Partiamo dalla definizione: una funzione

definita su

è periodica se esiste

tale che

e

La definizione si può poi estendere facilmente al campo complesso, ma limitiamoci al campo reale. Notiamo che il periodo può essere positivo o negativo e che se

è un periodo, lo è anche

con

è un periodo. Quindi di periodi ce ne sono infiniti: per una funzione costante su tutto

, poi, qualunque valore è un periodo.
Il minimo valore
positivo (cioè strettamente maggiore di 0) per cui vale l'equazione sopra, è detto periodo
fondamentale (o
primitivo o
base). Quando si parla genericamente di periodo di una funzione si intende il periodo fondamentale. Il valore reciproco di un periodo fondamentale

, è detto
frequenza fondamentale.
Volendo, la definizione può essere indebolita considerando anche zero come periodo e accettando periodi fondamentali negativi, ma nei casi più comuni viene usata la definizione più restrittiva.
Fatta questa premessa, cosa possiamo dire delle funzioni costanti? Una funzione costante
non ha un periodo fondamentale, così come non ha una frequenza fondamentale. Definire un periodo o una frequenza fondamentali per una funzione costante è allora solo questione di convenzione: una convenzione conveniente è quella di assegnare a una funzione costante una frequenza nulla, perché una funzione costante può essere vista (ma anche no) come il limite per frequenza che tende a 0 di una qualche funzione periodica campione. Assumendo che il periodo fondamentale debba essere positivo e immaginando di considerare funzioni definite sulla retta reale estesa

(con le opportune operazioni), possiamo allora
convenzionalmente (quando proprio avessimo necessità farlo) assegnare alle funzioni costanti periodo fondamentale

.