Credo che non ci riuscirai mai, purtroppo.
La questione è annosissima, e mai risolta in modo chiaro dal legislatore.
Da anni si va avanti a colpi di sentenze che dicono una cosa e di altre che dicono l'esatto contrario.
Il dispositivo che poteva chiarire in maniera definitiva la questione (il DM37/08), in materia è rimasto vago ed evanescente come il precedente (L.46/90), sicché si parla genericamente di "iscritto agli albi professionali secondo le
specifiche competenze tecniche richieste", il che lascia l'interpretazione talmente libera che ognuno se la canta come vuole.
A questo aggiungi, soprattutto in tempi di vacche magre, la guerra sotterranea sul tema fra gli ordini professionali (architetti vs. ingegneri). Ma su questo dirò qualcosa dopo.
La questione nel tempo, e complice la riforma degli studi universitari, si è ulteriormente complicata fino al punto (quasi) paradossale che un ingegnere civile iscritto alla sezione A del nuovo ordinamento non può (potrebbe?) progettare impianti mentre un architetto avrebbe mano libera in base a sentenze e/o regolamenti che parlano di impianti "asserviti ad un edificio" (mi chiedo quali - nella stragrande maggioranza - non lo siano...). Gli ingegneri vecchio ordinamento, peraltro, possono progettare di tutto (!).
Se la questione è abbastanza spinosa (e fonte di polemiche garantite), è nulla in confronto a quanto si potrebbe dire se dall'ambito del possesso del prescritto
titolo di studio per potersi iscrivere ad un determinato albo, si passa a quello delle
competenze. Il che apre altre voragini sul contenzioso: chi stabilisce le competenze di un professionista?
Gli ordini professionali avrebbero potuto (e dovuto) dire molto ma hanno perso da tempo la loro
funzione originaria, che era quella di
garantire il cittadino utente del servizio e non il proprio iscritto; rido a crepapelle quando leggo di "lobby degli ingegneri": all'esame di stato per l'abilitazione alla libera professione vengono promossi in percentuale più candidati che in un qualsiasi esame di maturità delle superiori. E le commissioni disciplinari degli ordini non hanno mai sanzionato un iscritto che sia uno, per violazione del codice deontologico in merito.
Il mercato, visto come nuova divinità selezionatrice dei buoni e dei cattivi professionisti, è sotto gli occhi di tutti: un far west in cui vince chi ha curriculum di kilopagine (ma progetta da cani) o conoscenze altolocate (ne sono piene le cronache quotidiane) o è in grado di fare sconti mostruosi (in alcuni casi ho visto ribassi fino all'85%) perché magari nel suo studio ha a disposizione gli schiavetti-praticanti pagati a coriandoli.
La qualità degli elaborati progettuali? un optional, oggi ciò che conta è il prezzo finale.
Come se ne esce? Non lo so.
Anzi, lo so: io due anni fa me ne sono uscito, dopo vent'anni e passa di libera professione, credo decorosa ma con magrissimi incassi. Gli ultimi due anni passati a fare preventivi inutili, superati da ribassi-monstre con i quali non avrei pagato neppure la carta e l'inchiostro.
Di più, non saprei che altro dire. E mi pare di aver detto già troppo.
Auguri.
P.S.: leggo che l'amico
Mike mi ha preceduto. Concorderei perfettamente con lui se non fosse che anche gli installatori, pur di prendere il lavoro, chiudono occhi, bocca e orecchie di fronte a porcherie inguardabili. E i clienti chiedono loro di non fare storie, visto che il "pezzo di carta" l'hanno già pagato.
Saluti