Inverter controllo vettoriale e scalare
Apro la discussione al fine di chiarire alcuni miei dubbi.
Se non ho capito male, l'inverter vettoriale , a differenza di quello scalare, riesce a generare coppie elevate anche a bassissime frequenze, a differenza di quello scalare che "perde" efficacia proprio in questo range a causa del fatto che, a bassissime frequenze, occorre un overboost della tensione per avere un V/F tale da avviare il motore.
Ma che differenza c'è tra inverter vettoriale e scalare superata la frequenza nominale?
Immagino che anche quello vettoriale arrivato a frequenza nominale NON possa tenere V/f costante quindi il vantaggio di quello vettoriale è , da questo punto di vista, solo nel "tratto" tra 0 e f nominale?
Tra l'altro, leggendo un paio di articoli sull'inverter vettoriale, leggo che in quest'ultimo, a differenza dello scalare, si riescono a manipolare le grandezze elettriche statoriche in modo che, al rotore, non si debba più aspettare "l'inerzia elettrica" per averne gli effetti, ma questi sono immediati.
Fermo restando che non ho capito come si ottiene nella pratica una cosa del genere (leggo tante formule ma pochi esempi pratici), ad ogni modo, questo vuol dire che anziché aspettare che la corrente rotorica(coppia) si alzi gradualmente al variare di quella statorica, nell 'inverter vettoriale aumenta istantaneamente al crescere di quella statorica?
Non devo costruire inverter quindi trattazioni "spinte "non avrebbero nessuna utilità (le dimenticherei il giorno dopo) ma vorrei capire come funziona la teoria che ci sta dietro e come si applica.
PS:
se avete/conoscete documenti/testi validi mi interesserebbe approfondire anche privatamente.
grazie.
Se non ho capito male, l'inverter vettoriale , a differenza di quello scalare, riesce a generare coppie elevate anche a bassissime frequenze, a differenza di quello scalare che "perde" efficacia proprio in questo range a causa del fatto che, a bassissime frequenze, occorre un overboost della tensione per avere un V/F tale da avviare il motore.
Ma che differenza c'è tra inverter vettoriale e scalare superata la frequenza nominale?
Immagino che anche quello vettoriale arrivato a frequenza nominale NON possa tenere V/f costante quindi il vantaggio di quello vettoriale è , da questo punto di vista, solo nel "tratto" tra 0 e f nominale?
Tra l'altro, leggendo un paio di articoli sull'inverter vettoriale, leggo che in quest'ultimo, a differenza dello scalare, si riescono a manipolare le grandezze elettriche statoriche in modo che, al rotore, non si debba più aspettare "l'inerzia elettrica" per averne gli effetti, ma questi sono immediati.
Fermo restando che non ho capito come si ottiene nella pratica una cosa del genere (leggo tante formule ma pochi esempi pratici), ad ogni modo, questo vuol dire che anziché aspettare che la corrente rotorica(coppia) si alzi gradualmente al variare di quella statorica, nell 'inverter vettoriale aumenta istantaneamente al crescere di quella statorica?
Non devo costruire inverter quindi trattazioni "spinte "non avrebbero nessuna utilità (le dimenticherei il giorno dopo) ma vorrei capire come funziona la teoria che ci sta dietro e come si applica.
PS:
se avete/conoscete documenti/testi validi mi interesserebbe approfondire anche privatamente.
grazie.
e
, che rappresentino in qualche modo geometricamente l'effetto delle grandezze di fase. Queste grandezze, essendo legate a due assi ortogonali, possono essere viste come variabili complesse (allora si parla di vettori di spazio) o come vettori (in forma matriciale). In ogni caso, si possono rappresentare come coordinate su un piano.
,
e
, attribuiamo alla corrente della fase 


coseno-seno dell'angolo della fase
, che ruota a velocità
:


