Verificatori di Organismi abilitati e inadempienze sugli imp
Mi pare chiaro che, qualora il verificatore di un O.A. rilevi inadempienze sugli impianti, occorre distinguere due casi.
1. L’inadempienza costituisce esclusivamente violazione di una norma tecnica. In tal caso il verificatore può emettere un verbale negativo, senza l’obbligo di ulteriori adempimenti (escluso il caso di pericolo grave ed immediato, dovuto alla violazione della norma tecnica). Il verificatore “suggerirà” quindi all’azienda di porre rimedio all’irregolarità rilevata, e provvederà, su incarico del datore di lavoro, ad effettuare la verifica straordinaria una volta che l’irregolarità sia stata sanata.
2. L’inadempienza integra gli estremi di un reato (ovvero viola, oltre ai precetti di una norma tecnica, una disposizione di legge penalmente sanzionata, ad esempio le disposizioni in materia di sicurezza degli impianti previste dal DLgs. 81/08 e dal D.M. 37/08). In questo caso il verificatore è tenuto (contestualmente all’emissione del verbale negativo) a denunciare il reato rilevato nel corso della verifica “all’Autorità Giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia l’obbligo di riferirne” (ad esempio la struttura di vigilanza dell’ASL territorialmente competente). In tale caso non sarà dunque il verificatore a “suggerire” all’azienda di porre rimedio alle irregolarità rilevate, ma un ufficiale di polizia giudiziaria ad “ordinare” (impartendo la prescrizione di cui al DLgs 758/94) al D.L. di eliminare l’inadempienza entro un termine stabilito
3. I verificatori degli Organismi Abilitati, essendo “incaricati di pubblico servizio” (art. 358 c.p.), qualora “omettano o ritardino di denunciare un reato del quale abbiano avuto notizia nell’esercizio o a causa del servizio”, commettono il reato di cui all’art. 362 c.p. (“Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio”).
A fronte del percorso virtuoso sopra descritto, provo a sintetizzare come funzionano le cose nella realtà, almeno per la mia esperienza.
Ovviamente so bene che ci sono D.L. seri e verificatori seri, la mia è solo la descrizione di come vanno le cose mediamente.
1. In molte zone le Istituzioni sono ormai scomparse dal settore delle verifiche periodiche, che vengono svolte pressoché esclusivamente dagli O.A. Le ASL dovrebbero effettuare verifiche a campione sull’operato degli O.A. ma o io non ne ho notizia o sono in numero non significativo. Di fatto le ASL operano ormai prevalentemente su mandato della magistratura quando c’è un’indagine in corso.
2. I verificatori degli O.A. sono tutti (anche i più blasonati) in conflitto di interessi: devono “fare le pulci” a chi li paga col risultato che, se sono troppo rigorosi nelle verifiche, vanno fuori mercato perché il D.L. straccia il contratto che ha stipulato con loro e si rivolge ad un altro O.A. più accomodante (e ha solo l’imbarazzo della scelta). Ne risulta un’omologazione al basso del livello tecnico delle verifiche, che sono spesso svuotate di contenuto tecnico e ridotte a mero adempimento burocratico. In più di dieci anni non ho mai trovato un O.A. che, riscontrando inadempienze gravi, abbia sospeso la verifica ed effettuato le dovute comunicazioni agli organi di vigilanza.
3. Per contro ho infiniti esempi di O.A. che hanno redatto verbali di verifica positiva per impianti con gravi carenze sul piano della protezione contro contatti diretti/indiretti, delle condutture contro il sovraccarico e/o sul piano documentale (mancanza di progetti, di registri di manutenzione, dichiarazioni di conformità palesemente fasulle e mancanti degli allegati obbligatori).
4. Il verificatore dell’O.A., scelto e pagato dal D.L., ha ben altro peso rispetto al verificatore che si presentava sua sponte in azienda con il cappello dell’Istituzione (Asl o Ispesl o Pol. Mineraria). Con lui si tratta e si mercanteggia, cosa che non avveniva con il verificatore dell’Istituzione.
5. Cito una mia esperienza: la verifica di uno stabilimento che, effettuata dalla locale ASL durava circa tre giorni, ora, effettuata da un O.A., dura non più di tre ore. In tre ore non si vede nulla o quasi, ma il D.L. è contento (ha l’impianto verificato ed il relativo pezzo di carta), il “verificatore” è contento perché fa un buon business in poco tempo. In altri casi so per certo di verifiche effettuate lasciando gli strumenti in macchina e riempiendo il verbale negli uffici, senza neanche farsi un giro nei reparti.
6. Spesso sono contenti anche l’installatore ed il progettista somari perché la verifica finta non fa emergere le stupidaggini eventualmente fatte. Con le verifiche finte tutti sono bravi allo stesso modo, mentre una funzione delle verifiche dovrebbe essere quella di filtro, che screma il mercato dagli operatori non professionali.
7. Gli O.A. privilegiano le grosse aziende in cui le verifiche sono più remunerative, trascurando la verifica delle micro imprese dove magari si debbono fare 70 km per portare a casa 300 €. Il risultato è che gli impianti di una quantità di piccole attività sono pressoché abbandonati a se stessi: in assenza di controlli istituzionali, la sorveglianza sugli impianti è affidata alla disponibilità del D.L. (sempre distratto da mille incombenze, talvolta costretto a scegliere tra un risparmio certo sui costi della sicurezza e un ipotetico remoto futuro coinvolgimento in caso di infortunio).
8. Aggiungo, particolare non trascurabile in tempi di crisi, che verifiche ben fatte, facendo emergere eventuali non conformità degli impianti, creano opportunità di lavoro per progettisti ed installatori.
Non so se altri professionisti condividono questa analisi, ma garantisco che questa è la realtà nella mia zona (centro Italia, prevalenza di micro-imprese).
Mi pare che la tendenza ad un abbandono di fatto degli impianti si sia affermando sempre di più (complice anche la crisi) e mi chiedo cosa possiamo fare noi professionisti per contrastarla.
Mi piacerebbe conoscere il parere di altri colleghi su questo argomento, che ritengo rilevante anche per la definizione dell’identità e del ruolo del professionista tecnico.
1. L’inadempienza costituisce esclusivamente violazione di una norma tecnica. In tal caso il verificatore può emettere un verbale negativo, senza l’obbligo di ulteriori adempimenti (escluso il caso di pericolo grave ed immediato, dovuto alla violazione della norma tecnica). Il verificatore “suggerirà” quindi all’azienda di porre rimedio all’irregolarità rilevata, e provvederà, su incarico del datore di lavoro, ad effettuare la verifica straordinaria una volta che l’irregolarità sia stata sanata.
2. L’inadempienza integra gli estremi di un reato (ovvero viola, oltre ai precetti di una norma tecnica, una disposizione di legge penalmente sanzionata, ad esempio le disposizioni in materia di sicurezza degli impianti previste dal DLgs. 81/08 e dal D.M. 37/08). In questo caso il verificatore è tenuto (contestualmente all’emissione del verbale negativo) a denunciare il reato rilevato nel corso della verifica “all’Autorità Giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia l’obbligo di riferirne” (ad esempio la struttura di vigilanza dell’ASL territorialmente competente). In tale caso non sarà dunque il verificatore a “suggerire” all’azienda di porre rimedio alle irregolarità rilevate, ma un ufficiale di polizia giudiziaria ad “ordinare” (impartendo la prescrizione di cui al DLgs 758/94) al D.L. di eliminare l’inadempienza entro un termine stabilito
3. I verificatori degli Organismi Abilitati, essendo “incaricati di pubblico servizio” (art. 358 c.p.), qualora “omettano o ritardino di denunciare un reato del quale abbiano avuto notizia nell’esercizio o a causa del servizio”, commettono il reato di cui all’art. 362 c.p. (“Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio”).
A fronte del percorso virtuoso sopra descritto, provo a sintetizzare come funzionano le cose nella realtà, almeno per la mia esperienza.
Ovviamente so bene che ci sono D.L. seri e verificatori seri, la mia è solo la descrizione di come vanno le cose mediamente.
1. In molte zone le Istituzioni sono ormai scomparse dal settore delle verifiche periodiche, che vengono svolte pressoché esclusivamente dagli O.A. Le ASL dovrebbero effettuare verifiche a campione sull’operato degli O.A. ma o io non ne ho notizia o sono in numero non significativo. Di fatto le ASL operano ormai prevalentemente su mandato della magistratura quando c’è un’indagine in corso.
2. I verificatori degli O.A. sono tutti (anche i più blasonati) in conflitto di interessi: devono “fare le pulci” a chi li paga col risultato che, se sono troppo rigorosi nelle verifiche, vanno fuori mercato perché il D.L. straccia il contratto che ha stipulato con loro e si rivolge ad un altro O.A. più accomodante (e ha solo l’imbarazzo della scelta). Ne risulta un’omologazione al basso del livello tecnico delle verifiche, che sono spesso svuotate di contenuto tecnico e ridotte a mero adempimento burocratico. In più di dieci anni non ho mai trovato un O.A. che, riscontrando inadempienze gravi, abbia sospeso la verifica ed effettuato le dovute comunicazioni agli organi di vigilanza.
3. Per contro ho infiniti esempi di O.A. che hanno redatto verbali di verifica positiva per impianti con gravi carenze sul piano della protezione contro contatti diretti/indiretti, delle condutture contro il sovraccarico e/o sul piano documentale (mancanza di progetti, di registri di manutenzione, dichiarazioni di conformità palesemente fasulle e mancanti degli allegati obbligatori).
4. Il verificatore dell’O.A., scelto e pagato dal D.L., ha ben altro peso rispetto al verificatore che si presentava sua sponte in azienda con il cappello dell’Istituzione (Asl o Ispesl o Pol. Mineraria). Con lui si tratta e si mercanteggia, cosa che non avveniva con il verificatore dell’Istituzione.
5. Cito una mia esperienza: la verifica di uno stabilimento che, effettuata dalla locale ASL durava circa tre giorni, ora, effettuata da un O.A., dura non più di tre ore. In tre ore non si vede nulla o quasi, ma il D.L. è contento (ha l’impianto verificato ed il relativo pezzo di carta), il “verificatore” è contento perché fa un buon business in poco tempo. In altri casi so per certo di verifiche effettuate lasciando gli strumenti in macchina e riempiendo il verbale negli uffici, senza neanche farsi un giro nei reparti.
6. Spesso sono contenti anche l’installatore ed il progettista somari perché la verifica finta non fa emergere le stupidaggini eventualmente fatte. Con le verifiche finte tutti sono bravi allo stesso modo, mentre una funzione delle verifiche dovrebbe essere quella di filtro, che screma il mercato dagli operatori non professionali.
7. Gli O.A. privilegiano le grosse aziende in cui le verifiche sono più remunerative, trascurando la verifica delle micro imprese dove magari si debbono fare 70 km per portare a casa 300 €. Il risultato è che gli impianti di una quantità di piccole attività sono pressoché abbandonati a se stessi: in assenza di controlli istituzionali, la sorveglianza sugli impianti è affidata alla disponibilità del D.L. (sempre distratto da mille incombenze, talvolta costretto a scegliere tra un risparmio certo sui costi della sicurezza e un ipotetico remoto futuro coinvolgimento in caso di infortunio).
8. Aggiungo, particolare non trascurabile in tempi di crisi, che verifiche ben fatte, facendo emergere eventuali non conformità degli impianti, creano opportunità di lavoro per progettisti ed installatori.
Non so se altri professionisti condividono questa analisi, ma garantisco che questa è la realtà nella mia zona (centro Italia, prevalenza di micro-imprese).
Mi pare che la tendenza ad un abbandono di fatto degli impianti si sia affermando sempre di più (complice anche la crisi) e mi chiedo cosa possiamo fare noi professionisti per contrastarla.
Mi piacerebbe conoscere il parere di altri colleghi su questo argomento, che ritengo rilevante anche per la definizione dell’identità e del ruolo del professionista tecnico.