Forse c'è qualcosa che mi sfugge.
Provo a riepilogare quanto ho capito e ditemi dove sbaglio:
a) si sta parlando di protezione contro i contatti indiretti, ovvero i contatti con masse che potrebbero andare in tensione a causa della perdita dell'isolamento principale;
b) se ci si trova in un sistema TT, l'utente ha un proprio impianto di terra, al quale le masse sono connesse, e dei dispositivi di protezione: entrambi devono lavorare assieme (coordinamento delle protezioni) per evitare che sulle masse si stabilisca una tensione pericolosa, chiamata più esattamente tensione limite di contatto, fissata in 50 V per ambienti ordinari e in 25 V per ambienti speciali, ovvero ad uso medico, ad uso agrozootecnico (ove ci sia presenza di animali) o nei cantieri di costruzione e demolizione; in sintesi:

In questo caso l'uso del differenziale è praticamente d'obbligo, per questo metodo di protezione.
c) se ci si trova in un sistema TN-S, la cabina è di proprietà dell'utente, il quale collega le masse del suo impianto non a un impianto di terra locale ma al centro stella del trasformatore di cabina (il punto di "neutro", da qui la lettera N); nello specifico del TN-S lo fa collegando tali masse con un conduttore di protezione, separato (S) dal neutro; per la protezione contro i contatti indiretti, in tal caso, bisogna distinguere:
c1) guasto verso massa sul lato BT: di fatto tale guasto è del tutto equivalente a un corto circuito fase-PE, e quindi la protezione interviene per sovracorrente di corto circuito; la norma chiede di verificare che la tensione dovuta al percorso della corrente (quella che causa l'intervento della protezione entro 0,4 secondi (0,2 secondi per ambienti speciali, 5 secondi per i circuiti di distribuzione) nell'impedenza dell'anello di guasto non superi la tensione verso terra del sistema. In sintesi:

Va da sé che i differenziale sarebbe ancora più efficace (e infatti la norma consente addirittura di omettere la verifica) ma si porta appresso il problema degli scatti intempestivi, che in TN non sono proprio il massimo.
c2) guasto verso massa sul lato MT: è il caso in cui una parte attiva di MT va in guasto verso la terra di cabina, facendo acquisire ad essa un potenziale dato da

Poiché tutte le masse sono connesse tramite il PE a tale punto, esse assumono lo stesso potenziale, e anche in tal caso la norma si preoccupa di fornire un valore limite. Ma quale?
Tutto dipende dal valore di corrente di guasto verso terra (approssimativamente la

e dal tempo di permanenza del guasto

: entrambi questi valori sono conosciuti e comunicati solo dall'ente distributore di MT.
Nell'ipotesi che ci si ritrovi in una distribuzione "a neutro compensato", il distributore comunicherà che la

(se la tensione nominale è di 15 kV) oppure di 50 A (se la Un è di 20 kV); in entrambi i casi il

sarà "molto maggiore di 10 s". Il combinato disposto delle cose porta a una tensione di contatto ammissibile

di 75 V.
Se invece il sistema non è a neutro compensato, il disrtibutore indicherà i valori della corrente di guasto e del tempo di durata dello stesso, mentre la norma fissa una curva dalla quale ricavare il valore di tale tensione di contatto ammissibile, da desumere in base al tempo di permanenza del guasto. In entrambi i casi deve risultare:

E così oppure sto prendendo una cantonata?