I fenomeni
magnetici sono prodotti dalle correnti elettriche e, tra i fenomeni
magnetici c'è la creazione di forze elettromotrici, quindi di correnti
elettriche.
Analizziamo il campo
magnetico prodotto da un filo percorso da una intensità di corrente I.
Utilizziamo
come sonda un ago magnetico sospeso. La sonda assume
orientazioni diverse a seconda della posizione. L'inviluppo delle rette
che rappresentano la direzione dell'asse dell'ago magnetico, dà luogo a
circonferenze, concentriche con il filo percorso dalla corrente I,
che stanno su piani ad esso perpendicolari. Sono le linee di forza
magnetiche, linee cioè che indicano, per ogni punto la direzione
ed il verso del campo magnetico che orienta l'ago: la direzione è quella
della tangente alla linea nel punto, il verso quello uscente dal Nord
dell'ago.
Il verso della corrente ed
il verso della linea di forza magnetica sono associati secondo la regola
del pugno destro come mostrato in figura (le dita chiuse sono concordi con
il verso sulla linea)

Possiamo anche sperimentare che su linee maggiormente distanti dal filo, l'intensità della coppia che orienta l'ago è minore.
Se osserviamo che la corrente I necessariamente si sviluppa in un
percorso chiuso, possiamo affermare che linee di corrente (che sono le
linee di forza del campo elettrico nel conduttore) sono concatenate con le
linee di forza magnetiche.
In ogni punto dello spazio
definiremo un vettore H, chiamato campo magnetico,
che ha direzione e verso coincidenti con quello della tangente alla linea
di forza passante per quel punto ed intensità proporzionale alla coppia
che orienta l'ago-sonda; in pratica proporzionale all'intensità di
corrente ed inversamente proporzionale alla distanza dal filo, o, ciò che
è lo stesso, inversamente proporzionale alla lunghezza della
circonferenza che corrisponde alla linea di forza che passa per quel
punto. In definitiva:
H=I/2pd
Avremmo
potuto pervenire allo stesso con il teorema di Ampere. Esso lega il campo magnetico alle correnti
elettriche ricorrendo al concetto matematico di circuitazione
di un vettore. Il teorema afferma che la circuitazione del campo H è uguale
alla totale intensità di corrente che attraversa la linea utilizzata per
il calcolo della circuitazione.
Per semplicità enunceremo il teorema in
questo modo: si consideri una qualsiasi linea di forza magnetica e la si
suddivida in n parti in ciascuna delle quali possa essere ritenuto
H
costante. Eseguendo la somma degli n prodotti HiDli
dove Dli è la
lunghezza dell'i-esima porzione di linea ed Hi il campo costante, si ottiene la somma algebrica delle
intensità di corrente che attraversano la linea di forza.
Sono
considerate positive le intensità di corrente il cui verso convenzionale è associato
al verso della linea di forza come il senso di avanzamento di una vite
destrogira rispetto al verso di rotazione. Sinteticamente
SHiDli=SaI
(i=1...n)
Applicando
questo teorema alla configurazione già esaminata, essendo H di
intensità costante in ogni
punto di una linea di forza, lo si può raccogliere a fattor comune e
scrivere
HSDli=I
(i=1...n)
ma SDli
non è altro che la lunghezza
della circonferenza e, se indichiamo con d la distanza del punto dal filo,
cioè il raggio della linea di forza, possiamo concludere di nuovo con H*2pd=I.
La struttura
tecnicamente più significativa per creare campi magnetici è il solenoide.
Immaginiamo
di avvolgere del filo conduttore su un supporto prismatico. Il numero di
giri completi effettuati con il filo è il numero di spire N del
solenoide. Se stabiliamo una corrente nel filo avvolto, si ottiene un
campo magnetico le cui linee di forza sono qualitativamente rappresentate
nella figura dove è mostrato anche il modo pratico di individuare il
verso delle linee magnetiche: chiudendo la mano destra con le dita
(mignolo, anulare, medio, indice) nel senso della corrente convenzionale
(in figura uscente
rosso, entrante
azzurro)
il pollice indica il verso positivo delle linee di forza magnetica, in
altre parole il polo Nord del solenoide.

Consideriamo una linea di forza che si concatena con la
totalità delle spire e suddividiamola in due parti: una interna alle
spire ed una esterna.

Se con Hi indichiamo il campo magnetico che
supponiamo costante nel percorso interno di lunghezza li e con
He il campo
esterno che supponiamo costante per tutta la lunghezza le possiamo
scrivere per il teorema di Ampere:
Hili+Hele=SaI
se si può
ritenere He*le = 0, ipotesi valida per i solenoidi lunghi
(li/d>10 con
d diametro delle spire), essendo la somma algebrica delle correnti pari a
N*I dove I è la corrente nelle N spire, si ha
Hili=NI
cioè
H=NI/l essendo H=Hi, l=li
Il campo magnetico
interno ad un solenoide lungo è proporzionale all'intensità di corrente
che percorre le spire e la costante di proporzionalità è il numero di
spire per unità di lunghezza.
Allo stesso tipo di
relazione saremmo giunti analizzando un avvolgimento toroidale.

Le spire sono uniformemente avvolte su un supporto a forma di ciambella, toro in
matematica. Le linee di forza sono circonferenze con lo stesso centro del
toro, tutte interne alle spire. Se si considera la linea di forza
media (azzurra nel disegno) di raggio Rm=(Ri+Re)/2, osservando
che per ragioni di
simmetria il campo magnetico H ha lo stesso valore in ogni punto si può
scrivere, sempre per il teorema di Ampere,
2pRmH=NI cioè
ancora
H=IN/l
(
l=2pRm
è la
lunghezza della linea di forza)
che
definisce ancora la dipendenza di H dalla I e dal numero di spire per unità di
lunghezza.
L'unità di
misura di H che deriva ovviamente dallo stesso
teorema di Ampere che definisce H, è l'Ampere su metro [H]=[A][M]-1
Riflettiamo
ora su quanto ottenuto. L'intensità di corrente elettrica genera il campo
magnetico. Ogni punto dello spazio è caratterizzato da un vettore che
abbiamo chiamato campo magnetico le cui caratteristiche sono determinate
dall'intensità di corrente e dal suo numero di rotazioni complete e dalla
lunghezza della linea di forza. Si è
dunque definita un'entità legata alla causa del campo. Nulla è stato
detto circa gli effetti prodotti: ad esempio, quali sono e se dipendono dal mezzo materiale in cui si sviluppa il campo? Possiamo
con una certa sicurezza pensare che dipendono da H e, probabilmente anche
dal mezzo, ma come tenerne conto?
Un problema
simile si è già presentato affrontando lo studio della stessa corrente
elettrica e molti altri sono i fenomeni fisici analoghi cui potremmo
riferirci. Ma ripensiamo alla corrente nei conduttori. Le cariche libere
possono assumere un movimento comune se sono soggette ad un campo
elettrico che viene generato da una separazione di cariche quantificata in
generale come differenza di potenziale.Il campo elettrico è legato dunque
alla separazione di carica come il campo magnetico è legato alle cariche
in moto. Il campo elettrico nei conduttori dà origine ad un movimento di
cariche libere tanto più intenso quanto più intenso è il campo e
dipendente dal tipo di conduttore in cui il campo è impresso. In pratica
si può dire che la densità di corrente (effetto) è proporzionale al
campo elettrico e la costante di proporzionalità è una caratteristica
del mezzo materiale che chiamiamo conduttività.
Sinteticamente
J=gK
J è
la densità di corrente [A][M]-2 e K il campo
elettrico [V][M]-1 L'unità
di misura di g è
[W]-1[M]-1
Per
riconoscere quali sono gli effetti prodotti da un campo magnetico possiamo
far riferimento alla struttura fondamentale mostrata nel disegno, che
chiameremo Principio
del generatore.
Un
conduttore giacente sul piano del disegno, è immerso, per la lunghezza l, in
un campo magnetico le cui linee di forza sono perpendicolari al piano nel
disegno con verso entrante (x).
Se si sposta
il conduttore trasversalmente, con una velocità costante
perpendicolare alla sua lunghezza ed alle linee di forza magnetiche, si
può rilevare ai suoi capi una differenza di potenziale, la f.e.m. indotta E, proporzionale al prodotto della lunghezza del conduttore
per la velocità. La costante di proporzionalità è una
proprietà del campo magnetico e del mezzo nel quale esso si sviluppa. Viene indicata con
B e chiamata induzione magnetica.
Per
quanto riguarda il verso della f.e.m. E si può ricorrere alla regola della
mano destra (la freccia in corrispondenza di E indica il +)
:
Si ha
E=Blv
Dall'analisi
dimensionale vediamo che l'unità di misura di B, denominata Tesla
vale
[T]=[V][s][M]-2
La
grandezza fisica avente le dimensioni di un impulso di tensione [V][s],
detto weber [Wb], viene chiamata flusso
magnetico ed indicata con F.
L'induzione B
appare allora come un flusso magnetico per unità di superficie, o specifico e, se è possibile paragonare il flusso magnetico al
flusso di cariche elettriche o corrente elettriche allora B può essere
paragonato alla densità di corrente. Il flusso è una entità matematica
definita nei campi vettoriali è lo si
può graficamente immaginare come l'insieme di linee di forza che
attraversano una superficie.
Il disegno
successivo mostra invece l'altro effetto che chiameremo Principio
del motore.
Se nel
conduttore è impressa una corrente di intensità I esso risente di
una forza trasversale perpendicolare alla sua lunghezza ed alle linee del
campo e si ha che l'intensità di questa forza è proporzionale al
prodotto l*I. La costante di proporzionalità è identica a quella trovata
in precedenza per cui viene indicata ancora con B.
Per
quanto riguarda il verso della Forza si può ricorrere alla regola della
mano sinistra:

Si
ha
F=BlI
Dall'analisi
dimensionale vediamo che
[T]=[N][s][M]-1[C]-1
identica
a quella precedente essendo [N][C]-1=[V][M]-1
Possiamo
allora riconoscere come effetto magnetico proprio B e, constatando
con esperimenti successivi che a parità di H, B dipende dal mezzo, porre
B=mH
dove
m
m è denominata permeabilità magnetica assoluta del mezzo. L'unità di
misura la ricaviamo dall'analisi dimensionale
[T][A]-1[M]=[V][s][M]-2[A]-1M]=[W][s][M]-1=[H][A]-1
avendo
posto [H]=[W][s]
][s] unità di misura, Se
il mezzo è il vuoto la permeabilità assoluta vale
m0=
4p10-7
H/m
Si
definisce costante dielettrica relativa il numero puro dato dal rapporto
tra la permeabiltà assoluta del mezzo e la permeabilità assoluta del
vuoto.
mr=m/m0