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Elettrotecnica e non solo

Esplorare l'universo elettrico, fuori e dentro di noi.


Gli ultimi articoli di admin

pubblicato 3 anni fa, 483 visualizzazioni

Nonostante la sfiducia che nutro verso di me, sono convinto di essere razionale, libero, non influenzabile dagli eventi e dagli altri: si tratta di un errore grossolano. Ho la presunzione di non cadere in certe trappole ed è una convinzione ingiustificata, non solo per coloro che sanno invischiarmi nel loro agire, ma addirittura per me che conosco benissimo il mio atteggiamento di fronte alle decisioni. Lo dimostra la gita di ieri sui colli con Fabio-Marisa-Daniele e Nicolò. Marisa telefona a Giovanna. Per il pomeriggio ha programmato una gita con Daniele e Fabio sui colli (è un classico del lunedì di Pasqua): “Viene Nicolò?”

Nicolò stranamente acconsente. Deve essergli risuonato nella testa il ritornello che gli ho più volte ripetuto: sei sempre a casa con i tuoi vecchi, devi aprirti all'esterno, diventi anche tu come me e via discorrendo. Suggerimenti che sono il contrario del comportamento che il mio carattere mi impone, ma che do ai miei figli nella convinzione che essi non debbano seguire il mio esempio.

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pubblicato 3 anni fa, 4.551 visualizzazioni

Un argomento del forum mi ha indotto alla "ristampa" di un vecchio articolo sulla bobina Petersen. Inevitabile però ampliarlo con l'analisi delle diverse modalità di collegamento a terra del neutro dei generatori, una messa a terra di funzionamento che serve a garantire un corretto esercizio della rete.

Il guasto a terra di una fase, è il guasto elettrico più frequente nelle linee di distribuzione. Il modo di collegamento a terra del neutro si ripercuote su regolarità, sicurezza e continuità del servizio. Da esso dipendono infatti l'entità delle correnti di guasto, le sovratensioni conseguenti, la possibilità di una loro rapida rivelazione ed eliminazione. Elevate correnti di guasto producono forti cadute di tensione, surriscaldamenti con possibile fusione di conduttori e distruzione dell'isolamento, sforzi elettrodinamici che possono pregiudicare l'integrità meccanica delle macchine, tensioni di contatto potenzialmente pericolose, disturbi ad impianti di telecomunicazione posti nelle vicinanze.

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pubblicato 3 anni fa, 4.080 visualizzazioni

Di tanto in tanto capito su articoli di alcuni anni fa e decido di farne una nuova edizione, od ampliarli, armonizzandoli con gli altri del blog, in particolare per le formule matematiche ed i disegni. In questo caso si tratta del metodo usato nello studio dei sistemi trifasi dissimmetrici e squilibrati negli impianti elettrici.

Normalmente le tensioni di un sistema trifase sono simmetriche ed i carichi importanti, equilibrati. Squilibri normali si hanno con carichi monofase e, nella distribuzione in bassa tensione, l'equilibrio può essere solo di tipo statistico. Si hanno poi dissimmetrie e squilibri in caso di guasti (rottura dell’isolamento) ed interruzioni di fasi. E’ necessario affrontare lo studio della rete trifase anche nelle condizioni anomale di guasto per dimensionarne le protezioni. Si può ricorrere al sistema di equazioni derivato dai principi di Kirchhoff, ma per utilizzare considerazioni e formule dei sistemi equilibrati, ed anche per comprendere meglio la dipendenza di tensioni e correnti dai componenti dell'impianto, è utile la teoria delle componenti simmetriche.

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pubblicato 3 anni fa, 499 visualizzazioni

Con l'augurio di un Buon 2015 a tutti i frequentatori di EY, ecco il riepilogo dei blogger attivi nell'anno da poco trascorso. Anche in quest'anno abbastanza difficile c'è stata una discreta partecipazione, pur se leggermente inferiore agli anni precedenti. ElectroYou resiste per condividere esperienze e conoscenze, non fatica per esserci, ma un problema indubbiamente si pone dopo tanti anni.

Il forum continua ad esserne il polo di attrazione e di sviluppo. Tutto non fila sempre liscio e l'armonia a volte si interrompe, anche tra i più affezionati. Succede in ogni comunità del resto ma, per quel che possono valere i proverbi, si dice che il tempo è galantuomo ed io, confido (o se non altro spero) che ristabilisca i necessari equilibri. La mia idea è che dobbiamo imparare a coesistere, coscienti che non si può, e probabilmente nemmeno si deve, essere un'entità monolitica. Si deve agire in coscienza rispettando le proprie ragioni sicuramente, ma occorre impegnarsi per capire le ragioni degli altri, senza creare fazioni che finiscono per contrapporsi acriticamente.

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pubblicato 4 anni fa, 302 visualizzazioni

Nel mio blog mi arrischio ad inserire anche le debolezze cromatiche che ogni tanto mi affliggono. L'incorporeità di internet e la sfrontatezza che mi deriva dall'essere l'admin di questo sito, mi hanno conferito un coraggio espositivo mai trovato nella vita reale, se non per una mostra sprint dell'autunno del 2005 di cui, quanto segue, è la cronaca nel mio diario asincrono.

Nessuno colpito dalla sindrome di Stendhal... Del resto le probabilità sono minime. In quaranta minuti sono cinque le persone che transitano nella sala dove sono esposti alcuni miei acrilici. Danno un'occhiata distratta, forse solo per evitare l'urto con l'intelaiatura dei pannelli. Incontro un mio ex allievo. E' con un amico (o collega: non so). "Prof." dice, "anche lei qui in visita alla mostra?" "Beh, io qui ... espongo anche ... I miei quadri ... " Penso che risponda incuriosito: "Ah sì', ma lei dipinge? Da quando? E quali sono?", magari aggiungendo: "Forse gli espressivi ritratti in quella stanza?"

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pubblicato 4 anni fa, 252 visualizzazioni

Quando mio papà morì avevo sedici anni.

Da poco più di un anno ci eravamo trasferiti nel nuovo paese, dove mamma insegnava nella locale scuola media. Con l'aiuto di zio Gino avevamo ottenuto in affitto un appartamento dell'IACP.

Papà era disoccupato e faceva qualche lavoro saltuario; operaio nella campagna dello zuccherificio, bracciante agricolo in estate, operaio nell’opera di rinforzamento degli argini del Po. Ma era gracile e debole e non era il suo lavoro. Aveva più volte tentato l’attività di artigiano del pellame, come continuazione del mestiere tradizionale di famiglia, finimenti per cavalli, che non era riuscito a rinnovarsi con l'affermarsi delle automobili. Realizzava borse che tentava di vendere al mercato senza successo. Di tante ne ricordo una in particolare: il secchiello di cuoio color caffellatte che si chiudeva stringendo ed annodando una fettuccina, sempre di cuoio, infilata negli occhielli del bordo superiore, e che mamma usava sempre, portandolo anche a tracolla.

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pubblicato 4 anni fa, 570 visualizzazioni

“Ben, sett cuss ca t’ho da dir, Fabiòla?”1

Mia nonna, novant’anni, si è svegliata, si è seduta sul letto ed ha acceso la luce. Sono le quattro del mattino.

Mia mamma dorme, ma mia nonna la sveglia. Le deve dire qualcosa di importante.

Molto importante.

Mamma insonnolita la osserva, mentre nonna tiene lo sguardo fisso davanti a sé. Guarda nella specchiera del comò la sua immagine riflessa, poi fissa l'armadio. O meglio guarda oltre l'armadio, oltre il muro, nel buio della notte. Vi pullulano immagini della sua lunga vita che si accavallano, senza rispetto di sequenze temporali.

L’incontro con il nonno, la sua casa ora deserta e chiusa, i quarantasei anni di servizio come maestra elementare, i cinque figli, le difficoltà economiche, le due guerre mondiali, i quattro anni di lontananza dal nonno nella prima guerra, la paura dei bombardamenti nella seconda.

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pubblicato 4 anni fa, 1.766 visualizzazioni

L'articolo, che in pratica è un estratto di alcuni paragrafi del libro linkato nella bibliografia, mostra i metodi possibili per variare la tensione continua su un carico resistivo Ru. La trattazione è abbastanza elementare e vuol essere una introduzione leggera ai concetti di base dell'elettronica di potenza. Saranno anche brevemente evidenziate le caratteristiche di un carico ohmico-induttivo, tipico degli azionamenti elettrici.

Il metodo più semplice per regolare la tensione su un carico Ru consiste nell'uso di una resistenza variabile meccanicamente, cioè un reostato o un trimmer, Rs, in serie al carico. Ma non sempre le soluzioni più semplici sono le più efficaci. L'inconveniente di questa regolazione è il valore del rendimento, cioè del rapporto tra la potenza utilizzata dal resistore Pu = RI2 e la potenza generata dal generatore Pg = EI. Poiché la corrente è la stessa, esso coincide con il rapporto tra la tensione ai capi del resistore, Vu = RuI, e quella del generatore, η = Vu / E. Il rendimento tende perciò a zero quando la tensione richiesta dal resistore è molto bassa.

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pubblicato 4 anni fa, 496 visualizzazioni

"..'n..'ngegnere,…'n..'ngegnere!"

Mentre lo supero a piedi, nella nebbia, al ritorno entrambi dal garage in cui ricoveriamo le nostre automobili, mi chiama. La cosa mi sorprende, sia perché siamo semplici conoscenti che si salutano con un " 'sera" od un "salve", sia per la sonorità del richiamo che squarcia il lattiginoso blu della fredda umidità della sera. Lo affianco per ascoltarlo, dando inizio ad un'alternanza di soste e piccoli spostamenti.

"S..S..Senta",

esordisce Torquato, eliminando qualsiasi preambolo e scandendo con sforzo, tra consistenti pause, le parole,

" I..Io ho in..inv..inventato i..il P..PA..PARA..PARAGRAND' !

Non mi aspettavo un simile annuncio, e non capisco subito di che invenzione si tratti; ma non gli chiedo di ripetere, per la difficoltà con cui ha articolato i suoni, pur emessi con notevole energia. Ma Torquato, lottando con le parole, me la spiega immediatamente. Il nome è una parola composta che designa un'apparecchiatura di protezione dalla grandine. La sua origine è semplice e classica (parapioggia, parafulmine, parapetto, paracolpi ecc), e la scelta di troncarla le conferisce una fonetica anglosassone che non sarà d'ostacolo all'imporsi dell'oggetto. Anzi.

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pubblicato 4 anni fa, 561 visualizzazioni

Se l'efficienza fosse il solo criterio di scelta di un'officina per biciclette, questa dovrebbe essere deserta. L'efficienza è quel che desideriamo, ma a volte ci appare lontana, astratta, quasi intimidatoria. Si desiderebbe essere più partecipi all'azione, vedere come si fa, magari anche fare. Nell'officina di Carles [1] , la partecipazione è inevitabile. E divertente anche. Qui le chiavi non si trovano, o ci sono tutte meno quella richiesta. Qui un lavoro è iniziato e poi interrotto con rabbia per le sue assurde pretese. Qui gli oggetti di ferro si spostano, si ribellano, si mimetizzano, e si fanno trovare nei posti e nei momenti più impensati. Insomma è proprio quel che capita a me quando, a casa, mi imbarco in un qualche lavoretto. Mi sento quindi all'altezza dello specialista di turno, cui potrei perfino dare qualche consiglio. Di là c'è la bottega da cui partono le biciclette nuove; di qua cumuli di biciclette anziane, in genere rassegnate, ma alcune, stranamente, fiduciose.

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(89 pagine)


Chi sono

admin - profilo

Nome: Zeno Martini

Reputation: 173.324 9 12 17

Bio: Ingegnere elettrotecnico. Maturità classica. Laurea dell'Università degli Studi di Padova, 1974. Insegnante di Elettrotecnica fino al 2006. A suo tempo socio collaboratore e consulente di Microtec sas e Softel srl. Fondatore e conduttore del sito Electroportal, ora ElectroYou, insieme al figlio Nicolò, matematico e webmaster.

Web: http://www.electroyou.it/

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