SPD di Topolino
Vorrei confrontarmi con qualcuno sui dispositivi di protezione contro le sovratensioni prodotti da una nota azienda lombarda di cui non è opportuno fare il nome (ma chi è del settore ha già capito di chi si tratta).
Nella mia attività di progettista li incontro sempre più spesso, anche in installazioni di una certa importanza e con obbligo di progetto, in ambienti soggetti a D.M. 37/08 e/o a normativa CEI specifica, talvolta anche in ambienti dotati di LPS esterno.
Spesso vengono installati in seguito ad un acquisto diretto effettuato dal Committente, sfuggendo così al controllo preventivo da parte di un professionista del settore.
Gli organismi abilitati all'effettuazione delle verifiche periodiche, quando notano questi dispositivi, collegati all’impianto di terra e all’LPS esterno (qualora esistente), non entrano nel merito e portano comunque a termine la verifica.
Spesso l’impianto non viene neanche denunciato e sfugge così anche alla possibilità di essere intercettato prima o poi da un controllo a campione dell’INAIL.
Posso postare in privato qualche foto degli strani dispositivi di protezione contro le sovratensioni (sembrano usciti dalle pagine di Topolino) che ho trovato installati su un impianto utilizzatore di cui mi sto occupando.
In questo caso il mio ruolo è quello di professionista incaricato di rilasciare una DIRI per l’impianto in oggetto e quindi debbo redigere una specifica tecnica degli interventi da effettuare per conseguirne la rispondenza dell’impianto alle norme tecniche e di legge.
Nessuna delle apparecchiature installate è dotata di specifica tecnica, non esiste un progetto, né una relazione tecnica con i principi di funzionamento ed i criteri di dimensionamento dei vari dispositivi.
Per l’intervento effettuato non è stata neanche rilasciata la dichiarazione di conformità ai sensi del D.M. 37/08, con l’indicazione del progetto/progettista e delle norme tecniche di riferimento. L’edificio (una cattedrale) è dotato di LPS esterno e le apparecchiature, tutte collegate alla rete di terra, sono state installate a livello di Quadro di consegna energia, Quadro generale, Quadri di zona e impianti di segnale (rete dati, diffusione sonora, rivelazione incendi, antieffrazione). Il valore della fornitura ammonta a parecchie decine di migliaia di euro.
Sono certo che se prescrivo la rimozione delle apparecchiature prima del rilascio della DIRI andrò incontro ad una causa con i legali del costruttore (pare che sia la prassi) e non ne ho proprio voglia.
Chiedere documentazione tecnica e schemi elettrici mi risulta che sia inutile, si trincerano dietro il brevetto.
In mancanza della pur minima documentazione tecnica mi pare difficile anche poter dimostrare l’inutilità delle apparecchiature installate ai fini della protezione contro le sovratensioni.
L’unica cosa che posso evidenziare è la violazione del DM 37/08 per mancanza del progetto ed della DICO.
In passato mi sono già confrontato con qualche collega: tutti concordiamo sulla assoluta inconsistenza tecnica di queste apparecchiature e sulla dabbenaggine dei clienti che divengono facilmente preda di promesse mirabolanti di alcuni tecnici disonesti.
Mi chiedo cosa si può fare per combattere queste vere e proprie truffe.
Contestarle dal punto di vista della sicurezza? In un edificio autoprotetto collegare all’impianto elettrico dei contenitori metallici di cui non si conosce assolutamente il principio di funzionamento o il contenuto (sabbia?) può essere accettabile?
E in un edificio con LPS esterno?
A suo tempo l’ISPESL, con la circolare n° 12854 del 10.12.1990, sconfessava certe teorie mirabolanti sui parafulmini ed invitava a procedere alla rimozione delle apparecchiature installate, procedendo alla diffida nei confronti del DL.
Credo che la circolare mantenga ancora la sua validità, ma queste apparecchiature continuano ad essere tranquillamente installate.
Anzi, in questi ultimi anni stanno letteralmente proliferando, probabilmente perché, considerata la nullità di quanto installato, i margini di guadagno per i produttori e gli installatori sono molto alti e consentono loro di adottare anche furbesche strategie di penetrazione sul mercato.
Che ne pensate? Siete a conoscenza di una qualche posizione ufficiale dell’INAIL o del CEI cui noi professionisti possiamo fare riferimento in un confronto tecnico con le imprese installatrici o con i Committenti?
Grazie a chi può dare suggerimenti.
Nella mia attività di progettista li incontro sempre più spesso, anche in installazioni di una certa importanza e con obbligo di progetto, in ambienti soggetti a D.M. 37/08 e/o a normativa CEI specifica, talvolta anche in ambienti dotati di LPS esterno.
Spesso vengono installati in seguito ad un acquisto diretto effettuato dal Committente, sfuggendo così al controllo preventivo da parte di un professionista del settore.
Gli organismi abilitati all'effettuazione delle verifiche periodiche, quando notano questi dispositivi, collegati all’impianto di terra e all’LPS esterno (qualora esistente), non entrano nel merito e portano comunque a termine la verifica.
Spesso l’impianto non viene neanche denunciato e sfugge così anche alla possibilità di essere intercettato prima o poi da un controllo a campione dell’INAIL.
Posso postare in privato qualche foto degli strani dispositivi di protezione contro le sovratensioni (sembrano usciti dalle pagine di Topolino) che ho trovato installati su un impianto utilizzatore di cui mi sto occupando.
In questo caso il mio ruolo è quello di professionista incaricato di rilasciare una DIRI per l’impianto in oggetto e quindi debbo redigere una specifica tecnica degli interventi da effettuare per conseguirne la rispondenza dell’impianto alle norme tecniche e di legge.
Nessuna delle apparecchiature installate è dotata di specifica tecnica, non esiste un progetto, né una relazione tecnica con i principi di funzionamento ed i criteri di dimensionamento dei vari dispositivi.
Per l’intervento effettuato non è stata neanche rilasciata la dichiarazione di conformità ai sensi del D.M. 37/08, con l’indicazione del progetto/progettista e delle norme tecniche di riferimento. L’edificio (una cattedrale) è dotato di LPS esterno e le apparecchiature, tutte collegate alla rete di terra, sono state installate a livello di Quadro di consegna energia, Quadro generale, Quadri di zona e impianti di segnale (rete dati, diffusione sonora, rivelazione incendi, antieffrazione). Il valore della fornitura ammonta a parecchie decine di migliaia di euro.
Sono certo che se prescrivo la rimozione delle apparecchiature prima del rilascio della DIRI andrò incontro ad una causa con i legali del costruttore (pare che sia la prassi) e non ne ho proprio voglia.
Chiedere documentazione tecnica e schemi elettrici mi risulta che sia inutile, si trincerano dietro il brevetto.
In mancanza della pur minima documentazione tecnica mi pare difficile anche poter dimostrare l’inutilità delle apparecchiature installate ai fini della protezione contro le sovratensioni.
L’unica cosa che posso evidenziare è la violazione del DM 37/08 per mancanza del progetto ed della DICO.
In passato mi sono già confrontato con qualche collega: tutti concordiamo sulla assoluta inconsistenza tecnica di queste apparecchiature e sulla dabbenaggine dei clienti che divengono facilmente preda di promesse mirabolanti di alcuni tecnici disonesti.
Mi chiedo cosa si può fare per combattere queste vere e proprie truffe.
Contestarle dal punto di vista della sicurezza? In un edificio autoprotetto collegare all’impianto elettrico dei contenitori metallici di cui non si conosce assolutamente il principio di funzionamento o il contenuto (sabbia?) può essere accettabile?
E in un edificio con LPS esterno?
A suo tempo l’ISPESL, con la circolare n° 12854 del 10.12.1990, sconfessava certe teorie mirabolanti sui parafulmini ed invitava a procedere alla rimozione delle apparecchiature installate, procedendo alla diffida nei confronti del DL.
Credo che la circolare mantenga ancora la sua validità, ma queste apparecchiature continuano ad essere tranquillamente installate.
Anzi, in questi ultimi anni stanno letteralmente proliferando, probabilmente perché, considerata la nullità di quanto installato, i margini di guadagno per i produttori e gli installatori sono molto alti e consentono loro di adottare anche furbesche strategie di penetrazione sul mercato.
Che ne pensate? Siete a conoscenza di una qualche posizione ufficiale dell’INAIL o del CEI cui noi professionisti possiamo fare riferimento in un confronto tecnico con le imprese installatrici o con i Committenti?
Grazie a chi può dare suggerimenti.