Adeguamento rete distribuzione idrica urbana per antincendio
Salve a tutti,
sono nuovo nel forum e questo è il mio primo post, per cui mi scuso in anticipo nel caso in cui l'argomento sia stato già trattato, possa risultare banale ai più o se l'esposizione dello stesso sia poco chiara.
Ad ogni modo, sono uno studente universitario e sto svolgendo un lavoro di tesi riguardante in generale l'ottimizzazione multiobiettivo applicata a reti di distribuzione idrica urbane.
Ho un caso studio di un "barrio" (quartiere, frazione) di una città in Spagna, abitato da 9000 persone, di cui posseggo il database dei componenti della rete idrica georeferenziati in GIS e di cui ho potuto costruire un modello idraulico nel software di simulazione idraulica Epanet.
La rete idrica funziona per gravità con un serbatoio di testata modellato sulla base di una calibrazione che risultasse far coincidere in un determinato punto della rete i valori ivi misurati di pressione (purtroppo non ho a disposizione i dati del reale sistema di accumulo a monte della rete)
In particolare posseggo la posizione dei 73 idranti sottosuolo presenti, che per metà riportano la dicitura "diametro 50" e per metà la dicitura "diametro 100" che suppongo siano i diametri degli attacchi per le manichette.
Utilizzando in parallelo al simulatore idraulico qualche riga di script con Python 3, mi è al momento possibile effettuare diverse analisi in condizioni di funzionamento vario dei singoli idranti nella rete in diverse condizioni operative (richiesta delle utenze variabile nel tempo, quanti e quali idranti funzionano contemporaneamente, durata dell'evento, livello nel serbatoio di testata).
La pressione media nella rete in condizioni di funzionamento ordinario si attesta attorno ai 40m in termini di colonna d'acqua e quando alcuni idranti sono operativi, la pressione in tali punti può calare parecchio.
Visto ciò, e visto che la maggior parte delle tubazioni della rete sono DN100 e DN150 (con prevalenza delle prime), ho pensato ad un intervento riabilitativo della rete che avesse come obiettivi:
-l'individuazione dei tratti di tubazione da sostituire con un diametro maggiore (esempio: DN100 --> DN150) per innalzare quanto più possibile i valori di pressione in
corrispondenza di tali idranti mostratisi deficitari
-la minimizzazione del costo totale dell'intervento
-una soluzione "robusta" che potesse economicamente essere affrontabile per il maggior numero possibile di idranti
mostratisi deficitari
A questo punto mi sorgono le domande, che derivano dalla volontà di dare un taglio quanto possibile pratico al lavoro di tesi e che, essendo profano della materia pongo a voi; avendo infatti cercato fra normative e letteratura, anche fra diversi paesi, come Italia, Spagna e Stati Uniti, sono sorti dubbi riguardo ai requisiti minimi in termini di:
-pressione residua minima da garantire al singolo idrante o al gruppo di idranti funzionanti
contemporaneamente (qualora questa fosse la prassi)
-portata minima da garantire
-durata di garanzia di tali requisiti minimi in caso di incendio (in pratica la durata dell'incendio)
Non mi è ben chiaro il quadro normativo riguardante il caso di idranti alimentati unicamente dall'acquedotto e soprattutto ho riscontrato valori abbastanza discordanti e diversi, fra i diversi Paesi, riguardo i requisiti sopra elencati.
Se qualcuno potesse aiutarmi ad indirizzarmi verso le fonti giuste da cui informarmi o potesse darmi una spiegazione su tali requisiti ne sarei davvero molto grato.
Inoltre chiedo, a voi competenti in materia, se a parere vostro la riabilitazione di tali situazioni, con sostituzione e maggiorazione di alcuni tratti di tubazione, sia un intervento realistico, fattibile.
Vi ringrazio tanto in anticipo e vi auguro buona giornata.
sono nuovo nel forum e questo è il mio primo post, per cui mi scuso in anticipo nel caso in cui l'argomento sia stato già trattato, possa risultare banale ai più o se l'esposizione dello stesso sia poco chiara.
Ad ogni modo, sono uno studente universitario e sto svolgendo un lavoro di tesi riguardante in generale l'ottimizzazione multiobiettivo applicata a reti di distribuzione idrica urbane.
Ho un caso studio di un "barrio" (quartiere, frazione) di una città in Spagna, abitato da 9000 persone, di cui posseggo il database dei componenti della rete idrica georeferenziati in GIS e di cui ho potuto costruire un modello idraulico nel software di simulazione idraulica Epanet.
La rete idrica funziona per gravità con un serbatoio di testata modellato sulla base di una calibrazione che risultasse far coincidere in un determinato punto della rete i valori ivi misurati di pressione (purtroppo non ho a disposizione i dati del reale sistema di accumulo a monte della rete)
In particolare posseggo la posizione dei 73 idranti sottosuolo presenti, che per metà riportano la dicitura "diametro 50" e per metà la dicitura "diametro 100" che suppongo siano i diametri degli attacchi per le manichette.
Utilizzando in parallelo al simulatore idraulico qualche riga di script con Python 3, mi è al momento possibile effettuare diverse analisi in condizioni di funzionamento vario dei singoli idranti nella rete in diverse condizioni operative (richiesta delle utenze variabile nel tempo, quanti e quali idranti funzionano contemporaneamente, durata dell'evento, livello nel serbatoio di testata).
La pressione media nella rete in condizioni di funzionamento ordinario si attesta attorno ai 40m in termini di colonna d'acqua e quando alcuni idranti sono operativi, la pressione in tali punti può calare parecchio.
Visto ciò, e visto che la maggior parte delle tubazioni della rete sono DN100 e DN150 (con prevalenza delle prime), ho pensato ad un intervento riabilitativo della rete che avesse come obiettivi:
-l'individuazione dei tratti di tubazione da sostituire con un diametro maggiore (esempio: DN100 --> DN150) per innalzare quanto più possibile i valori di pressione in
corrispondenza di tali idranti mostratisi deficitari
-la minimizzazione del costo totale dell'intervento
-una soluzione "robusta" che potesse economicamente essere affrontabile per il maggior numero possibile di idranti
mostratisi deficitari
A questo punto mi sorgono le domande, che derivano dalla volontà di dare un taglio quanto possibile pratico al lavoro di tesi e che, essendo profano della materia pongo a voi; avendo infatti cercato fra normative e letteratura, anche fra diversi paesi, come Italia, Spagna e Stati Uniti, sono sorti dubbi riguardo ai requisiti minimi in termini di:
-pressione residua minima da garantire al singolo idrante o al gruppo di idranti funzionanti
contemporaneamente (qualora questa fosse la prassi)
-portata minima da garantire
-durata di garanzia di tali requisiti minimi in caso di incendio (in pratica la durata dell'incendio)
Non mi è ben chiaro il quadro normativo riguardante il caso di idranti alimentati unicamente dall'acquedotto e soprattutto ho riscontrato valori abbastanza discordanti e diversi, fra i diversi Paesi, riguardo i requisiti sopra elencati.
Se qualcuno potesse aiutarmi ad indirizzarmi verso le fonti giuste da cui informarmi o potesse darmi una spiegazione su tali requisiti ne sarei davvero molto grato.
Inoltre chiedo, a voi competenti in materia, se a parere vostro la riabilitazione di tali situazioni, con sostituzione e maggiorazione di alcuni tratti di tubazione, sia un intervento realistico, fattibile.
Vi ringrazio tanto in anticipo e vi auguro buona giornata.
