Ciao
thekant.
Da quel che ho compreso i box sono privati ma l'impianto, se non erro, rientra tra le parti comuni(l'alimentazione deriva dal contatore per le parti comuni) quindi l'amministratore ha titolo per svolgere una verifica. Per dar seguito al proposito ritengo potrebbe procedere con due azioni distinte e separate: una tecnica e l'altra formale, di supporto.
Si applica un contatore a defalco per caratterizzare i consumi della linea che alimenta i box.
Se i dati non sono compatibili rispetto ad un semplice servizio di illuminazione(un tecnico qualificato lo determina facilmente) si dispone del pretesto per procedere con una verifica puntuale box per box e nulla osta, penso, il fatto che siano proprietà private perché prioritaria è la messa in sicurezza dell'impianto di distribuzione dell'illuminazione; l'amministratore ha il dovere di porre in essere le azioni utili per risolvere la "anomalia", il condòmino il dovere di offrire collaborazione; in mancanza di questa la situazione del condòmino di complicherebbe non poco.
Prima o contestualmente all'adozione del contatore a defalco l'amministratore procede con la redazione dell'anagrafica condominiale(spero di no, dovrebbe già esserci) o al suo aggiornamento che comporta, da parte di ogni condòmino, anche la compilazione della sezione relativa alle condizioni di sicurezza degli impianti pertinenti(elettrici, idraulici, gas, ...). Considerati gli obiettivi dell'azione nella comunicazione(informativa e prestampati dell'anagrafica) si dovrebbe specificare che l'impianto di illuminazione di ogni box, in quanto collegato al contatore per le parti comuni, non deve essere modificato o utilizzato per altri fini che non siano gli originali.
Sarebbe bene e opportuno ricordare nell'informativa cosa comporta una dichiarazione mendace o una falsa attestazione(non è uno scherzo): cosa buona e giusta per mettere ogni condòmino dinanzi alle proprie responsabilità.
Da "qui" si declinano le azioni successive e i conseguenti eventuali provvedimenti in caso di reticenza o mancanza di collaborazione.
Utilizzare energia elettrica scaricando i costi sulla ripartizione comune può assumere i profili della "appropiazione indebita".
Ma ritengo che l'amministratore di quello stabile, una volto edotto di possibili azioni "fraudolente"(in passato o di recente, anche se non testimoniate) avrebbe già potuto agire in un modo o in un altro o in modo simile a quanto sopra ipotizzato.
Saluti