Un altro cervello in fuga?
"Mandagli il cv, fidati, fidati di me" mi dice A. con in mano un bicchiere di un qualche cocktail, un venerdì sera di metà Novembre.
Ma cosa vuoi che se ne faccia una multinazionale americana così grossa di uno come me.
"Te fidati, manda il curriculum che quelli assumono sempre e vedi che prendono anche te" mi ripete A, che la sa lunga.
E alla fine un po' per gioco, un po' per vedere fin dove riesco a spingermi mando un paio di cv, uno ad Amazon Ireland e uno a Google. Ridacchio tra me e me: un diploma e solo tre anni di lavoro, di cui due come elettricista industriale e uno come sistemista Linux, il mio curriculum è abbastanza scarno, giusto un accenno ai miei anni di scautismo (laico) e di volontariato e alla patente da radioamatore fresca fresca. Dall'offerta invece cercano dei laureati con anni di esperienza, che speranze ho? Davvero non mi aspetto di essere ricontattato.
"Non preoccuparti che richiamano, richiamano sempre, quella gente lì" mi dice A, che la sa lunga.
E in effetti dopo un paio di giorni ricevo due mail, entrambe che mi chiedono quando sarei disponibile a fare una telefonata per conoscere meglio l'impiego e (per loro) conoscere meglio me.
La prima telefonata di Google dura solo una mezz'oretta e mi contatta questo ragazzo che mi seguirà durante tutto il percorso di interview. Mi fa una dozzina di domande botta-e-risposta alcune estremamente banali e altre un po' più sofisticate, ma niente di eccezionale. Amazon invece non perde tempo e parte direttamente con una tecnica di un'ora.
"Visto? Che ti avevo detto? E vedrai che la settimana prossima ti richiameranno tutt'e due." mi assicura A.
Ancora un altro scambio di mail e ho fissato le prossime 3 telefonate. Mi organizzo e sposto i miei turni e prendo qualche ora di ferie per poter essere a casa e rispondere anche questa volta.
La cosa divertente è che tutti i tizi che ti chiamano sul cellulare con dei prefissi internazionali strani per farti l'interview sono ragazzi, tecnici che lavorano tutti i giorni in queste grandi realtà e sono tutti estremamente alla mano e cordiali. Fare questi colloqui è quasi divertente.
Insomma, diverse telefonate con entrambe le aziende dopo, mi chiedono di trovare una data per andare fisicamente negli uffici di Amazon in Irlanda e in Belgio per Google.
"Dovresti essere soddisfatto, sai? Quelli guardano centinaia e centinaia di CV al mese, mica tutti vanno in sede a fare gli ultimi colloqui." mi dice sempre A. (che la sa lunga) "E non conosco nessuno che sia arrivato fin lì e poi non sia stato assunto".
Mi metto d'accordo con le due aziende per la seconda e la terza settimana di Gennaio (che in mezzo ci sono le vacanze di Natale e sia io che loro abbiamo bisogno di ferie) e quindi contatto B, amico di A. che lavora per Amazon da un anno, per chiedergli qualche consiglio.
"Ne uscirai demolito e non capirai più niente tutta la sera. Ti porteremo a bere."
Alla fine di tutto ciò torno in Italia, soddisfatto, e non mi importa se sarò preso o no, è stata una grande esperienza anche solo entrare in questi posti di cui si conoscono solo storie dell'amico di un amico su come si lavora al loro interno.
"E sono sicuro che riceverai un'offerta da entrambi" mi rassicura A. davanti ad un altro di quei drink orribili che beviamo al freddo in un vicolo di Reggio Emilia.
E così è stato, alla fine ho accettato l'incarico di tecnico di datacenter ad Amazon, a Dublino. Ho firmato il contratto e l'ho rispedito indietro.
Mi appoggio sullo schienale della sedia e penso che tra un paio di settimane comincio a lavorare in un altro Paese, in un'altra città dove parlano un'altra lingua, dove guidano a sinistra e il bidet non esiste. Ma se non altro usano il sistema metrico.
Sono pronto a tutto questo? Assolutamente no. Sono preoccupato? Nemmeno.
Immagino sarà una grande avventura, andrò a convivere con altra gente di chissà quale nazionalità nella mia stessa situazione in chissà che casa e poi mi adatterò, come ho sempre fatto.
E senza pensarci mi trovo sulla pagina della DHL, a domandarmi quanto potrebbe costare farsi spedire un salame a Dublino...
Ma cosa vuoi che se ne faccia una multinazionale americana così grossa di uno come me.
"Te fidati, manda il curriculum che quelli assumono sempre e vedi che prendono anche te" mi ripete A, che la sa lunga.
E alla fine un po' per gioco, un po' per vedere fin dove riesco a spingermi mando un paio di cv, uno ad Amazon Ireland e uno a Google. Ridacchio tra me e me: un diploma e solo tre anni di lavoro, di cui due come elettricista industriale e uno come sistemista Linux, il mio curriculum è abbastanza scarno, giusto un accenno ai miei anni di scautismo (laico) e di volontariato e alla patente da radioamatore fresca fresca. Dall'offerta invece cercano dei laureati con anni di esperienza, che speranze ho? Davvero non mi aspetto di essere ricontattato.
"Non preoccuparti che richiamano, richiamano sempre, quella gente lì" mi dice A, che la sa lunga.
E in effetti dopo un paio di giorni ricevo due mail, entrambe che mi chiedono quando sarei disponibile a fare una telefonata per conoscere meglio l'impiego e (per loro) conoscere meglio me.
La prima telefonata di Google dura solo una mezz'oretta e mi contatta questo ragazzo che mi seguirà durante tutto il percorso di interview. Mi fa una dozzina di domande botta-e-risposta alcune estremamente banali e altre un po' più sofisticate, ma niente di eccezionale. Amazon invece non perde tempo e parte direttamente con una tecnica di un'ora.
"Visto? Che ti avevo detto? E vedrai che la settimana prossima ti richiameranno tutt'e due." mi assicura A.
Ancora un altro scambio di mail e ho fissato le prossime 3 telefonate. Mi organizzo e sposto i miei turni e prendo qualche ora di ferie per poter essere a casa e rispondere anche questa volta.
La cosa divertente è che tutti i tizi che ti chiamano sul cellulare con dei prefissi internazionali strani per farti l'interview sono ragazzi, tecnici che lavorano tutti i giorni in queste grandi realtà e sono tutti estremamente alla mano e cordiali. Fare questi colloqui è quasi divertente.
Insomma, diverse telefonate con entrambe le aziende dopo, mi chiedono di trovare una data per andare fisicamente negli uffici di Amazon in Irlanda e in Belgio per Google.
"Dovresti essere soddisfatto, sai? Quelli guardano centinaia e centinaia di CV al mese, mica tutti vanno in sede a fare gli ultimi colloqui." mi dice sempre A. (che la sa lunga) "E non conosco nessuno che sia arrivato fin lì e poi non sia stato assunto".
Mi metto d'accordo con le due aziende per la seconda e la terza settimana di Gennaio (che in mezzo ci sono le vacanze di Natale e sia io che loro abbiamo bisogno di ferie) e quindi contatto B, amico di A. che lavora per Amazon da un anno, per chiedergli qualche consiglio.
"Ne uscirai demolito e non capirai più niente tutta la sera. Ti porteremo a bere."
Alla fine di tutto ciò torno in Italia, soddisfatto, e non mi importa se sarò preso o no, è stata una grande esperienza anche solo entrare in questi posti di cui si conoscono solo storie dell'amico di un amico su come si lavora al loro interno.
"E sono sicuro che riceverai un'offerta da entrambi" mi rassicura A. davanti ad un altro di quei drink orribili che beviamo al freddo in un vicolo di Reggio Emilia.
E così è stato, alla fine ho accettato l'incarico di tecnico di datacenter ad Amazon, a Dublino. Ho firmato il contratto e l'ho rispedito indietro.
Mi appoggio sullo schienale della sedia e penso che tra un paio di settimane comincio a lavorare in un altro Paese, in un'altra città dove parlano un'altra lingua, dove guidano a sinistra e il bidet non esiste. Ma se non altro usano il sistema metrico.
Sono pronto a tutto questo? Assolutamente no. Sono preoccupato? Nemmeno.
Immagino sarà una grande avventura, andrò a convivere con altra gente di chissà quale nazionalità nella mia stessa situazione in chissà che casa e poi mi adatterò, come ho sempre fatto.
E senza pensarci mi trovo sulla pagina della DHL, a domandarmi quanto potrebbe costare farsi spedire un salame a Dublino...



