Linee di trasmissione e tensione
Nello studio delle linee di trasmissione si ricorre spesso ad un approccio di tipo circuitale, limitandosi ad analizzare una parte della linea di lunghezza piccola abbastanza da poter essere studiata mendiante parametri concentrati. La mia domanda riguarda esattamente il passo precedente a questo: per quale motivo se la frequenza della tensione (o corrente ) di alimentazione è tale che la sua lunghezza d'onda sia confrontabile con la lunghezza del conduttore allora non vale più il modello utilizzato in elettrotecnica secondo il quale la tensione su un conduttore perfetto è costante e non dipende dal punto in esame del conduttore ( e quindi dalla sua lunghezza ) ? In pratica, facendo riferimento alla tensione, perché
e non più
in seguito alle considerazioni fatte prima sulla lunghezza d'onda?
e non più
in seguito alle considerazioni fatte prima sulla lunghezza d'onda?
dico che il campo elettrico all'interno non può che essere nullo altrimenti avrei una corrente infinitamente grande. Ma
per cui il filo, in questo modello, risulta essere equipotenziale. Ora, questo ragionamento non fa riferimento alla frequenza, per cui perché non è applicabile anche ad alte frequenze?
raggiunge determinati valori in relazione alla lunghezza della linea stessa ( discorso analogo per la capacità tra conduttore di andata e conduttore di ritorno).
e
?