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Dichiarazione di conformità

MessaggioInviato: 18 nov 2004, 18:00
da Dott.ssa Monia Rango
Abbiamo realizzato un impianto di riscaldamento ma il cliente non ci ha pagato la totalità dei lavori che sono stati da noi fatturati per il totale. Se noi non consegnamo le dichiarazioni di conformità può il cliente incaricare altri per la stesura della dichiarazione di conformità e addebitarci la spesa?
Premettiamo che il non dare la dichirazione può essere un modo per tutelaci.

MessaggioInviato: 19 nov 2004, 0:03
da Mike
Tempo fa ho fatto da CTU su una causa (un po' più complicata a dir la verità), nella quale, tra le altre cose, un imprenditore non pagava l'elettricista perché non aveva finito i lavori e non aveva rilasciato la DC; viceversa l'elettricista non finiva i lavori perché non era stato pagato.... Alla fine c'è stato un accordo, sono stati pagati i lavori fatti, terminati i lavori in corso e rilasciata la DC.. comunque, fai bene a non consegnare la dichiarazione di conformità, è l'unica "arma" che un installatore dispone.
Il cliente può incaricare qualcun altro, nessuno lo vieta, ma non credo gli convenga, nessuno fa niente gratis, e poi chiaramente non può addebitarvi un bel niente, voi non siete mica inadempienti, i lavori sono stati terminati, la dichiarazione è stata redatta, dovete solo consegnarla. Ricordati che l'obbligo dei 30 giorni alla fine dei lavori, si riferisce a redarla e non a consegnarla, onde per cui, siete solo in attesa del pagamento.... Semmai sarete voi a fargli causa se non paga.

MessaggioInviato: 21 nov 2004, 12:01
da m_dalpra
Tra l'altro, questo qualcun altro che incarica il committente, come farebbe poi a fare una DC su un lavoro che non ha eseguito lui ?
La DC serve per dichiarare la conformita' dei propri lavori e non di altri, quindi penso che sarebbe un documento falso o quantomeno senza alcun valore effettivo.

Questa storia comunque l'ho sentita anche altre volte, ma la soluzione di cercare un accordo mi sembra la migliore di tutte.
Anzi e' meglio cercarlo prima possibile perche' un accordo giudiziario penso costi mooolto di piu' !!!
(parcelle di avvocati, perizie, ecc).

Sarei dell'opinione che sarebbe il caso di fare due conti e di vedere se convenga concludere la vicenda immediatamente accordandosi (come giustamente dice Michele), piuttosto che per vie legali.... alle caldende greche .

A proposito, Michele, sono andato a rileggermi l'articolo 9 della 46/90, ma li' c'e' scritto
Al termine dei lavori l'impresa installatrice e' tenuta a rilasciare al committente la dichiarazione di conformita' degli impianti realizzati ecc..

Non e' scritto che l'installatore puo' scriverla e poi tenersela.
Il discorso che fai tu relativamente alla consegna come lo hai dedotto ?
C'e' qualche sentenza in merito ?
Dammi i Link che me le vado a vedere subito !!!

Ciao
Marco

MessaggioInviato: 21 nov 2004, 12:12
da Ospite
m_dalpra ha scritto:Tra l'altro, questo qualcun altro che incarica il committente, come farebbe poi a fare una DC su un lavoro che non ha eseguito lui ?
La DC serve per dichiarare la conformita' dei propri lavori e non di altri, quindi penso che sarebbe un documento falso o quantomeno senza alcun valore effettivo.


Mi dispiace contraddirti ma le cose non stanno in questi termini. Si può fare la D.C. anche se l'impianto è stato realizzato da terzi e non potrebbe essere altrimenti. Fino a quando non si rilascia la D.C. i lavori non si possono dichiarare terminati (ricordo che nella dichiarazione di conformità si dichiara anche di aver eseguito tutte le prove e misure) di conseguenza chiunque può riprenderli e portarli a termine, chiaramente assumendosi la totale responsabilità dell'impianto e quello che non ritiene conforme lo adegua a sua discrezione, altrimenti non si assume la responsabilità.
Questa modalità viene adottata anche nei casi in cui l'impresa fallisce o il titolare è deceduto prima di terminare l'impianto.

MessaggioInviato: 21 nov 2004, 13:35
da m_dalpra
Carissimo ospite ignoto (ricordarsi di scrivere il proprio nome quando si scrive nei forum, non e' simpatico parlare ad un muro !!!)

In ogni caso ritornando alla discussione tecnica..
sono d'accordo con te nella questione fallimento, morte o semplicamente abbandono del cantiere rispetto all'impresa "A".
Potrebbe anche essere un'impresa che ha litigato per questioni anche banali col committente !!

Ma nel caso prospettato non ci troviamo in questa situazione : la dichiarazione di conformita' esiste, ma non viene consegnata.

Per carita', come dice Michele puo' esserci sempre qualcuno che voglia prendersi la responsabilita' di altri.
Ma quanti soldi vorra' per prendersi la responsabilita' del 98% di un impianto dove lui realizza solo il 2% (e' un esempio).
E se mancano anche le certificazioni dei quadri elettrici ?
E se mancano anche gli schemi definitivi ?
E se mancano i documenti delle Caldaie ?

(Mi chiedo come possa ricostruire tutta questa documentazione).

Infine si avrebbero due dichiarazioni dello stesso impianto !
Non sono un legale non ho idea dei risvolti che ne verrebbero fuori !!
Ad esempio l'installatore iniziale potrebbe denunciare il secondo, ecc..

A mio parere per il committente sarebbe piu semplice che faccia intervenire un professionista come consulente per verificare lo stato di fatto degli impianti.
(soldi da sborsare !!)
A questo punto il nuovo installatore potrebbe produrre la DC solo per le parti mancanti.
Ma mancherebbe la DC per il grosso dell'impianto, che verrebbe sostituita dalla perizia....

MessaggioInviato: 22 nov 2004, 13:10
da Mike
Ehm... L'ospite ignoto ero io :oops: purtroppo bazzicando su vari PC a volte mi dimentico di loggarmi e purtroppo ho notato che è successo anche per altre risposte....
Ribadisco in ogni caso il concetto, anche a lavori terminati da altra impresa senza il rilascio della DC (per volontà o no), chiunque (chiaramente abilitato) può riprenderli e portarli a termine. E' chiaro a tutti che sarà antieconomico, ma è fattibile e legale. L'installatore iniziale non può denunciare il secondo, e se lo fa, con che motivazione? E' incaricato dal committente, non è tenuto a sapere le "beghe" aziendali, non è un professionista che segue la deontologia professionale e prima di accettare un incarico deve verificare che il collega sia stato onorato.
Non è vero che ci sarebbero due dichiarazioni, ma solo una, quella che viene consegnata al cliente (e al comune per l'agibilità) ha valore.
Non è vero che è una dichiarazione mendace, l'impresa incaricata ha la facoltà di smontare e rimontare tutto l'impianto per verificare che sia tutto in regola ed assumersi la responsabilità.
Un professionista invece, può solamente accertare lo stato di fatto e fornire tutte le indicazioni per portare a termine i lavori, e/o fare una perizia per un contenzioso, ma non può assolutamente certificare l'impianto ai fini della L. 46/90, non è previsto da nessuna legge (forse nel futuro TUE stralcio impiantistico in discussione, ma sarebbe una presa per il c....).
In riferimento alla modalità di consegna della D.C. non conosco sentenze, mi baso sull'esperienza personale di chi ha passato un po' di anni in trincea.... Il ragionamento è semplice: chi decide quando i lavori sono terminati? Non parlo dei lavori pubblici dove le cose sono ben regolate e non si scampa, ma nei lavori privati, magari neanche quelli dove c'è una impresa che coordina e/o un direttore dei lavori, ma quelli dove c'è un rapporto diretto committente/installatore. E' l'impresa che dovrebbe comunicare formalmente la fine dei lavori e da quella data poi partono i famosi 30 gg. per la redazione (consegna) della dichiarazione di conformità.
Quindi tornando nel caso iniziale, l'impresa può anche scrivere al committente che i lavori sono temporaneamente sospesi e che riprenderanno nel momento in cui verranno saldati i pagamenti in sospeso.