Il problema, che diventerà sempre più rilevante con la diffusione del cold ironing, è ben noto nel settore dell'alta tensione in corrente continua, dove spesso si utilizza il mare come ritorno per la corrente, per mezzo di elettrodi marini disposti lungo la costa (es. Punta Tramontana in Sardegna) oppure qualche chilometro al largo (es. Nettuno).
Oltre agli aspetti ambientali, si pongono ovviamente anche gli aspetti di sicurezza evidenziati da
mario_maggi, visto che gli elettrodi disperdono continuativamente correnti nell'ordine di 1 kA ed arrivano a disperderne fino a circa 10 kA in caso di guasto.
Un buon riferimento, validissimo anche per il problema relativo alle imbarcazioni è la
brochure 675 del CIGRE, pubblicata quest'anno, dalla quale ho estratto la seguente figura esemplificativa:

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Sulla base dei limiti di circolazione della corrente continua nel corpo umano (IEC TR 60479-1), i gradienti limite per in condizioni continuative e di guasto sono stimati nella suddetta brochure in 2.5 V/m e 15 V/m.
Considerando che la resistività volumetrica dell'acqua marina è pari a circa 0.2 Ωm, ne deriva che la massima densità ammissibile di corrente vale 12.5 A/m2 e 75A/m2, rispettivamente per le condizioni di regime e di guasto.
Per elettrodi di grandi dimensioni (ad esempio quelli degli impianti HVDC) relativamente semplice rispettare questi valori, mentre i problemi sorgono per elettrodi più piccoli, come magari possono essere quelli delle imbarcazioni; ovviamente anche le correnti disperse in gioco saranno inferiori: i pericoli maggiori saranno quindi in prossimità delle imbarcazioni, fino ad arrivare al caso limite descritto da
richiurci nel quale si tocca direttamente lo scafo che agisce da elettrodo.