile, si regalerebbe alla gente una bella fetta di vita in più: oggi un laureato di ottimo livello lo si può considerare "pronto chiavi in mano" non prima dei 27-28 anni. Partendo con un approccio più meditato e "ingegnerizzato" dell'istruzione si potrebbe pensare a ottenere tale maturità già a 20-22 anni, se non addirittura prima per le persone più dotate. I cosiddetti "geni" (io non credo molto ai "geni") sono tali non solo per indole ma anche perché si sono trovati ad apprendere a 10-12 anni cose che gli altri apprendono "normalmente" a 18-20 (se le apprendono, perché a giudicare dallo stile culturale "calcio macchina e figa"(*) dominante direi che lo sforzo che viene fatto in tal senso è decisamente stentato).

Se si riuscisse a generalizzare anche solo una parte di questo "anticipo" si otterrebbero persone che non solo si sentirebbero prima più realizzate e felici nella loro vita ma che si sentirebbero tali in un momento in cui sono oggettivamente più forti, attivi e produttivi di quanto lo saranno mai dopo. Il che non mi sembra un vantaggio da poco visto che comunque, nonostante tutti i progressi della medicina avutisi negli ultimi due secoli ma soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, la durata della vita rimane in media quella che è da sempre e non va troppo oltre, quando ci va, i 30 mila giorni (novant'anni).
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