Transizione elettrica: le utilitarie destinate a scomparire?
Sul mercato automobilistico mondiale si sta registrando ormai da alcuni anni un considerevole decremento della produzione di automobili di piccola taglia, il numero di city car prodotte in Europa è passato da 1,13 milioni del 2019 a 787.000 dello scorso anno, e per metà decennio si prevede un ulteriore flessione a 587.400 unità.
La prima botta al mercato l' ha data la crisi dei semiconduttori, che ha spinto le case produttrici a migrare sempre più sui modelli ad alta marginalità; i produttori puntavano sulla discesa dei costi delle batterie, oltre che sull’aumento della loro capacità di immagazzinamento di energia, non facendo i conti con la forte domanda di materiali come nickel, cobalto e litio (che incidono per circa un quarto sui costi di una batteria EV) e i cui prezzi per l' esplosione della domanda erano già lievitati rispettivamente del 36, 125 e 750% a Gennaio 2022.
Ad oggi con l' invasione russa dell' Ucraina e il conflitto armato conseguente i costi sono arrivati alle stelle, questo ha fatto desistere perfino i costruttori cinesi che si stavano specializzando in microcar elettriche di prezzo compreso tra gli 8000 e i 12000 euro (costruttori già peraltro pesantemente sussidiati da incentivi statali).
Per citare alcuni esempi di "casa nostra":
- Daimler (Mercedes) ha ceduto il marchio Smart ai cinesi di Geely, non essendo piu interessata al mercato delle auto di piccola taglia
-VW non produrrà più il modello UP
- Opel (Stellantis) cesserà la produzione dei modelli Adam e Karl
- Renault non produrrà più la Twingo
Se questa tendenza, come probabile, persisterà nei prossimi anni i governi dovranno attivarsi per permettere alle categorie a reddito basso e medio di non perdere la motorizzazione individuale; come faranno non lo so, se non con pesanti sovvenzioni pubbliche (magari a debito
)
Henry Ford diceva: "C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti"
mi sa che il suo sogno sta andando a farsi benedire.
La prima botta al mercato l' ha data la crisi dei semiconduttori, che ha spinto le case produttrici a migrare sempre più sui modelli ad alta marginalità; i produttori puntavano sulla discesa dei costi delle batterie, oltre che sull’aumento della loro capacità di immagazzinamento di energia, non facendo i conti con la forte domanda di materiali come nickel, cobalto e litio (che incidono per circa un quarto sui costi di una batteria EV) e i cui prezzi per l' esplosione della domanda erano già lievitati rispettivamente del 36, 125 e 750% a Gennaio 2022.
Ad oggi con l' invasione russa dell' Ucraina e il conflitto armato conseguente i costi sono arrivati alle stelle, questo ha fatto desistere perfino i costruttori cinesi che si stavano specializzando in microcar elettriche di prezzo compreso tra gli 8000 e i 12000 euro (costruttori già peraltro pesantemente sussidiati da incentivi statali).
Per citare alcuni esempi di "casa nostra":
- Daimler (Mercedes) ha ceduto il marchio Smart ai cinesi di Geely, non essendo piu interessata al mercato delle auto di piccola taglia
-VW non produrrà più il modello UP
- Opel (Stellantis) cesserà la produzione dei modelli Adam e Karl
- Renault non produrrà più la Twingo
Se questa tendenza, come probabile, persisterà nei prossimi anni i governi dovranno attivarsi per permettere alle categorie a reddito basso e medio di non perdere la motorizzazione individuale; come faranno non lo so, se non con pesanti sovvenzioni pubbliche (magari a debito
)Henry Ford diceva: "C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti"
mi sa che il suo sogno sta andando a farsi benedire.