Diciamo che su distanze elevate (oltre 400-500 km) e tensioni elevate, (da 500 kV a salire) diventa un'opzione tecnicamente valida. In America, così come in Cina, potrebbe trovare applicazione.
Al di sotto il principale motivo (non tecnico) per la conversione sono le difficoltà di autorizzazione delle linee in alternata rispetto alle linee in continua, dovute per lo più ai limiti di campo magnetico.
Non si hanno, in pratica significativi benefici tecnico-economici, viste le perdite, i costi ed i tassi di guasto delle stazioni di conversione.
Per questo motivo se ne era parlato
anche in Italia; purtroppo, come previsto, non è sufficiente la corrente continua a rimuovere l'effetto NIMBY.
La questione è comunque molto meno facile di come la mette l'articolo riportato in [1].
questa ad esempio è una colossale inesattezza:
One advantage of the HVDC option is that it uses the same wires and much of the same structure while increasing the corridor’s capacity of the corridor.
Switching current from AC to DC lets a given line operate at a higher voltage without increasing the current, which avoids the problem of increased line sag from extra heating
Ragionando superficialmente si potrebbe pensare, sbagliando, che per il dimensionamento dell'isolamento si possa confrontare il valore di cresta della tensione alternata con quello della tensione continua.
Purtroppo in AAT le cose sono parecchio diverse: il coordinamento dell'isolamento della linea elettrica aerea si basa sulla scelta della distanza di isolamento in aria e sulla linea di fuga degli isolatori.
Il primo punto dipende principalmente dalle sovratensioni di manovra attese (da decenni mitigabili facilmente con scaricatori ad ossido di zinco ed interruttori con resistori di pre-inserizione) e dal tasso di guasto per scarica atmosferica che si è disposti a tollerare. In entrambi i casi le differenze tra ac e dc sono minime.
Per quanto riguarda la linea di fuga invece le cose vanno peggio in c.c. rispetto alla c.a., per cui a parità di tensione RMS applicata alla catena di isolatori, è generalmente necessaria una maggiore linea di fuga per la c.c. .
Il vero vantaggio della c.c. sta nel fatto che, anche per trasmissione su lunghe distanze, non si è più limitati da problemi di stabilità angolare o stabilità di tensione! In questo senso è possibile aumentare la potenza trasmessa lungo la linea in c.c., potenzialmente fino al limite termico.
Ma del resto a nessuno sano di mente verrebbe l'idea di esercire una linea di trasmissione di elevata lunghezza al limite termico: le perdite sarebbero economicamente non sostenibili.
Quello che si può fare è utilizzare la fascia di asservimento e magari il tronco dei sostegni della linea esistente, modificando la testa palo e le catene di isolatori.