Sistema TN - Protezione senza differenziale con EQPS
In un sistema TN-S ho alimentato un utilizzatore terminale fisso (centrifuga dotata di un suo quadro di macchina) con una linea trifase + N protetta in partenza con interruttore differenziale.
Il carico è circa 80 kW e la lunghezza circa 240 m.
L’impiego del differenziale mi ha consentito di economizzare molto sul rame rispetto all’interruzione realizzata con il relè magnetico, e quindi di essere competitivo nell’offerta (linea 3(1x95)F+(1x50)PE in luogo di 3(1x240)F+(1x120)PE)
Ad intervento effettuato il lavoro viene contestato dal committente che non vede di buon occhio l’impiego dei differenziali all’interno dello stabilimento, al punto che non lo utilizzano (??) neanche sui circuiti terminali luce e prese dove è richiesta l’interruzione in 0.4 s.
A questo punto per eliminare il differenziale ho due strade:
a) aumentare la sezione della linea in modo da consentire l’intervento del relè magnetico entro i 5s (bagno di sangue).
b) realizzare un collegamento equipotenziale supplementare nella zona dove va installato l’utilizzatore fisso come previsto da CEI 64-8, art. 413.1.2.2.
Realizzerei un nodo equipotenziale cui collegare la carpenteria metallica del quadro di macchina, la struttura della centrifuga, le tubazioni ed i canali portacavi in acciaio inox che arrivano alla macchina. In questo modo tutte le masse e le masse estranee simultaneamente accessibili sarebbero equipotenziali tra loro e la tensione pericolosa potrebbe permanere per un tempo anche superiore ai fatidici 5 s.
Il pavimento è in gres porcellanato, non credo che abbia R>50 kohm, quindi non lo posso considerare isolante. Ma collegandomi attraverso i tirafondi alla rete elettrosaldata sottostante potrei proteggere anche la persona che tocca la massa o la massa estranea sotto tensione stando con i piedi sul pavimento.
Non ho mai usato il collegamento EQPS in un sistema TN per la protezione contro i contatti indiretti. Mi piacerebbe sentire il parere di qualcuno.
Il carico è circa 80 kW e la lunghezza circa 240 m.
L’impiego del differenziale mi ha consentito di economizzare molto sul rame rispetto all’interruzione realizzata con il relè magnetico, e quindi di essere competitivo nell’offerta (linea 3(1x95)F+(1x50)PE in luogo di 3(1x240)F+(1x120)PE)
Ad intervento effettuato il lavoro viene contestato dal committente che non vede di buon occhio l’impiego dei differenziali all’interno dello stabilimento, al punto che non lo utilizzano (??) neanche sui circuiti terminali luce e prese dove è richiesta l’interruzione in 0.4 s.
A questo punto per eliminare il differenziale ho due strade:
a) aumentare la sezione della linea in modo da consentire l’intervento del relè magnetico entro i 5s (bagno di sangue).
b) realizzare un collegamento equipotenziale supplementare nella zona dove va installato l’utilizzatore fisso come previsto da CEI 64-8, art. 413.1.2.2.
Realizzerei un nodo equipotenziale cui collegare la carpenteria metallica del quadro di macchina, la struttura della centrifuga, le tubazioni ed i canali portacavi in acciaio inox che arrivano alla macchina. In questo modo tutte le masse e le masse estranee simultaneamente accessibili sarebbero equipotenziali tra loro e la tensione pericolosa potrebbe permanere per un tempo anche superiore ai fatidici 5 s.
Il pavimento è in gres porcellanato, non credo che abbia R>50 kohm, quindi non lo posso considerare isolante. Ma collegandomi attraverso i tirafondi alla rete elettrosaldata sottostante potrei proteggere anche la persona che tocca la massa o la massa estranea sotto tensione stando con i piedi sul pavimento.
Non ho mai usato il collegamento EQPS in un sistema TN per la protezione contro i contatti indiretti. Mi piacerebbe sentire il parere di qualcuno.