Impianto foto-termico (polemica)
Ieri, ad uno dei telegiornali, hanno fatto la solita pubblicità per una delle tante attività di pseudo-ricerca alla quale siamo ormai abituati. Hanno mostrato una ricercatrice orgogliosa di illustrare un impianto per ottenere energia dalla radiazione solare, composto da uno specchio parabolico che concentrava la radiazione su una caldaia dove veniva riscaldata dell'aria (???) da inviare ad una turbina per la produzione di energia elettrica.
Dalla bocca della ricercatrice sono usciti questi dati tecnici:
. Diametro della parabola = 12 m
. Temperatura dell'aria riscaldata = 800 °C
. Potenza prodotta = 'fino a' 15 kW
Per chi non avesse seguito il servizio, descrivo che la 'macchina' era una struttura enorme, formata da una parabola a specchi multipli dall'aspetto fragilissimo, montata su un supporto orientabile in senso zenitale e azimutale e da una caldaia tenuta sul fuoco della stessa da una struttura che mi sembrava tralicciata.
La ricercatrice era orgogliosa dei risultati raggiunti. Mi chiedo: perché con quei risultati io, al suo posto mi sarei nascosto sotto terra? Forse perché ottenere al massimo 132 W/metro quadro con un accrocchio che raggiunge gli 800 °C, ha parti in rotazione ad alta velocità, necessita di essere orientato e funziona solo ad agosto, e forse luglio è per me uno scandalo?
Mi chiedo se i concetti fondamentali della termodinamica che dimostrano come il cambiamento di stato di un fluido sia il punto focale delle macchine termiche fin dai tempi di Watt siano stati compresi da chi ha pensato di sfruttare la semplice espansione termica di un gas per muovere una turbina.
Mi chiedo anche come dei risultati così fallimentari siano oggetto di divulgazione quando invece dovrebbero essere motivo di allontanamento da un istituto di ricerca chi ne è responsabile. Cosa pensa quella ricercatrice, di triplicare il rendimento aggiungendoci un pizzico di sale?
Dalla bocca della ricercatrice sono usciti questi dati tecnici:
. Diametro della parabola = 12 m
. Temperatura dell'aria riscaldata = 800 °C
. Potenza prodotta = 'fino a' 15 kW
Per chi non avesse seguito il servizio, descrivo che la 'macchina' era una struttura enorme, formata da una parabola a specchi multipli dall'aspetto fragilissimo, montata su un supporto orientabile in senso zenitale e azimutale e da una caldaia tenuta sul fuoco della stessa da una struttura che mi sembrava tralicciata.
La ricercatrice era orgogliosa dei risultati raggiunti. Mi chiedo: perché con quei risultati io, al suo posto mi sarei nascosto sotto terra? Forse perché ottenere al massimo 132 W/metro quadro con un accrocchio che raggiunge gli 800 °C, ha parti in rotazione ad alta velocità, necessita di essere orientato e funziona solo ad agosto, e forse luglio è per me uno scandalo?
Mi chiedo se i concetti fondamentali della termodinamica che dimostrano come il cambiamento di stato di un fluido sia il punto focale delle macchine termiche fin dai tempi di Watt siano stati compresi da chi ha pensato di sfruttare la semplice espansione termica di un gas per muovere una turbina.
Mi chiedo anche come dei risultati così fallimentari siano oggetto di divulgazione quando invece dovrebbero essere motivo di allontanamento da un istituto di ricerca chi ne è responsabile. Cosa pensa quella ricercatrice, di triplicare il rendimento aggiungendoci un pizzico di sale?
