Alcune curiosità, (o lacune), sul magnetismo
Salve a tutti,
preciso subito che sono diplomato in Elettrotecnica, una ventina di anni or sono, (non col massimo dei voti), ma poco c'entra. (Ho sempre avuto grossi contenziosi con le materie letterarie in tutto il mio excursus accademico).
Desidero però rivolgere uno, forse più, domande, laddove il tempo, il tipo di studio, (anche il mancato studio, tipo dell'età adolescenziale), hanno lasciato delle lacune, e che mi tormentano da tempo.
Non esistate anche, con i vostri interventi, a rimettermi sulla giusta strada, laddove possa essermi perso.
Vi chiedo solo di intervenire, certo, ma in modo più discorsivo che accademico; lasciandovi la discrezionalità di introdurre qualche nozione accademica. Non devo affrontare esami di natura accademica.
Per sommi capi:
- la forza magnetica, assieme a quella elettrica, mi sembtr di avere capito, sono forze "fondamentali" entrambe proprietà dell'elettrone;
- se immergo un elemento ferromagnetico all'interno di un campo di forza magnetica, cessando l'effetto del campo di forza, il materiale ferromagnetico, mantiene una certa induzione residua, secondo una curva di isteresi che classifca un poco i vari metalli;
- ora, se ben ricordo, non vè altro modo di eliminare questa questa forza residua se non applicando un campo di intensità uguale ed opposta a quello corrispondente, sulla curva di isteresi, alla forza che si manifesta; oltre, chiaramente, alla fuzione dell'oggetto.
Ora però nascono le domande, le curiosità, che quotidianamente, lavorando sopratutto con servomotori, mi pongo. Ma non è solo una ragione di lavoro, (è solo il capro espiatorio), c'è una vera e più profonda curiosità.
domanda: pensando ad un magente permanente. nel contesto di un motore, come anche di un generatore, piuttosto che di una cassa audio, ne possiamo sfruttare le caratteristiche magnetiche per ottenere energia: meccanica, elettrica, ecc. Per fare questo, ci basiamo sull'intensità del campo amgnetico permanente H, o sulla forza dell'induzione B. Ma tale forza non decade mai? A parte una decadenza che si potrebbe manifestare per smagnetizzazione, dovuta alle alterazioni del campo naturale che si crea per il tipo di impiego fatto, non c'è una decadenza della forza magnetica da parte di quell'oggetto preso in esame, per via del lavoro fatto? Oppure: se uso ad esempio il magnete M per costruire un generatore G, al quale tramite una turbina applico una coppia C, ed ottengo, nel tempo, una quantità di energia E, tale valore di energia E è solo ed unicamente dovuto dalla coppia C che avevo applicato? L'induzione B del magnete permanente non è mai decaduta? Ed ancora: se è vero che e = m*c^2, il magnete pemanente non perde massa nel tempo in cui ho usato il generatore per produrre tutta l'energia E?
Ma, mettiamola in una veste diversa, ed arrivo al punto di quanto più mi assilla: se io prendo un fiammifero, lo accendo con poco sforzo, da qui accendo un pezzo di carta, col quale posso accendere e far bruciare tutta una foresta. Con la poca forza ed emergia spesa, ho in qualche modo eccitato e scatenato una reazione a catena che ha indotto altri materiali a mutare, dai quali ho ricavato energia. Potrei allora pensare di poter eccitare un oggetto ferromagnetico, in modo da indurre mutamenti al suo interno, tali per cui esso cambia di stato e cede parte della sua massa in energia? (Se non ricordo male, sempre quel famoso elettrone portatore della forza elettrica e magneitca, può, a seconda della sua quantità di energia, allontanarsi, avvicinarsi al nucleo, ecc.).
Ho fatto molte banalizzazioni, ho messo giù un groviglio di domande sparse, me ne rendo conto. Vorrei dei lumi, laddove potrei cercarli su testi che non sono in grdo di leggere, (per questo chiedevo risposte più discorsive che altro).
Se il tutto è troppo indigesto, ignorate pure.
Grazie.
preciso subito che sono diplomato in Elettrotecnica, una ventina di anni or sono, (non col massimo dei voti), ma poco c'entra. (Ho sempre avuto grossi contenziosi con le materie letterarie in tutto il mio excursus accademico).
Desidero però rivolgere uno, forse più, domande, laddove il tempo, il tipo di studio, (anche il mancato studio, tipo dell'età adolescenziale), hanno lasciato delle lacune, e che mi tormentano da tempo.
Non esistate anche, con i vostri interventi, a rimettermi sulla giusta strada, laddove possa essermi perso.
Vi chiedo solo di intervenire, certo, ma in modo più discorsivo che accademico; lasciandovi la discrezionalità di introdurre qualche nozione accademica. Non devo affrontare esami di natura accademica.
Per sommi capi:
- la forza magnetica, assieme a quella elettrica, mi sembtr di avere capito, sono forze "fondamentali" entrambe proprietà dell'elettrone;
- se immergo un elemento ferromagnetico all'interno di un campo di forza magnetica, cessando l'effetto del campo di forza, il materiale ferromagnetico, mantiene una certa induzione residua, secondo una curva di isteresi che classifca un poco i vari metalli;
- ora, se ben ricordo, non vè altro modo di eliminare questa questa forza residua se non applicando un campo di intensità uguale ed opposta a quello corrispondente, sulla curva di isteresi, alla forza che si manifesta; oltre, chiaramente, alla fuzione dell'oggetto.
Ora però nascono le domande, le curiosità, che quotidianamente, lavorando sopratutto con servomotori, mi pongo. Ma non è solo una ragione di lavoro, (è solo il capro espiatorio), c'è una vera e più profonda curiosità.
domanda: pensando ad un magente permanente. nel contesto di un motore, come anche di un generatore, piuttosto che di una cassa audio, ne possiamo sfruttare le caratteristiche magnetiche per ottenere energia: meccanica, elettrica, ecc. Per fare questo, ci basiamo sull'intensità del campo amgnetico permanente H, o sulla forza dell'induzione B. Ma tale forza non decade mai? A parte una decadenza che si potrebbe manifestare per smagnetizzazione, dovuta alle alterazioni del campo naturale che si crea per il tipo di impiego fatto, non c'è una decadenza della forza magnetica da parte di quell'oggetto preso in esame, per via del lavoro fatto? Oppure: se uso ad esempio il magnete M per costruire un generatore G, al quale tramite una turbina applico una coppia C, ed ottengo, nel tempo, una quantità di energia E, tale valore di energia E è solo ed unicamente dovuto dalla coppia C che avevo applicato? L'induzione B del magnete permanente non è mai decaduta? Ed ancora: se è vero che e = m*c^2, il magnete pemanente non perde massa nel tempo in cui ho usato il generatore per produrre tutta l'energia E?
Ma, mettiamola in una veste diversa, ed arrivo al punto di quanto più mi assilla: se io prendo un fiammifero, lo accendo con poco sforzo, da qui accendo un pezzo di carta, col quale posso accendere e far bruciare tutta una foresta. Con la poca forza ed emergia spesa, ho in qualche modo eccitato e scatenato una reazione a catena che ha indotto altri materiali a mutare, dai quali ho ricavato energia. Potrei allora pensare di poter eccitare un oggetto ferromagnetico, in modo da indurre mutamenti al suo interno, tali per cui esso cambia di stato e cede parte della sua massa in energia? (Se non ricordo male, sempre quel famoso elettrone portatore della forza elettrica e magneitca, può, a seconda della sua quantità di energia, allontanarsi, avvicinarsi al nucleo, ecc.).
Ho fatto molte banalizzazioni, ho messo giù un groviglio di domande sparse, me ne rendo conto. Vorrei dei lumi, laddove potrei cercarli su testi che non sono in grdo di leggere, (per questo chiedevo risposte più discorsive che altro).
Se il tutto è troppo indigesto, ignorate pure.
Grazie.