Probabilmente l'utente
Magarotto voleva conoscere la differenza, concettuale e "numerica" fra la:

: tensione limite di contatto per i sistemi TT, fissata normativamente in 50 V (ambienti ordinari) e 25 V in ambienti speciali (cantieri, uso medico, uso agrozootecnico)
e

: tensione di contatto ammissibile (il TP sta per
touch permittible) per i sistemi TN, che non ha un valore fisso ma dipende dal valore di
corrente di guasto 
e dal tempo di permanenza del guasto

(la F sta per
fault, guasto), secondo una curva fissata dalle norme (per la quale sono disponibili anche i valori tabellati).
La prima (

) riguarda la tensione che si presenterebbe sulle masse nel caso in cui una perdita di isolamento verso massa di una apparecchiatura provocasse una corrente di guasto

(E sta per
earth, terra) che verrebbe indirizzata all'impianto di terra (al quale, trattandosi di sistema TT, tutte le masse sono collegate). In questa situazione l'impianto di terra, solitamente a potenziale pari a zero, assumerebbe il potenziale di terra

determinato dalla legge di Ohm:

.
Questo potenziale, al quale si troverebbe sottoposto il malcapitato che toccasse la massa nel momento in cui avviene il guasto, viene limitato dalla norma (CEI 64-8) ai valori di cui sopra (50 V o 25 V), ritenuti
non pericolosi (in senso statistico, con riferimento alla popolazione e alle sue caratteristiche medie).
Ora, poiché sarebbe pressoché impossibile coordinare il valore della corrente di guasto con il valore della resistenza di terra in maniera da avere

di fatto è diventato obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione ad intervento differenziale (non chiamateli "salvavita", quello è un nome commerciale), i quali limitano la corrente di guasto - entro il brevissimo tempo di intervento - al valore differenziale nominale

, sicché il corretto coordinamento diventa:

.
In altre parole, il famigerato "coordinamento" consiste nel far lavorare assieme l'impianto di terra e la protezione differenziale in maniera da interrompere il circuito quando si verificasse un guasto tale da portare le masse a un potenziale superiore ai valori limite suddetti (in presenza o meno del malcapitato che toccasse le masse).
Nel caso dei sistemi TN, il panorama cambia: il secondario del trasformatore MT/BT di cabina (inaccessibile all'utente TT) è ora nelle disponibilità dell'utente, il quale - nel caso di sistemi TN-S - collega al punto di neutro, messo a terra e presente nei trasformatori Dyn, il conduttore di protezione PE, al quale collegherà tutte le masse dell'impianto (nei sistemi TN, non esiste l'impianto di terra locale distinto dalla terra di cabina, sarebbe inefficace visto che la corrente di guasto, per ricongiungersi al punto di neutro, preferirebbe di gran lunga percorrere il conduttore PE anziché attraversare il terreno).
Cosa succede però se il punto di neutro (messo a terra e dunque solitamente a potenziale zero) assume un potenziale? E quando succede questo?
Partiamo dalla seconda domanda: nel caso in cui una o più fasi dei conduttori di MT subissero un guasto verso terra, con conseguente corrente di guasto a terra

, anche in tal caso la legge di Ohm sarebbe inflessibile, portando a stabilire un potenziale di terra

dove stavolta

è la resistenza di terra della cabina MT/BT

è la corrente di guasto in MT, che viene interrotta dalle protezioni presenti nella cabina/stazione primaria AT/MT.
La conseguenza del guasto è che tutte le masse collegate con il PE al punto di neutro della cabina MT/BT di utente assumono quel potenziale, che deve essere limitato per impedire guai al malcapitato che dovesse toccarle in quel momento.
Quanto deve essere limitato? E per quanto tempo? Qui sorgono diverse considerazioni: il guasto in MT è cosa usualmente più rara di un guasto in BT, e la messa fuori tensione di una linea MT - per conseguente intervento delle protezioni - provoca disservizi notevoli a molti utenti. E' per questo che la norma (ex CEI 11-1, adesso non ricordo quale sia quella attualmente in vigore) ammette valori ben più alti dei valori di TT, per il fatto che:
a) sono guasti più rari
b) i guasti vengono interrotti nel tempo

indicato dal distributore.
Il risultato sarebbe che se questo tempo di intervento delle protezioni, detto anche tempo di eliminazione del guasto, fosse sufficientemente piccolo, sarebbe teoricamente ammissibile (o meglio:
tollerabile) anche una tensione di terra elevata.
Con l'avvento dei sistemi a neutro compensato, la procedura di verifica del coordinamento (ovvero che la tensione totale di terra

sia minore della tensione di contatto ammissibile

) è diventata più semplice (non per questo meno onerosa agli effetti del dimensionamento). Infatti la Norma CEI 0-16 prevede che in tali sistemi la corrente di guasto

valga 40 A (per i sistemi a 15 kV) oppure 50 A (per i sistemi a 20 kV) e il tempo di interruzine del guasto sia >> 10 s. Con questi dati la tensione di contatto ammissibile diventa pari a 75 V (valore asintotico dela curva della ex CEI 11-1). Di conseguenza la l'impianto dei terra di cabina MT/BT di utente dovrà avere un valore di resistenza coordinato con essi.
Ci sarebbe da parlare anche della situazione in cui, sempre per i sistemi TN, il guasto avvenga a valle, ovvero sulle apparecchiature nel lato BT, con conseguente valutazione dell'impedenza dell'anello di guasto, ecc. ecc., ma questa è un'altra storia.