caduta di tensione colonnina alimentazione imbarcazione
Buongiorno,
sono nuovo, ed inesperto. E prolisso. Abbiate pietà.
Il caso in oggetto è un nuovo impianto da realizzare all'interno di un cantiere navale. L'impianto sarebbe al servizio di colonnine poste in banchina, ed utilizzate per alimentazione delle imbarcazioni in mare.
Riporto alcuni numeri:
- interruttore in cabina 1600 A
- I tratto: distanza tra cabina e quadro di distribuzione pari a circa 160 m
- II tratto: da quadro di distribuzione partono le alimentazioni alle varie colonnine; la colonnina più distante è posta a 160 m dal quadro ed assorbe 600 A (carico trifase senza neutro).
La somma dei carichi delle colonnine sarebbe superiore a 1600 A, ma con la committenza si è valutato più che ragionevole questo limite in contemporaneità.
Ho svolto i miei calcoli, o meglio, li ha svolti il programma di calcolo della Schneider, io ho solo inserito i dati. Il programma dovrebbe fare i calcoli con resistenza e reattanza ad 80°C. Cavi isolati in EPR, posati in parallelo su passerella traforata, magari simmetrici rispetto al centro, per quanto possibile.
Allego le simulazioni fatte con le varie sezioni e con i carichi limite. Per carichi limite intendo il minimo (quando sta funzionando solo la colonnina più distante), ed il massimo (quando anche il resto dell'impianto sta funzionando, ovviamente con i limite dei 1600 A dettati dall'interruttore a monte).
Come si vede, la differenza di sezione tra la soluzione che arriva al 4,1%, e la soluzione con linea dimensionata al limite della portata del cavo (ma con cdT quasi all'8%), è importante. In termini di euro è devastante.
Ovviamente il concorrente sta offrendo la soluzione con il 4x185 mmq ed il 2x150 mmq, specificando che non ci sono problemi di portata e di caduta di tensione.
Dove sta il mio errore? Ho rifatto anche i calcoli a mano con la formula nota, utilizzando resistenza chilometrica a 80°C per il 185 mmq pari a 0,125 e reattanza chilometrica per il 185 mmq pari a 0,074. Ho trovato in rete anche dati a 20°C, che però non sarebbe giusto, perché con tali correnti, i cavi non saranno certo a 20°C. Comunque le cadute con il 185 mmq non cambiano significativamente. Sbaglio i calcoli io?
Considerando la posa a trifoglio o una simmetria perfetta, potrei annullare la reattanza per la mutua induzione? Oppure ho detto una boiata esagerata?
Il 7,89% di caduta a massimo carico, ma anche il 5,29% di caduta al minimo carico, sono inaccettabili per un mega yachts che credo abbia vari trasformatori per farsi il neutro, la 24, la 48 e la 230?
Ultima domanda e chiudo. Nella mia poca esperienza, negli impianti industriali che ho incontrato, ho sempre trovato linee dimensionate solo sulla portata del cavo, fregandosene altamente della caduta di tensione. C'è un motivo che mi sfugge? Si danno per scontati coefficienti di contemporaneità ultra bassi?
Chiunque mi risponda lo ringrazio,
daniele.
sono nuovo, ed inesperto. E prolisso. Abbiate pietà.
Il caso in oggetto è un nuovo impianto da realizzare all'interno di un cantiere navale. L'impianto sarebbe al servizio di colonnine poste in banchina, ed utilizzate per alimentazione delle imbarcazioni in mare.
Riporto alcuni numeri:
- interruttore in cabina 1600 A
- I tratto: distanza tra cabina e quadro di distribuzione pari a circa 160 m
- II tratto: da quadro di distribuzione partono le alimentazioni alle varie colonnine; la colonnina più distante è posta a 160 m dal quadro ed assorbe 600 A (carico trifase senza neutro).
La somma dei carichi delle colonnine sarebbe superiore a 1600 A, ma con la committenza si è valutato più che ragionevole questo limite in contemporaneità.
Ho svolto i miei calcoli, o meglio, li ha svolti il programma di calcolo della Schneider, io ho solo inserito i dati. Il programma dovrebbe fare i calcoli con resistenza e reattanza ad 80°C. Cavi isolati in EPR, posati in parallelo su passerella traforata, magari simmetrici rispetto al centro, per quanto possibile.
Allego le simulazioni fatte con le varie sezioni e con i carichi limite. Per carichi limite intendo il minimo (quando sta funzionando solo la colonnina più distante), ed il massimo (quando anche il resto dell'impianto sta funzionando, ovviamente con i limite dei 1600 A dettati dall'interruttore a monte).
Come si vede, la differenza di sezione tra la soluzione che arriva al 4,1%, e la soluzione con linea dimensionata al limite della portata del cavo (ma con cdT quasi all'8%), è importante. In termini di euro è devastante.
Ovviamente il concorrente sta offrendo la soluzione con il 4x185 mmq ed il 2x150 mmq, specificando che non ci sono problemi di portata e di caduta di tensione.
Dove sta il mio errore? Ho rifatto anche i calcoli a mano con la formula nota, utilizzando resistenza chilometrica a 80°C per il 185 mmq pari a 0,125 e reattanza chilometrica per il 185 mmq pari a 0,074. Ho trovato in rete anche dati a 20°C, che però non sarebbe giusto, perché con tali correnti, i cavi non saranno certo a 20°C. Comunque le cadute con il 185 mmq non cambiano significativamente. Sbaglio i calcoli io?
Considerando la posa a trifoglio o una simmetria perfetta, potrei annullare la reattanza per la mutua induzione? Oppure ho detto una boiata esagerata?
Il 7,89% di caduta a massimo carico, ma anche il 5,29% di caduta al minimo carico, sono inaccettabili per un mega yachts che credo abbia vari trasformatori per farsi il neutro, la 24, la 48 e la 230?
Ultima domanda e chiudo. Nella mia poca esperienza, negli impianti industriali che ho incontrato, ho sempre trovato linee dimensionate solo sulla portata del cavo, fregandosene altamente della caduta di tensione. C'è un motivo che mi sfugge? Si danno per scontati coefficienti di contemporaneità ultra bassi?
Chiunque mi risponda lo ringrazio,
daniele.