
Ciao. posso rispondere solo a due quesiti, il terzo mi incuriosisce soltanto ma non penso che andrò a indagare; se me lo spieghi meglio ti sarò grato.
Il differenziale tra i tempi di apertura e intervento di un interruttore assume significato per quelli di una certa taglia e che devono lavorare in modo ccordinato stando su più livelli dell'impianto. In buona sostanza maggiori sono l'inerzia dei contatti e la pigrizia dei meccanismi che li muocono maggiore risulterà tale differenza. Si parla ovviamente in termini di millisecondi. Ad esempio i contatti di un piccolo relè completano la manovra di chiusura in circa 4-6 ms ed è tutto tempo dipendente esclusivamente dalla velocita con cui avviene lo spostamento. Se consideriamo un interruttore di AT, che è munito di valvole, controvalvole e cinematismi vari, oltre che di un relè di protezione che ordina la manovra, i tempi schizzano a 35-40 ms. Sembra sempre un tempo basso ma per interruttori dotati di un sistema di richiusura automatico, predisposto per effetture la chiusura in fase tra alimentazione e linea, si tratta di un'eternità che i costruttori cercano sempre di ridurre (almeno da catalogo). Se poi si pretende di avere selettività cronometrica in un impianto con 7-8 interruttori in cascata il problema si sposta dal costruttore al progettista.
Per quanto riguarda il potere di interruzione va da sè che è sempre legato alla velocità di spostamento dei contatti. Infatti il potere, espresso in kA , rappresenta quella corrente che l'interruttore riesce a stabilire o a interrompere nell'impianto in maniera sotenibile senza danneggiarsi. Non è naturalmente un valore calcolato ma dedotto nelle prove estreme di laboratorio che si spingono fino alla distruzione totale dell'apparecchio.