Essenzialmente ci sono 2 strumenti per misurare la coppia generata da un motore.
Uno è il torsiometro, che viene installato tra motore e carico e, grazie ad un ponte di Wheatstone, misura la deformazione che l'albero all'interno del torsiometro subisce e poiché nel campo di misura dello strumento c'è proporzionalità lineare tra deformazione (elastica lineare) e torsione, ecco che da una si ha l'altra.
Per vedere come viene alimentato il ponte senza contatti striscianti ti consiglio
http://www.kistler.com/mediaaccess/4503 ... -05.12.pdfhttp://pdf.directindustry.com/pdf/kistl ... 7-_27.html e pagine seguenti
Il secondo strumento è la cella di carico, che misura la forza con principio analogo al torsiometro.
Il freno (ad es. a corrrenti parassite
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... -brake.JPG ) è "come un motore", per cui ha uno statore e un rotore. Ora il rotore ruota trascinato dal motore e lo statore ha le bobine che generano le correnti parassite sul rotore.
Per il principio di azione e reazione il rotore genera una coppia sullo statore il quale, se non opportunamente bloccato, girerebbe su se stesso. A tenerlo bloccato ci pensa appunto la cella di carico che viene montata, da un estremo, su un braccetto collegato allo statore, in senso perpendicolare e dall'altro a telaio, fungendo così da vincolo.
La forza a cui è sottoposta la cella (di compressione o di trazione a seconda del senso di rotazione del motore) viene letta dalla cella stessa e, se moltiplicata per il braccio, ovvero la distanza tra il punto di contatto tra la cella e il braccetto di cui sopra e l'asse del freno, dà la coppia cercata.
Il torsiometro è generalmente più preciso e costoso ma soggetto a vibrazioni se non ben allineato tra motore e freno, inoltre ha cuscinetti all'interno che falsano parzialmente la misura.