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Elettrotecnica e non solo

Esplorare l'universo elettrico, fuori e dentro di noi.


Gli ultimi articoli di admin

pubblicato 5 anni fa, 338 visualizzazioni

Sono arrivato in piazza quasi senza sapere. Così, tanto per fare un giro. Lo zigo-zago aereo del liscio romagnolo mi ci ha guidato.

C’è gente che gironzola.

Mi avvicino al palco dell’orchestra. Mi accorgo che la musica è registrata.

Gli artisti, se così si può dire, si dimenano un po’ con gli strumenti in mano. Sorridono e dondolano. “Bella scoperta”, penso,”anche questa si sono inventati! Le tastiere elettroniche fanno quasi tutto da sole, ma da qui a far credere di essere artisti...mah, tempi moderni!”

Davanti al palco, sulle piastre metalliche lisce (per questo si chiama liscio il ballo!?), roteano le coppie. Mi posiziono di fianco al palco, appoggiato alle transenne di plastica arancione.

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pubblicato 5 anni fa, 3.531 visualizzazioni

La richiesta nel forum di uno studente di chiarire il funzionamento del motore a corrente continua, cui s'è anche aggiunto un altro topic su uno degli inconvenienti tipici, mi ha portato a revisionare un vecchio articolo.

Il motore a corrente continua è stato il principe degli azionamenti elettrici fino alla fine del secolo scorso, quando lo sviluppo dell'elettronica, sia di potenza che di controllo, ha in pratica permesso il progressivo imporsi, anche negli azionamenti, del motore asincrono. Un altro motore che sta avviando all'obsolescenza il tradizionale motore a corrente continua, è il Brushless. Sia l'asincrono che il brushless sono infatti privi del punto debole della macchina a corrente continua, costituito dall'usura di collettore e spazzole. La maggior semplicità del controllo elettronico della velocità mediante la tensione del tradizionale motore a corrente continua, è stata in pratica resa poco importante, dalla potenza di calcolo dell'elettronica moderna necessaria per il controllo in frequenza degli altri motori. Ad ogni modo macchine a corrente continua tradizionali esistono ancora ed il loro studio ha comunque una valenza didattica importante.

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pubblicato 5 anni fa, 564 visualizzazioni

Grande agitazione (in me almeno) sta generando l'entrata in vigore il 2 giugno 2015 del Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 229/2014 relativo all’individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie.

ElectroYou sta adottando i provvedimenti per essere in regola con la normativa ma, come ognuno può immaginare, incertezze e dubbi affiorano di continuo.

ElectroYou non è un'azienda ma è, come molti sanno già, l'evoluzione di un sito personale fondato da un padre ed un figlio ( in questa pagina si può trovare una breve cronistoria), che continua ad essere presente nel web per l'unico sostentamento che gli deriva dalle entrate di Google AdSense, che non posso comunicare in chiaro per gli accordi con adSense, ma che non vanno molto oltre le spese di mantenimento del server e del sito.

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pubblicato 5 anni fa, 2.192 visualizzazioni

Un nostro utente, in seguito ad una discussione sviluppatasi nel forum, ha pubblicato di recente un articolo in cui sostiene che nessuno ha mai compreso la legge di Faraday-Neumann-Lenz, e che la quasi totalità degli insegnanti, non solo quelli delle scuole medie superiori, ma anche docenti universitari, nonché tutti o quasi i professionisti, la applica in modo errato. Come esempio a sostegno della tesi ritiene di poter usare un semplice esercizio che io stesso avevo sottoposto alla sua analisi, preso da un testo di una famosa collana (Schaum): "Elettromagnetismo" di J.A. Edminister.

La spira conduttrice circolare di figura si trova nel piano z = 0, ha un raggio di r = 0,10m ed una resistenza [Formula]. Assegnata l'induzione nel verso dell'asse z, determinare la corrente

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pubblicato 5 anni fa, 488 visualizzazioni

Nonostante la sfiducia che nutro verso di me, sono convinto di essere razionale, libero, non influenzabile dagli eventi e dagli altri: si tratta di un errore grossolano. Ho la presunzione di non cadere in certe trappole ed è una convinzione ingiustificata, non solo per coloro che sanno invischiarmi nel loro agire, ma addirittura per me che conosco benissimo il mio atteggiamento di fronte alle decisioni. Lo dimostra la gita di ieri sui colli con Fabio-Marisa-Daniele e Nicolò. Marisa telefona a Giovanna. Per il pomeriggio ha programmato una gita con Daniele e Fabio sui colli (è un classico del lunedì di Pasqua): “Viene Nicolò?”

Nicolò stranamente acconsente. Deve essergli risuonato nella testa il ritornello che gli ho più volte ripetuto: sei sempre a casa con i tuoi vecchi, devi aprirti all'esterno, diventi anche tu come me e via discorrendo. Suggerimenti che sono il contrario del comportamento che il mio carattere mi impone, ma che do ai miei figli nella convinzione che essi non debbano seguire il mio esempio.

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pubblicato 5 anni fa, 11.369 visualizzazioni

Un argomento del forum mi ha indotto alla "ristampa" di un vecchio articolo sulla bobina Petersen. Inevitabile però ampliarlo con l'analisi delle diverse modalità di collegamento a terra del neutro dei generatori, una messa a terra di funzionamento che serve a garantire un corretto esercizio della rete.

Il guasto a terra di una fase, è il guasto elettrico più frequente nelle linee di distribuzione. Il modo di collegamento a terra del neutro si ripercuote su regolarità, sicurezza e continuità del servizio. Da esso dipendono infatti l'entità delle correnti di guasto, le sovratensioni conseguenti, la possibilità di una loro rapida rivelazione ed eliminazione. Elevate correnti di guasto producono forti cadute di tensione, surriscaldamenti con possibile fusione di conduttori e distruzione dell'isolamento, sforzi elettrodinamici che possono pregiudicare l'integrità meccanica delle macchine, tensioni di contatto potenzialmente pericolose, disturbi ad impianti di telecomunicazione posti nelle vicinanze.

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pubblicato 5 anni fa, 8.891 visualizzazioni

Di tanto in tanto capito su articoli di alcuni anni fa e decido di farne una nuova edizione, od ampliarli, armonizzandoli con gli altri del blog, in particolare per le formule matematiche ed i disegni. In questo caso si tratta del metodo usato nello studio dei sistemi trifasi dissimmetrici e squilibrati negli impianti elettrici.

Normalmente le tensioni di un sistema trifase sono simmetriche ed i carichi importanti, equilibrati. Squilibri normali si hanno con carichi monofase e, nella distribuzione in bassa tensione, l'equilibrio può essere solo di tipo statistico. Si hanno poi dissimmetrie e squilibri in caso di guasti (rottura dell’isolamento) ed interruzioni di fasi. E’ necessario affrontare lo studio della rete trifase anche nelle condizioni anomale di guasto per dimensionarne le protezioni. Si può ricorrere al sistema di equazioni derivato dai principi di Kirchhoff, ma per utilizzare considerazioni e formule dei sistemi equilibrati, ed anche per comprendere meglio la dipendenza di tensioni e correnti dai componenti dell'impianto, è utile la teoria delle componenti simmetriche.

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pubblicato 5 anni fa, 508 visualizzazioni

Con l'augurio di un Buon 2015 a tutti i frequentatori di EY, ecco il riepilogo dei blogger attivi nell'anno da poco trascorso. Anche in quest'anno abbastanza difficile c'è stata una discreta partecipazione, pur se leggermente inferiore agli anni precedenti. ElectroYou resiste per condividere esperienze e conoscenze, non fatica per esserci, ma un problema indubbiamente si pone dopo tanti anni.

Il forum continua ad esserne il polo di attrazione e di sviluppo. Tutto non fila sempre liscio e l'armonia a volte si interrompe, anche tra i più affezionati. Succede in ogni comunità del resto ma, per quel che possono valere i proverbi, si dice che il tempo è galantuomo ed io, confido (o se non altro spero) che ristabilisca i necessari equilibri. La mia idea è che dobbiamo imparare a coesistere, coscienti che non si può, e probabilmente nemmeno si deve, essere un'entità monolitica. Si deve agire in coscienza rispettando le proprie ragioni sicuramente, ma occorre impegnarsi per capire le ragioni degli altri, senza creare fazioni che finiscono per contrapporsi acriticamente.

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pubblicato 5 anni fa, 312 visualizzazioni

Nel mio blog mi arrischio ad inserire anche le debolezze cromatiche che ogni tanto mi affliggono. L'incorporeità di internet e la sfrontatezza che mi deriva dall'essere l'admin di questo sito, mi hanno conferito un coraggio espositivo mai trovato nella vita reale, se non per una mostra sprint dell'autunno del 2005 di cui, quanto segue, è la cronaca nel mio diario asincrono.

Nessuno colpito dalla sindrome di Stendhal... Del resto le probabilità sono minime. In quaranta minuti sono cinque le persone che transitano nella sala dove sono esposti alcuni miei acrilici. Danno un'occhiata distratta, forse solo per evitare l'urto con l'intelaiatura dei pannelli. Incontro un mio ex allievo. E' con un amico (o collega: non so). "Prof." dice, "anche lei qui in visita alla mostra?" "Beh, io qui ... espongo anche ... I miei quadri ... " Penso che risponda incuriosito: "Ah sì', ma lei dipinge? Da quando? E quali sono?", magari aggiungendo: "Forse gli espressivi ritratti in quella stanza?"

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pubblicato 5 anni fa, 262 visualizzazioni

Quando mio papà morì avevo sedici anni.

Da poco più di un anno ci eravamo trasferiti nel nuovo paese, dove mamma insegnava nella locale scuola media. Con l'aiuto di zio Gino avevamo ottenuto in affitto un appartamento dell'IACP.

Papà era disoccupato e faceva qualche lavoro saltuario; operaio nella campagna dello zuccherificio, bracciante agricolo in estate, operaio nell’opera di rinforzamento degli argini del Po. Ma era gracile e debole e non era il suo lavoro. Aveva più volte tentato l’attività di artigiano del pellame, come continuazione del mestiere tradizionale di famiglia, finimenti per cavalli, che non era riuscito a rinnovarsi con l'affermarsi delle automobili. Realizzava borse che tentava di vendere al mercato senza successo. Di tante ne ricordo una in particolare: il secchiello di cuoio color caffellatte che si chiudeva stringendo ed annodando una fettuccina, sempre di cuoio, infilata negli occhielli del bordo superiore, e che mamma usava sempre, portandolo anche a tracolla.

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(90 pagine)


Chi sono

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Nome: Zeno Martini

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Bio: Ingegnere elettrotecnico. Maturità classica. Laurea dell'Università degli Studi di Padova, 1974. Insegnante di Elettrotecnica fino al 2006. A suo tempo socio collaboratore e consulente di Microtec sas e Softel srl. Fondatore e conduttore del sito Electroportal, ora ElectroYou, insieme al figlio Nicolò, matematico e webmaster.

Web: http://www.electroyou.it/

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