elektronik ha scritto:Credevo che in Europa ci sarebbero dovute essere delle leggi comunitarie anche per il fatto che se io vado in Germania dovrei poter svolgere un lavoro che mi viene offerto senza che devo andarmi a studiare tutte le leggi o norme del caso. Un Europa del genere a cosa serve, forse a dar da mangiare ad altri politici che fanno le leggi sulla salciccia di quando deve misurare e del suo spessore e si dimentica di cose che servono veramente!. Io so pazz...
Se le norme di prodotto, più o meno, sono armonizzate e identiche in tutta UE e tutto Cenelec (norme EN) (*), questo non accade per le norme impianto (in Italia CEI 64-8, senza EN). Sono sicuro che si usassero norme uniche, prendendo il meglio dai diversi paesi, a iniziare da questo forum si solleverebbero voci di protesta da parte degli elettricisti. Del resto l'elettricista italiano è essenzialmente convinto che gli impianti si fanno bene solo in Italia e critica per principio tutto ciò che si fa all'estero.
E' vero che buona parte delle norme impianto sono di derivazione IEC e Cenelec (infatti i principi fondamentali sono identici e anche molti paragrafi lo sono). Ma ogni comitato nazionale è libero di modificare e integrare.
Aggiungo, però, che più che le norme contano le consuetudini e le interpetazioni. Per esempio, che per un circuito da 16 A si debba usare un cavo almeno da 2,5 mmq, non è certo un requisito scritto nella norma: è solo una consuetudine italiana.
In mancanza di norme armonizzate, tuttavia, la legge, permette di considerare a RdA gli impianti conformi alle norme nazionali di un qualunque paese europeo (dello spazio comune: quindi anche Svizzera o Norvegia).
(*) con l'eccezione significativa delle prese e delle spine domestiche ove ogni comitato nazionale è sovrano.