Calibrazione periodica degli strumenti
Leggendo questa discussione mi sono chiesto come la maggiorparte di voi gestisca i problemi legati alle verifiche periodiche degli strumenti di misura.
Mi spiego,
ogni strumento atto a misurare una grandezza fisica (ma non solo) e` intrinsecamente soggetto ad errori di varia natura, nonchè di una propria variabilità, per questo e per altri motivi, normalmente il fabbricante dichiara e in qualche modo certifica le incertezze sui rilevamenti per un periodo di tempo ben definito (indicativamente 12 mesi). Oltre questo periodo, lo strumento sostanzialmente non gode più di alcuna garanzia formale che ne garantisca il rispetto delle tolleranze iniziali.
In soldoni, il valore misurato e` tecnicamente "impugnabile".
Sui multimetri di un certo spessore, sugli strumenti multifunzionali e sugli analizzatori di rete per le verifiche dei parametri elettrici delle reti, secondo i criteri stabiliti dalle relative norme CEI EN, credo che la verifica periodica sia indispensabile e allo stesso tempo obbligata quando la misura eseguita diviene poi parte integrante di un collaudo o di una "certificazione".
Tuttavia, e` un argomento che raramente ho avuto modo di discutere. In azienda venivano calibrati e verificati gli strumenti le cui misure influivano direttamente sul prodotto ed ovviamente multimetri, pinze amperometriche e analizzatori non rientravano in questa casistica.
Ma come bisogna comportarsi quando lo strumento assolve ad una verifica espressamente richiesta da una procedura "normativa"?
Ha validità una Dichiarazione di Conformità che attesta l'esecuzione dei controlli strumentali eseguiti con un'apparecchiatura il cui certificato di calibrazione risulti scaduto magari da anni?
E` tutto demandato alla serietà del singolo?
Non sono sicuro che chi esegua calibrazioni (compresi eventuali laboratori tipo SIT) su strumenti di misura, ne garantisca i risultati per un periodo superiore a X (ics) mesi. La frequenza delle verifiche e` giusto che debba indicarla lo stesso verificatore (in un certo modo e` contraddittorio) o e` una responsabilità di colui il quale e` chiamato ad usare lo strumento in questione?
E` evidente che abbia le idee alquanto confuse su questo argomento, sono interessato ad avere non solo pareri ma anche risvolti pratici.
Su che prezzi si aggira una verifica/calibrazione di un megaohmetro o di un misuratore di terra piuttosto che di un misuratore di irraggiamento per impianti FV?
Provo a chiamare in causa qualcuno a caso (
) che per un motivo o per un altro, reputo ferrato sull'argomento,
DirtyDeeds,
Mike,
mario_maggi,
Giovepluvio,
rosino,
MSilvano e chiunque altro abbia qualcosa da voler dire a riguardo!
Saluti
Mi spiego,
ogni strumento atto a misurare una grandezza fisica (ma non solo) e` intrinsecamente soggetto ad errori di varia natura, nonchè di una propria variabilità, per questo e per altri motivi, normalmente il fabbricante dichiara e in qualche modo certifica le incertezze sui rilevamenti per un periodo di tempo ben definito (indicativamente 12 mesi). Oltre questo periodo, lo strumento sostanzialmente non gode più di alcuna garanzia formale che ne garantisca il rispetto delle tolleranze iniziali.
In soldoni, il valore misurato e` tecnicamente "impugnabile".
Sui multimetri di un certo spessore, sugli strumenti multifunzionali e sugli analizzatori di rete per le verifiche dei parametri elettrici delle reti, secondo i criteri stabiliti dalle relative norme CEI EN, credo che la verifica periodica sia indispensabile e allo stesso tempo obbligata quando la misura eseguita diviene poi parte integrante di un collaudo o di una "certificazione".
Tuttavia, e` un argomento che raramente ho avuto modo di discutere. In azienda venivano calibrati e verificati gli strumenti le cui misure influivano direttamente sul prodotto ed ovviamente multimetri, pinze amperometriche e analizzatori non rientravano in questa casistica.
Ma come bisogna comportarsi quando lo strumento assolve ad una verifica espressamente richiesta da una procedura "normativa"?
Ha validità una Dichiarazione di Conformità che attesta l'esecuzione dei controlli strumentali eseguiti con un'apparecchiatura il cui certificato di calibrazione risulti scaduto magari da anni?
E` tutto demandato alla serietà del singolo?
Non sono sicuro che chi esegua calibrazioni (compresi eventuali laboratori tipo SIT) su strumenti di misura, ne garantisca i risultati per un periodo superiore a X (ics) mesi. La frequenza delle verifiche e` giusto che debba indicarla lo stesso verificatore (in un certo modo e` contraddittorio) o e` una responsabilità di colui il quale e` chiamato ad usare lo strumento in questione?
E` evidente che abbia le idee alquanto confuse su questo argomento, sono interessato ad avere non solo pareri ma anche risvolti pratici.
Su che prezzi si aggira una verifica/calibrazione di un megaohmetro o di un misuratore di terra piuttosto che di un misuratore di irraggiamento per impianti FV?
Provo a chiamare in causa qualcuno a caso (
Saluti