luigi_48 ha scritto:Da autodidatta ho studiato la Delta di Dirac. Argomento matematico molto interessante. Però, nella pratica, non ho ben capito a cosa possa servire.
A nulla! La delta di Dirac non è fisicamente realizzabile, quindi potresti solo approssimarla, allora approssimazione per approssimazione farai altre indagini.
Non è fisicamente realizzabile perché servirebbero livelli di tensione infiniti (ha ampiezza infinita) in tempi infinitesimi (ha durata infinitesima), ma area (rozzamente, base per altezza) finita (ad es. 1).
Seppure fossimo così bravi, poi un sistema reale non riuscirebbe a digerirla: immagina che succederebbe se mettessi 1.000.000V in ingresso ad un filtro attivo (e pure ad uno passivo)... ed 1.000.000V non sono nulla a paragone di quel che servirebbe per fare un impulso matematico (
matematico si chiama)
luigi_48 ha scritto:Ho appreso che viene utilizzata per rappresentare o i picchi o la discontinuità di alcuni segnali ma nella pratica come si utilizza?
Ricorda che gli impulsi matematici hanno tutti la stessa "altezza", ciò che cambia è l'area. Infatti si rappresentano con un freccia... a volte
per comodità si usa rappresentarli con altezze diverse e proporzionali alla loro area.
luigi_48 ha scritto:Se ad esempio un tecnico rilevasse da un circuito elettrico, con un oscilloscopio, un certo segnale, ne potrebbe fare l'analisi armonica per capire come meglio trattarlo e capire anche come funziona quel dato circuito. Ma senza la Delta di Dirac, in quali imbarazzi incorrerebbe?
Nessuno. Forse incorrerebbe in imbarazzi a farla...
luigi_48 ha scritto:Ovvero, con la Delta di Direc quali vantaggi ulteriori avrebbe per la sua analisi ?
Dal punto di vista pratico nessuno. Dal punto di vista matematico riesce a descrivere bene il comportamento del filtro (o scatolotto nero a due porte) sia nel dominio del tempo (con la risposta impulsiva, ovvero proprio la risposta del sistema quando all'ingresso viene -idealmente- posto un impulso) sia in quello della frequenza (con la funzione di trasferimento; ricorda che la trasformata di Fourier dell'impulso unitario è una costante in frequenza; nel dominio della frequenza la convoluzione diviene una moltiplicazione e la trasformata di Fourier dell'uscita U(w) è il prodotto fra la trasformata del segnale di ingresso I(w) della risposta impulsiva del filtro H(w), che non conosciamo, ovvero U(w)=H(w) • I(w). Allora se I(w)=1, dicevamo che la trasformata di Fourier di un impulso matematico è una costante su tutto lo spettro, misurando l'uscita otteniamo proprio anche la H(w) ).
luigi_48 ha scritto:Un saluto a tutti.
Per cui ottimo per gli studi che fai, anche da solo, continua e chiedi se hai dubbi.
