A proposito delle qualifiche...
E' un argomento ricorsivo quello sulle qualifiche, per certi versi avulso dalla realtà, ma questa sarebbe un'altra storia.
Leggo poco fa una discussione in cui uno chiede se per controllare il funzionamento delle lampade di emergenza nei luoghi di lavoro servano qualifiche specifiche.
E per controllare il funzionamento dei differenziali, dei collegamenti di protezione, o per verificare i valori di Rt o Zs che qualifiche servirebbero?
Sono dell'idea che la frammentazione delle "qualifiche", quando si guarda ad una (e una sola) precisa area del settore impiantistico, sarebbe controproducente e finirebbe solo per inflazionarne il significato originario.
Infondo, per quanto orrenda sia la dinamica che vi sta alla base, abbiamo già quelle della L.46/1990, poi riprese nel più recente DM 37/2008.
Da cosa nasce quest'esigenza e dall'altra parte questa esagerata necessità di essere da terze parti qualificati ad uno specifico sotto-compito?
Uno si sceglie un mestiere, se non si aggiorna, se non segue il passo, se non studia, sarà il mercato stesso a farlo fuori.
Perché oggi si sente questa necessità di qualificare chi è in grado di cambiare una lampada piuttosto che un citofono?
Poi scopri che una gattara (senza nulla togliere alle gattare né ai gatti) volendo, ti può progettare un macchinario (impianto costituito di organi semoventi, parti meccaniche, elettriche, idrauliche, etc.) solo avendone le capacità e le competenze reali, ovvero fornendo progetti, schemi, elaborati che dimostrino che la sua opera, funge!
Immaginate se un dentista debba avere una qualifica per l'estrazione dei premolari, un'altra per quella dei molari e un'altra ancora per fare le devitalizzazioni
a me sembrerebbe un po' una [...]
Sono curioso di avere interpretazioni cui io con i miei limiti, non arrivo.
Leggo poco fa una discussione in cui uno chiede se per controllare il funzionamento delle lampade di emergenza nei luoghi di lavoro servano qualifiche specifiche.
E per controllare il funzionamento dei differenziali, dei collegamenti di protezione, o per verificare i valori di Rt o Zs che qualifiche servirebbero?
Sono dell'idea che la frammentazione delle "qualifiche", quando si guarda ad una (e una sola) precisa area del settore impiantistico, sarebbe controproducente e finirebbe solo per inflazionarne il significato originario.
Infondo, per quanto orrenda sia la dinamica che vi sta alla base, abbiamo già quelle della L.46/1990, poi riprese nel più recente DM 37/2008.
Da cosa nasce quest'esigenza e dall'altra parte questa esagerata necessità di essere da terze parti qualificati ad uno specifico sotto-compito?
Uno si sceglie un mestiere, se non si aggiorna, se non segue il passo, se non studia, sarà il mercato stesso a farlo fuori.
Perché oggi si sente questa necessità di qualificare chi è in grado di cambiare una lampada piuttosto che un citofono?
Poi scopri che una gattara (senza nulla togliere alle gattare né ai gatti) volendo, ti può progettare un macchinario (impianto costituito di organi semoventi, parti meccaniche, elettriche, idrauliche, etc.) solo avendone le capacità e le competenze reali, ovvero fornendo progetti, schemi, elaborati che dimostrino che la sua opera, funge!
Immaginate se un dentista debba avere una qualifica per l'estrazione dei premolari, un'altra per quella dei molari e un'altra ancora per fare le devitalizzazioni
a me sembrerebbe un po' una [...]
Sono curioso di avere interpretazioni cui io con i miei limiti, non arrivo.